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La versione online del giornale del Campus Universitario di Savona



A volte ritornano...

Dopo alcuni mesi di inattività dovuta a qualche problema tecnico e qualcun'altro più spinoso di genere burocratico, eccoci tornati ad animare la vita al Campus con i nostri frizzanti articoli!

Attualità, eventi, cronaca, politica e poesia torneranno sotto ai vostri banchi per aiutarvi a passare indenni interminabili ore noiosissime di lezione!

VVR è il giornale di chi, come voi, vive con passione l'esperienza universitaria al Campus.

Seguiteci... Non ne rimarrete delusi!

Simone Trimarchi

venerdì 23 maggio 2008

Senza Wireless: università del terzo mondo?



- Ciao Francesco! Come stai? Come procede l'Erasmus laggiù in Lituania?

- Bene grazie! Questo campus è modernissimo! Possiede ogni sorta di comfort per noi studenti... e pensa, abbiamo persino la rete wireless!

- Ah davvero!? Cavolo servirebbe anche a noi qua a Savona! Sai che comodità? Pensa che volevo addirittura scrivere un pezzo sul giornalino a riguardo.

- Allora buona fortuna! Quando ci ho provato io a fare qualcosa di simile me l'hanno impedito con tutte le forze... la censura purtroppo è stata troppo forte!

Ebbene si, cari studenti, sentitevi pure liberi di indignarvi, di protestare, di organizzare rivolte armate o di far sentire il vostro dissenso di fronte a questo fatto sconcertante : in Lituania, e ripeto, LITUANIA, paese di certo non famoso nel mondo per la sua ricchezza o per la sua modernità, è presente una rete wireless all'Univrsità completamente accessibile agli studenti. Ovviamente il nostro Campus modernissimo, aggiornato, tecnologico e attrezzato con ogni strumento possibile per garantirci i servizi base utili al nostro apprendimento, non possiede una simil rete, impedendoci di fatto il pieno utilizzo dei nostri computer portatili all'interno delle mura universitarie. E perché da noi succede questo? Forse perché la nostra amata regione, incastonata tra mare e monti, con i suoi stupendi paesaggi e le spiagge meta di turisti da ogni parte d'Italia e non solo, è rimasta indietro tecnologicamente rispetto ad altre zone della penisola? Certamente no, dato che a Genova molte facoltà dispongono di questo servizio, e basta posizionarsi nei pressi delle loro strutture per poter accedere liberamente a internet tramite il solo utilizzo del numero di matricola. Tutto ciò è scandaloso, soprattutto se si parla di una struttura savonese riedificata su antiche macerie da pochi anni : ciò farebbe pensare ai più di studiare in una struttura all'avanguardia, ma le aspettative vengono immediatamente frustrate dopo pochi mesi di frequentazione. Economicamente problemi non se ne dovrebbero porre : il progetto di un laboratorio audio-visivo è stato avviato con successo di recente e ciò sta ad identificare o un relativo benessere finanziario o un'errata gestione delle finanze a disposizione; che senso ha mettere a disposizione degli studenti tali attrezzature quando non si dispone di una connessione ad internet pubblica? Certo in aula informatica sono disponibili un gran numero di pc, ma la maggior parte venivano usati dall'intelligence alleata durante lo sbarco in Normandia! Anche in biblioteca vi sono delle macchine decisamente più moderne, ma il loro numero è decisamente troppo esiguo per soddisfare e smaltire la gran affluenza di visitatori quotidiana. E poi, senza prese in giro, è chiaro che usare il proprio portatile per lavorare su progetti o simili, magari nelle ore di pausa tra le varie lezioni, è molto più pratico e comodo che usare computer comuni, in cui vengono accumulati progressivamente tutti i lavori dei vari utenti.

Per non parlare poi dei bistrattati residenti degli alloggi del Campus che, oltre a trovarsi spesso senza riscaldamento o in condizioni sgradevoli simili, devono approfittare degli orari di apertura di biblioteca o aula informatica per poter usare internet, orari che spesso coincidono con delle lezioni e che quindi comportano una scelta fondamentale : continuare a far parte di questa società usando il web come mezzo di comunicazione, o seguire le lezioni per cui si pagano fior fior di quattrini ogni anno. Gran bel dilemma! Contando il fatto che per questi sfortunati ragazzi l'accesso ad internet è impossibile in orari serali o nei week end, potete capire come diventa difficile per loro riuscire a sfruttare questo mezzo di comunicazione diffusissimo e facilmente reperibile ovunque. ( Tranne che al Campus, ovviamente!)

I motivi di questa clamorosa mancanza da parte delle sfere alte dell'Università sono ovviamente inarrivabili e probabilmente non si sapranno mai, ma tutto ciò dimostra un'insensibilità crescente da parte di chi comanda nei confronti di chi tutti i giorni vive all'interno delle quattro mura dell'edificio savonese : se non si interessano alle nostre idee, ai problemi e alle difficoltà, non so sinceramente quanta strada potrà fare questa nuova struttura didattica.


Scontri a Savona: Quale è il limite per essere nel giusto?

L’8 Aprile del 2008, Berlusconi è venuto a Savona per fare un comizio per la campagna elettorale del PDL. Alcuni ragazzi sono andati alla manifestazione a contestare il candidato, mettendosi dei nasi di Pinocchio per accusarlo di dire soltanto bugie. Durante la giornata si è verificato uno scontro, tra questi manifestanti e la polizia: alcuni di loro e un paio di poliziotti sono ricorsi al pronto soccorso per i danni subiti e tutti i giovani, successivamente, hanno appreso sui giornali di essere stati denunciati, senza sapere di cosa sono stati accusati. Alcuni esponenti locali e nazionali della Sinistra L’Arcobaleno hanno paragonato questa faccenda al G8 di Genova, dicendo che il comportamento delle forze dell’ordine risulta inaccettabile. Tuttavia, i mass media non se ne sono occupati molto, tant’è che le poche cose che sappiamo su questi fatti le abbiamo apprese leggendo un articolo de “Il secolo XIX”. Questo episodio ci ha portati a fare una riflessione generale sul comportamento della polizia e sul rapporto che c’è tra l’arma e i media. Dal momento che noi due abbiamo idee opposte sulla questione, abbiamo deciso di fare un piccolo dibattito sulla questione, rivolgendoci due domande a testa.

Intervista di Yuri Saitta a Sonia Bosio

Secondo te ci sono delle analogie fra ciò che è accaduto a Savona e ciò che è successo al G8 di Genova? Cosa ne pensi del comportamento della polizia in questi due episodi e, in generale, alle manifestazioni?

No, secondo me non vi è nessuna analogia: nel caso di Genova ritengo che abbiano sbagliato i poliziotti, sia nell'organizzazione della sicurezza, sia nel modo con cui sono intervenuti senza lasciare via libere per quei manifestanti che si sono trovati in mezzo alla rissa senza accorgersene. A Savona invece è stato solo un intervento per riportare l'ordine: non penso che siano intervenuti solo perchè dei ragazzi avevano i nasi da pinocchio per sbeffeggiare Berlusconi, ma perchè avevano un buon motivo... e questa opinione può essere supportata dalla denuncia fatta dalla polizia ai danni dei protestanti (che non sanno neanche perchè sono stati denunciati...). In generale penso che il lavoro che fa la polizia è giusto, ma come sempre, ci possono essere delle eccezioni

I mass media, a parte “Il secolo XIX”, non hanno parlato molto dei fatti di Savona. Secondo te i giornali e le televisioni hanno voluto nascondere i fatti?

I fatti non sono stati strumentalizzati nè nascosti, non ci possiamo stupire se il comportamento dei media non è stato così puntuale... Tanti casi non vengono riportati da fonti diffuse, come il telegiornale, e rimangono notizie solo a livello locale. L'episodio di Savona è uno di questi casi: non è stato fatto, a mio parere, per nascondere quello che i poliziotti hanno fatto, anche perchè hanno fatto solo il loro lavoro. Forse un gruppo di ragazzi che sono stati arrestati per un valido motivo non fa più notizia...

Intervista di Sonia Bosio a Yuri Saitta

Perchè ogni volta che succede qualche episodio simile, non si parla mai, o per lo meno come si dovrebbe, del comportamento dei manifestanti? Perchè in caso di qualche scontro tra manifestanti e poliziotti, l'attenzione cade sempre sul comportamento di quest'ultimi?

Secondo me tutto ciò non è vero. Penso, invece, che appena c’è qualche errore o esagerazione da parte dei manifestanti si tende ad esaltarla, magari con l’intento di giustificare almeno in parte il comportamento delle forze dell’ordine. Inoltre, a parità di comportamento, i giudici condannano sempre i dimostranti, mentre i poliziotti spesso ricevono delle promozioni. Anche se il tuo ragionamento fosse vero, la cosa non sarebbe sbagliata, in quanto l’arma ha una maggiore responsabilità rispetto ai dimostranti. Infatti, mentre tra di loro ci può essere lo stupido che cerca lo scontro, tra la polizia questi personaggi non ci devono assolutamente essere, perché l’addestramento per i poliziotti dovrebbe mirare a fargli mantenere la calma e la massima razionalità, soprattutto nelle situazioni più difficili. Visti i risultati le cose non stanno così, quindi è giusto che l’attenzione si concentri maggiormente sulla polizia. Questo, purtroppo, non avviene quasi mai.

Riguardo al comportamento dei media intorno a questa faccenda, pensi che sia stato fatto di proposito, proprio per mettere a tacere tutto? Ritieni che in un certo senso i media cerchino di nascondere le reazioni negative della polizia?

Questo mi pare evidente, e non mi riferisco soltanto al caso di Savona, ma anche ad altri casi. I mass media, soprattutto le televisioni, non solo cercano di nascondere le reazioni negative della polizia, ma esaltano la figura del poliziotto. Questo non accade soltanto nei telegiornali o nei servizi d’approfondimento, ma anche nei programmi d’intrattenimento, basti pensare alle fiction televisive, che hanno come protagonisti quasi sempre santi, preti e poliziotti. Credo, invece, che sarebbe molto meglio che i media facciano una riflessione sul comportamento dell’arma, ma so che, purtroppo, non avverrà mai.

Censura: un gesto per dire no!

Lo scorso 25 aprile si è tenuto il secondo V-Day, per un’informazione più libera, o come è stata definita dal tg5:
“La giornata dei seguaci di Beppe Grillo” . E’ stata l’occasione per manifestare contro i condannati (e quindi criminali) in parlamento, il conflitto di interessi, la finta informazione. Durante la giornata sono stati allestiti banchetti per la raccolta di firme a favore dell’abolizione dell’ordine dei giornalisti, dei fondi statali all’editoria e della legge Gasparri. Naturalmente i telegiornali hanno trasmesso pochissimi secondi di questo evento, dando invece molto spazio ad altre notizie. E’ stata incredibile la durata dei servizi che si sono occupati del turismo verso l’Acquario di Genova e delle code in autostrada, temi che sicuramente hanno un altissimo interesse a livello nazionale e, senza i quali, tormentosi dubbi avrebbero perseguitato noi poveri spettatori. Adesso siamo più tranquilli: davanti all’Acquario c’erano code per le biglietterie. Fortunatamente ci sono state iniziative che,pur non pubblicizzate, hanno permesso di seguire la giornata. Una di queste è stata la grandissima iniziativa da parte della redazione di “c6tv” che grazie a Internet e Skype ha trasmesso la diretta del V2-Day con interventi video da tutta Italia e da tutto il mondo, direttamente dai punti di raccolta firme e dalle case delle persone che avevano qualcosa da dire. Solo 5 persone hanno collegato l’Italia con quei mezzi che vengono spesso sottovalutati e che,forse per questo, sono ancora liberi. Il Presidente Napolitano ha dichiarato che la stampa deve difendersi dalla Rete, ma, ad oggi, la rete è l’unica ad essere libera. Almeno finché non arriveremo ai livelli dei cinesi che hanno cancellato da televisione e internet ogni notizia o slogan che parlasse di un “Tibet libero”. In questo senso siamo fortunati,anche se i telegiornali non parlano di coloro che vorrebbero una libera informazione, almeno abbiamo ancora una rete libera. Alla redazione di “c6tv” sono arrivate anche chiamate da Tokio,Barcellona,Liverpool, Madrid,etc.; chiamate di ragazzi italiani che volevano far sapere quanto è diversa la situazione negli altri paesi. Sono stati interventi di gente qualunque che è stata contenta,una volta tanto, di poter dire ciò che aveva da dire. Un certo Gianluca ha chiamato da Barcellona e ha fatto notare come lì fossero già stati pubblicati vari articoli sul V-Day,mentre in Italia ancora non ne erano usciti. Il loro corrispondente estero ha parlato della libertà italiana come di una libertà finta in una democrazia finta e di un paese dove la libertà di stampa è controllata dal presidente del consiglio. Ragazzi da tutto il mondo hanno seguito anche l’intervento di Grillo. “Grazie ai partigiani di 63 anni fa, oggi siamo noi i nuovi partigiani della libera informazione. Siamo la continuazione dei nostri nonni”. Ha così sottolineato un collegamento con chi stava nelle altre piazze anche se qualcuno (La Stampa) ne ha fatto una separazione intitolando una discussione: “I due 25 Aprile” e ha parlato di una “Torino spaccata in due: partigiani e festa tradizionale da una parte e il comico Grillo e i suoi grillini dall’altra per il Vaffa-day 2”. Grillo dal palco ha attaccato tutti: centro,destra e sinistra,senza distinzione di partiti o posizioni e, riferendosi al nuovo presidente del consiglio, ha urlato: “Pensate se Obama da presidente fosse anche il proprietario della Fox, della Abc e di altre televisioni”. Poi ribadisce:“Questa non è una manifestazione contro i giornalisti, è contro gli editori,contro un certo tipo di stampa. Abbiamo ancora un certo tipo di giornalisti, sono quelli che vivono sotto scorta!”. Il V2-Day si è concluso con i 26 minuti di Travaglio. Ha parlato di un sistema di informazione che è in mano alla politica e dei fondi statali all’editoria: “Nei paesi più evoluti, c’è un tetto di pubblicità invalicabile in televisione. Non si può trasmettere spot intervallati ogni tanto da un telegiornale che, fra l’altro, è falso. Nessuno ha il coraggio di fare una legge per avere dei limiti alla pubblicità perché sappiamo bene di chi è la tv e quel signore non ha intenzione di rinunciare nemmeno ad un euro.” Travaglio prosegue spiegando di essere d’accordo con l’abolizione dell’ordine dei giornalisti,pur credendo alla necessità di un ordine serio che controlli determinati requisiti senza che vi convivano giornalisti che danno notizie e giornalisti che non ne danno. “Noi avevamo addirittura un giornalista che faceva la spia per il S.I.S.M.I. Adesso è in parlamento anche lui, naturalmente.” Parlando del referendum, quello sull’ abolizione della legge Gasparri, Travaglio afferma: “E’ fondamentale perché il problema della tv non è che è piena di servi,ma che il sistema crea i servi e li manda avanti penalizzando quelli bravi. Pensate se la Rai non fosse più occupata dai partiti,pensate se al posto dei politici che stanno al consiglio di amministrazione mettessero delle persone che ne capiscono di cultura, cioè quelli che dovrebbero gestire un’azienda culturale e televisiva”. Parla di una dequalificazione professionale, del fatto che i partiti non si servono della Rai solo in campagna elettorale,ma ogni giorno ad ogni ora; parla di quei pochi giornalisti che danno le vere notizie e di quelli che scelgono temi per favorire un candidato elettorale. Conclude il suo discorso dicendo: “Continuare a voler bene all’informazione, sentitela vostra.”

Per chi volesse vedere l’intero intervento di Marco Travaglio il sito è: http://video.google.it/videoplay?docid=4474752540235522278

Il "miracolo" italiano




Il 13 e il 14 Aprile 2008 si sono tenute le elezioni politiche, dopo solo due anni di governo Prodi. La situazione, rispetto a quella del 2006, è molto cambiata, in Il “miracolo” Italiano quanto i candidati premier sono stati 14, di cui solo quattro potevano avere una buona rilevanza elettorale, ovvero Silvio Berlusconi (PDL, Lega Nord, MPA), Walter Veltroni (PD, Italia dei Valori), Fausto Bertinotti (La sinistra l’arcobaleno), Pier Ferdinando Casini (Unione di Centro). I primi due leader avevano grandi possibilità di salire a Palazzo Chigi, mentre gli altri due potevano più che altro rappresentare una buona opposizione parlamentare.Come i sondaggi prevedevano, la coalizione guidata da Berlusconi ha vinto le elezioni e, un po’ a sorpresa, con una fortissima distanza sia alla Camera che al Senato dal suo principale contendente. Il candidato premier del PDL negli ultimi giorni di campagna elettorale ha delirato completamente, facendo dichiarazioni oggettivamente idiote e offensive sui precari (dicendo ad una ragazza di sposarsi un milionario), sul Presidente della Repubblica (valutando la possibilità di sue dimissioni dopo le elezioni) e sui magistrati (proponendo di fargli dei test per verificare la loro salute mentale), quasi tutte smentite il giorno dopo. E’ altamente probabile che data la veneranda età, Berlusconi abbia avuto un attacco di Alzhaimer al giorno, peccato solo che non abbia mai dimenticato di essere lui il candidato presidente, sarebbe stato bello il contrario. Anche il Ku Klux Klan del nord d’Italia (la Lega) ha regalato agli italiani delle performance a dir poco tragicomiche, tra cui il manifesto dell’Indiano e le varie affermazioni di Bossi, che minacciava continuamente di imbracciare i fucili nel caso di sconfitta. Le liste del Popolo della Libertà avevano al loro interno, oltre ai soliti personaggi, delle persone dichiaratamente nostalgiche del fascismo come la Mussolini e Ciarrapico, facendo diventare il PDL non un partito conservatore di stampo europeo, ma piuttosto una lista di destra quasi estrema, alleata, tra l’altro, con degli xenofobi che rappresentano la più grande vergogna per questo Paese. Uscita sconfitta, ma solida, è stata la coalizione di centro-sinistra, formata dal Partito Democratico e dall’Italia dei Valori. Mentre quest’ultimo partito è rimasto più o meno fedele ai suoi ideali, il PD è diventato sempre più moderato, facendo scomparire quasi del tutto dichiarazioni di sinistra. Purtroppo questo confluire al centro non si è attuato soltanto nelle affermazioni, ma anche e soprattutto negli atti politici, primi fra tutti la rottura con la Sinistra L’Arcobaleno e la composizione delle liste. Quest’ultima è stata la parte più bassa di tutta la campagna elettorale veltroniana, in quanto l’ex sindaco di Roma ha preparato un minestrone a dir poco indigesto, mettendo insieme l’operaio della Thyssen con l’imprenditore di destra Calearo, la radicale e anticlericale Bonino con la teodem Binetti, l’ex presidente dei giovani di confindustria Matteo Colannino con la precaria. Il vicesegretario del partito Franceschini, per giustificare queste liste, ha spiegato che un grande partito deve rispecchiare il paese. Forse il vice di Veltroni non sa che un partito è per sua stessa definizione di parte e, che, di conseguenza, non gli spetta il compito di rappresentare tutto e tutti, ma piuttosto una sola fetta del paese. Chi ha invece questa “missione” è il Parlamento, che attraverso i vari partiti che lo compongono, può contenere tutte le anime e le opinioni del paese. La realtà è che Veltroni ha voluto rompere con la sinistra, per attuare una politica di centro, che accontenti soprattutto i poteri forti, italiani ed esteri. Lo si vede d’altronde nel suo programma di governo, che in molti aspetti è simile, se non identico, a quello del PDL. Infatti, sia l’uno che l’altro vogliono fare la Tav, entrambi hanno intenzione di continuare a finanziare e, probabilmente, di aumentare le spese per le missioni di “pace” con carri armati e fucili in Afghanistan, tutti e due manterranno la legge Biagi sulla precarietà, entrambi reallizeranno l’ampiamento della base Usa a Vicenza, ecc,ecc. D’altra parte entrambi hanno l’opinione che la politica non si deve basare su delle idee di fondo sulla società, ma piuttosto sulla soluzione pragmatica di un programma governativo sempre e comunque di mediazione tra le parti, privilegiando però i poteri forti tra cui confindustria, Chiesa e USA. Personalmente non condivido questa idea, in quanto penso che la politica non sia solo soluzione dei problemi, ma che sia anche passione, sogno, analisi della società e contatto con la popolazione. Quello che tra i due partiti è decisamente diverso è l’atteggiamento: mentre Berlusconi dimostra di aver scarso senso dello Stato, lanciandosi in dichiarazioni un po’ arroganti e compiendo gesti non del tutto civili (ad esempio l’aver stracciato il programma dell’opposto schieramento e le varie brutte figure che ci ha fatto fare in Europa quando era al governo), Veltroni risulta invece persona più mite e pacata, molte volte buonista e banale, sia nei gesti che nelle dichiarazioni, rispettando sempre però le alte cariche dello Stato e le istituzioni in generale, al contrario di come fa il suo principale avversario. L’altro partito ha avuto un risultato elettorale non del tutto negativo è stato l’UDC di Casini, che almeno è riuscito ad entrare in Parlamento, sia alla Camera che al Senato. Dal punto di vista comunicativo a Casini non può essere rimproverato nulla di particolare,ma ciò che risulta francamente inaccettabile è la presenza nelle sue liste di molti condannati in via definitiva per reati gravi, tra cui spicca l’orrenda figura di Totò Cuffaro (quello dei cannoli, per intenderci), che appena due mesi fa era stato condannato per collaborazione con la mafia. La più grande tragedia di queste elezioni,insieme all’ascesa del Ku Klux Klan padano, è la disfatta e la scomparsa parlamentare de “La sinistra - l’arcobaleno”, che un po’ a sorpresa ha ottenuto solo il 3% dei voti. Indubbiamente
i dirigenti di questa lista elettorale hanno fatto un errore dopo l’altro, a partire dalla scelta di Bertinotti di andare a fare il presidente della Camera invece del ministro del lavoro, una decisione che ha avuto delle conseguenze davvero pessime, basti pensare che la sinistra non ha ottenuto nulla da questo esecutivo e che ha dovuto sempre votare cose su cui era completamente contraria (missioni militari, ad esempio), e, allo stesso tempo, era vista dai media come la forza che più ostacolava il governo, quando in realtà erano le forze centriste a farlo in maniera più pregnante. Insomma, un gran pasticcio da cui era molto difficile uscirne, in quanto se non otteneva quello che voleva, come è sempre successo, perdeva credibilità di fronte ai suoi elettori e se, invece, spingeva il governo ad attuare misure più “radicali” era vista dalla maggior parte di cittadini di centro-sinistra come la spina al fianco di Prodi. La sinistra – l’arcobaleno è stata divorata prima di tutto dall’astensione, e poi dal Partito Democratico, che è riuscito a prendere i voti radicali grazie alla strategia del famigerato voto utile (che si è rivelato semplicemente dannoso, in quanto non è servito a battere Berlusconi e, allo stesso tempo, ha contribuito alla scomparsa della sinistra); dall’Italia dei Valori, che ha cavalcato in modo furbesco la cosiddetta antipolitica di Grillo; dalla Lega Nord, che a sorpresa è riuscita a prendere voti operai; infine, dal Partito comunista dei lavoratori e da Sinistra Critica, i due fuoriusciti da Rifondazione Comunista, che da soli non hanno raggiunto l’1% dei voti, ma sommati insieme sì. Il nuovo Parlamento avrà soltanto sei partiti (PDL, PD, Lega Nord, Unione di Centro, Italia dei valori, Movimento per le autonomie), attuando la tanto osannata semplificazione, che secondo molti giornalisti e politologi è il miglior risultato di queste elezioni. Indubbiamente sei gruppi parlamentari sono meglio di trentaquattro, com’erano fino a pochi mesi fa, ma il problema è che in questo caso la semplificazione non è del tutto rappresentativa, in quanto un’importante fetta del paese rimarrà senza deputati e senatori, ovvero la sinistra. La semplificazione va bene solo se riesce a rappresentare più o meno tutto il paese, non se ne esclude una parte importante. Senza la sinistra in parlamento ci avviamo verso una legislatura poco rappresentativa, oltre che la più conservatrice e reazionaria di tutta la storia della Repubblica Italiana.

Juno: Spiegazioni per Ferrara

Vincitore della seconda Festa di Roma e dell’Oscar per la sceneggiatura, “Juno” ha avuto un’ottima accoglienza sia di pubblico, che di critica. Si vede che la storia di questa sedicenne che rimane incinta e che decide di portare avanti la gravidanza, per poi affidare il nascituro alla coppia che ritiene più affidabile, ha colpito gli spettatori di tutto il mondo. Quando l’opera in questione è uscita in Italia, molti critici l’hanno definita un capolavoro. Pur riconoscendo la buona qualità della pellicola, tutte quelle recensioni positive ed esaltanti sono esagerate, in quanto questa commedia risulta sì ben girata, ben sceneggiata e ben interpretata, ma non da far gridare al capolavoro. “Juno” è piuttosto un film molto buono e risulta la miglior commedia di questa stagione, perché riesce ad affrontare temi come l’adolescenza e la borghesia americana in modo ironico e leggero, ma non superficiale o zuccheroso, come effettivamente rischiava di fare, viste le demenziali commedie e i melensi drammoni prodotti in questi anni negli USA. La sceneggiatura è buona, grazie anche a dei dialoghi ben scritti, ma il vero punto di forza del film risulta la bravissima e giovanissima protagonista Ellen Page. Quest’interprete riesce a personificare e a “disegnare” il suo personaggio con grande originalità ed ironia, ma anche con profondità e tenerezza. Questa commedia in Italia è diventata celebre anche per le affermazioni idiote di Giuliano Ferrara, che in tutte le sue interviste diceva che “Juno” è un film contro l’aborto e quindi utile per la campagna elettorale della lista “Aborto? No, grazie”. Chiunque abbia visto quest’opera senza essere sotto effetto di stupefacenti si renderà conto che a Reitman, il regista del film, l’argomento dell’aborto non interessa affatto e lo utilizza soltanto come passaggio essenziale per mandare avanti il resto della trama. Inoltre, più volte la protagonista si lamenta della pesantezza della sua gravidanza e difatti dichiara da subito che dopo il parto non vuole sapere più nulla di lui, le basta solamente essere sicura che sia affidato a delle brave persone. Più che contro l’aborto, questa commedia è un elogio all’anticonformismo, tant’è che tutto in questo film è anticonvenzionale: la protagonista, che è molto diversa da molte sue coetanee perfettine, anticonformista è anche la sua scelta e il suo modo di affrontare una situazione difficile come la gravidanza. In conclusione, “Juno” è un film che consiglio a tutti, in quanto risulta una commedia piacevole, ironica e profonda, cosa che risulta rara nell’attuale panorama cinematografico.

Fratello Mare: mai smettere di sognare

Cosa ci succede quando il mondo attorno a noi ci indica una via, ma noi non siamo convinti che sia quella giusta da percorrere, perché dentro di noi pulsa qualcosa di più grande e di più forte?…. I nostri sogni… che spesso sono così grandi e forti da avere quasi paura a seguirli e allora ci si chiede cosa fare. L’autore sente in modo particolare questa sensazione e ci aiuta a fare queste scelte importanti attraverso la sua esperienza e lui stesso,grazie al suo coraggio e alla sua forza d’animo, seguirà i suoi sogni senza paura, aiutato dal suo grande maestro di vita: il mare…

Se volete immergervi in racconti speciali che fanno vivere il cuore, vi consiglio caldamente questo romanzo, in quanto l'autore racconta alcune delle sue avventure e delle sue emozioni con semplicità, ma allo stesso tempo con estrema attenzione, restituendo a chi legge le stesse emozioni. Chi si è dimenticato di sognare, di credere nella speranza e nella vita,di quanto sia breve ed importante, si può ricredere, e chi, come me, crede nella bellezza della vita e nelle inaspettate emozioni che ogni giorno ci possono sorprendere,non resterà deluso. Chi crede nel futuro e nella serenità non deve arrendersi, ma andare avanti e credere. E’ questo che Bambarén vuole far capire ai suoi lettori e lo fa raccontando le storie delle persone preziose che incontra nel suo cammino, che lasciano un segno nel suo cuore e che lo aiutano a credere che non è l’unico ad essere fiducioso nel sperare in un mondo sincero. Nel corso della vita ognuno di noi trova nel suo cammino persone che lasciano una traccia importante nel nostro cuore e di cui noi non ci dimenticheremo mai. Ogni piccolo pensiero viene descritto dall'autore con estrema semplicità, incantando il lettore come avvolto in un incantesimo magico.

“La vita non è una lunga gara sfrenata.

Prendila con più calma. Ascolta la musica, prima che la canzone finisca.”

“L’aspetto che amo di più nell’oceano e con cui mi sento più in sintonia è il suo spirito libero.”

“Quando la tua esistenza è tutto un correre e un preoccuparsi, è un pò come un regalo non aperto, gettato in un angolo.”

Sergio Bambaén

Tempesta

Il tumulto del cuore
Ci sono istanti di vita in cui percepisci talmente tanto dentro di te che non puoi
esserne padrone. Il conflitto interiore si agita come l’uragano che nel baricentro della tempesta scombina ogni certezza. Un numero esagerato d’anime, tutte parte di te, ti gridano, ti consigliano; l’unico guaio è che ognuna di esse esprime il suo disaccordo con le altre soluzioni. Il caos si propaga attraverso le tue vene, infuria, sembra voler implodere. Non vuoi, non puoi permetterglielo. Ti sentiresti perso se t’abbandonassi al delirio incontrollato di quelle onde. Scoppia al tuo interno ogni delirio possibile con una forza, forse, solo pari al Big-bang...un esplosione che o crea tutto o stermina tutto. Al di fuori di te una calma glaciale, l’emozione è oppressa, rinchiusa...ogni grido soffocato. Hai paura, ma nello stesso istante sai che la tempesta è il passaggio obbligato per raggiungere la bellezza totale dell’arcobaeno. Metafore, metafore e ancora metafore... ma tu sai cosa dico...tu sai cosa racconto. Tu conosci i momenti di sofferenza incui il nostro piccolo cuore corre all’impazzata alla ricerca di una soluzione. Quei momenti in cui chiedi, ambisci il lieto fine, anche solo per qualche secondo. Raccontami anche tu la solitudine del cuore quando le tue lacrime sole, senza nessuno che può capire davvero, piangono in cerca dell’arcobaleno. Ognuno di noi, sono certa, ha provato almeno una volta la sensazione di sentirsi crollare la terra sotto i piedi. Tutti noi abbiamo lottato per fare in modo che, almeno una volta, si potesse stringere tra le mani quel lieto fine. Se è vero vi chiedo, in nome di ciò che conoscete, guardatevi intorno: forse proprio in questo istante la tempesta sta divorando qualcuno che amate e forse il vostro sorriso amico potrebbe portare un pò di luce nell’oblio.

Rialzarsi

Lancinante è il dolore della sconfitta
quando è il tuo stesso cuore, svuotato,
il premio della vincita, ormai partita.

Il colosso dei cieli si apre straboccante
pronto a inghiottire con avidità il tutto,
quel tutto che avevi costruito, che eri tu.

Ma il dolore non deve uccidere la volontà.

Ancora fiera, devi ammettere la perdita.
Ancora viva, devi ricostruire il tuo tutto.
Ancora tu, devi svegliarti all’orizzonte.

Evasione

Richiamo al cuore una goccia d’azzurro,
ridipingo l’immensità del mare sul mio corpo.

Sento il fruscio del fiume scorrere su me:
lava ogni molecola del piccolo corpo
lasciando evaporare lontano le angoscie.


Calma, quieta, sull’isola disegnata a sogno,
evasa dall’umano corpo, sono spirito
nell’anima dell’assoluto la pace sono io!


Il vento suona violini verdi,
messaggeri di silenziosità,
il tutto caotico diviene
immagine immobile: stasi.

sabato 10 maggio 2008

Speranza

L’anima ha bisogno giorno dopo giorno di nutrirsi di speranza; tutti dobbiamo sperare e sognare anche nelle piccole cose, se no che vita sarebbe, anzi... non sarebbe neanche vita.La speranza ti fa andare avanti, ti fa lottare contro le ingiustizie, ti fa credere nei cambiamenti, ti fa credere in un mondo migliore. Sperare di non vedere più persone soffrire, di non vedere più uomini ammazzarsi a vicenda, di non vedere più bimbi morire di fame o estenuati dal lavoro,percossi, violentati, picchiati. Io spero in tutto questo: riceverò delle delusioni certo, ma smettere di sperare e di combattere significa togliere ogni opportunità alle persone più bisognose,considerarle troppo misere per essere uomini, lasciarle morire nella solitudine. Voi avete due possibilità: continuare a vivere nella monotonia della vita quotidiana, indifferenti a tutto ciò che accade, o sperare in un futuro migliore. Beh io ho scelto di continuare a sperare, non mi costa nulla no?

Sonia Bosio

martedì 6 maggio 2008

Mario Dentone - L'arte dello scrittore



Questo mese abbiamo intervistato Mario Dentone, scrittore di romanzi, testi teatrali e assistente della professoressa G. Corsinovi, titolare della cattedra del corso di scrittura creativa. Incuriositi dalla sua storia e dalla travagliata passione per la letteratura, gli abbiamo chiesto di dare a tutti voi alcuni consigli per chi volesse entrare nel mondo della scrittura o per chi fosse interessato a comprendere come avviene la ricerca e la stesura di un testo.

Sappiamo che ha lavorato per gran parte della sua vita come contabile. Com'è nata in lei la passione per la letteratura e perché non ha proseguito gli studi universitari?

Sì, ho fatto per una vita il ragioniere in una grande azienda, per portare a casa uno stipendio per tenere in piedi la famiglia e crearmi una pensione dignitosa. E' stata dura, avendo ben altre ambizioni di vita. Ma quando fui mandato (allora erano i genitori a decidere) a ragioneria per avere un domani il famoso "pezzo di carta", ero davvero il controsenso dello studio, e in particolare delle materie letterarie. Tant'è vero che, pur se a ragioneria l'Italiano era materia di secondo piano, ogni anno ero rimandato a settembre. Fino all'ultimo anno, quando, grazie all'intuito di un anziano docente, scoprii la mia vera passione: la letteratura, la lingua italiana, la scrittura. Non proseguii gli studi universitari perché allora un ragioniere non poteva iscriversi a materie letterarie, e quando avrei potuto farlo ero ormai sposato e dovevo mantenere una famiglia.


Ad un certo punto della sua vita ha iniziato a dedicarsi esclusivamente alla letteratura e alla scrittura. Com'è stato inserirsi in questo mondo? Si aspettava di ottenere successo o scriveva solo per amor di cultura?


Si scrive per amor di cultura, ma si sogna sempre di avere una copertina in una vetrina di libreria o una corte di lettori, di vedere il proprio nome sui giornali o il proprio volto in televisione, sentire squillare il telefono per richieste di interviste, eccetera. E' ipocrita dire no, io non ci penso, scrivo per me stesso...

Il mondo della letteratura è, come ogni mondo in ogni ambito, fatto di piccole conventicole di potere e di grosse caste, di amici di amici di amici che si sostengono gli uni con gli altri, facendo diga a nuovi ingressi e intromissioni. Io non so fino a che punto ne faccio parte, so soltanto, e lo posso dichiarare, di non aver mai chiesto aiuto se non ai miei scritti, ai miei sacrifici, e chi mi è stato vicino lo può testimoniare.

Quanto ha inciso sulle sue opere l'aver conosciuto la professoressa Corsinovi e l'aver iniziato a seguire le sue lezioni come collaboratore?


Con Graziella Corsinovi esiste un rapporto di aiuto letterario reciproco da circa trent'anni, da quando ci conoscemmo in occasione della premiazione del mio primo romanzo, Equilibrio, nel 1979. Da allora ci siamo sempre consultati, sostenuti, lei ha sempre creduto in me e io ho cercato di fare la mia parte come amico e come sostegno a lei. A lei devo riconoscere di aver visto nella mia prima opera teatrale dedicata a Nicolò Paganini, i presupposti di una naturale tensione alla scrittura drammaturgica, essendo lei esperta in letteratura teatrale, incoraggiandomi a proseguire su questa strada, accanto alla mia prima attività di narratore. Ma avevo già tre romanzi editi alle spalle.

Ci può raccontare brevemente come avviene la preparazione di una sua opera? (la scelta dell'argomento, la documentazione, le prime bozze etc...)

Un romanzo, così come un lavoro teatrale, nasce da sé, come sempre, e quasi sempre casualmente, poi se la cosa è quella giusta attecchisce istintivamente, ogni giorno si fa sempre più presente e pressante, fino a che coinvolge e calamita ogni interesse, e allora mi documento, prendo appunti, per anni, fascicoli interi di appunti, ricerche, e poi, finalmente, la penna scrive, e io la assecondo, poi il computer, revisioni, ripensamenti, e quindi l'editore...la tensione di aver fatto una cosa buona... E diciamo che finora mi è andata bene, sia nei romanzi sia nel teatro.


Ha un'autore di riferimento a cui si ispira nella stesura dei suoi scritti? Intendo sia riguardo alla poetica che riguardo allo stile.

Tutti gli autori sono grandi, tutti gli autori sono punti di riferimento, per uno scrittore, così come per uno scrittore esistono sempre quegli autori e quei libri sui quali non può fare a meno, sistematicamente e periodicamente, mai stanco, mai annoiato, di tornare, e nel mio caso posso nominare Cesare Pavese, Marcel Proust, Luigi Pirandello, e uno dei maggiori scrittori e intellettuali d'oggi, e anche grande vero amico, Claudio Magris... Ma, ripeto, potrei elencare altre decine e decine di autori fondamentali...


Che consigli si sente di dare a dei giovani studenti che hanno voglia di scrivere e di cimentarsi con il mondo della narrativa o del teatro e che, magari, vorrebbero un pò farsi conoscere in giro?

Consigli? Uno in particolare: se veramente ci credono, lo sentono, di non mollare, perché cadute, delusioni, come si dice, nasate, ne capiteranno a centinaia, quotidianamente. Scuotere le spalle, la faccia, e rimettersi a tavolino, e... leggere, leggere, leggere, prima ancora che scrivere... Io ho avuto centinaia, dico centinaia, di rifiuti editoriali per i miei romanzi... Non ho mai mollato, sempre con serenità e cocciutaggine sono ripartito, e anche a quest'età ogni giorno riparto.

Simone Trimarchi

Recensione: DIARIO DI SCUOLA

Insegnante di nozioni o di vita?

Pennac scrive un libro sulla scuola si,ma diverso dagli altri. Parla al punto di vista di coloro che vanno male,di coloro che nonostante il passare degli anni sono ancora gli “asini” di turno. Scrive di un dolore di cui non si parla mai: il dolore di quando non si riescono a capire le cose.

L’autore non ne parla per sentito dire, ma come diretto interessato,come “ex-somaro” che ha vissuto gli anni scolastici come un incubo fino all’arrivo di quattro professori che,forse inconsapevolmente, gli hanno cambiato la vita.

Ora è lui a cambiare la vita a tanti bambini e ragazzi,in cui riconosce se stesso anni fa,con domande sottili,ironie,giochi e umanità. La prima cosa che fa è cercare di guarire i suoi alunni dalla paura e poi con nuovi metodi cerca di incuriosirli fino a portarli ad amare anche grammatica e matematica.

Non fa miracoli portando tutti al 10, ma riesce a creare serenità in un ambiente in cui per lui non conta il livello della classe,ma il livello individuale,la persona.

Forse è proprio la sua esperienza personale a permettergli di essere ciò che è oggi,a capire come pensano i bambini,quali sono le loro paure e i loro sogni,guidandoli verso ciò che diventeranno,per poi rimanere sorpreso incontrandoli anni e anni dopo per strada e “accorgendosi ad ogni incontro che una vita è sbocciata,imprevedibile come la forma di una nuvola”.

Fin troppo abituato a sentirsi dire che non avrebbe combinato niente nella vita,fa l’esatto contrario trasmettendo passione e sapere, ed evitando tutte quelle frasi tipiche dei professori come: “Con dei voti del genere cosa puoi sperare?”, “Quante probabilità di essere promosso pensi di avere?” o “Il diploma non lo avrai mai se continui così!”.

Come avvenne il passaggio da somaro a professore e da quasi analfabeta a romanziere non si può capire,ma attraverso episodi della sua vita ognuno può immaginare ciò che preferisce:un caso,uno scherzo del destino o un miracolo. A ciascuno la sua scelta.

Vite che si intrecciano con la sua e che cambiano grazie a poche parole,sguardi o ad una frase. Nessuno lo sa meglio di Pennac che un giorno,seduto nella sua cameretta, osservava dalla finestra due rupi scoscese già famose per abbreviare le sofferenze. Mentre le osservava con un po’ troppo trasporto il padre bussò e infilò dentro la testa: “Ah! Daniel mi sono dimenticato di dirti che il suicidio è un’imprudenza”. Una sola frase. E’ bastata.

Altri episodi della vita di Pennac si susseguono fra le pagine del libro, anche senza una sequenza temporale: gli anni più brutti della sua carriera scolastica seguiti dall’incontro con un professore di francese che,forse colpito dalla fantasia delle sue giustificazioni, scoprì il narratore che era in lui esonerandolo dal compito generale per commissionargli un romanzo e scatenando in lui anche l’amore per la lettura.

L’incontro,ormai da professore, con Nathalie,la bimba delle elementari che trovò singhiozzante fuori dalla scuola e che,fra una lacrima e l’altra, gli confidò il motivo di tanto dolore: “Non riesco a capire la proposizione-subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione”. Pennac riuscì a trattenere le risate e tornati in classe,in meno di cinque minuti il problema era stato risolto e oggi che Nathalie ha 37 anni probabilmente non pensa più alle subordinate a meno che non abbia una figlia di 12 anni che le somiglia molto.

Il ragazzo svogliato che di fronte ad un compito in bianco gli restituì l’orologio,che chissà come gli aveva appena preso, confidandogli di voler diventare un prestigiatore. Oggi è piuttosto famoso.

Pennac ha smesso di insegnare da 12 anni,ma va ancora nella scuole come ospite e dimostra di conoscere i ragazzi nonostante il passare del tempo. Questo libro ne è una chiara dimostrazione.

La lettura è consigliata a tutti,bambini e genitori, ma soprattutto a tanti insegnanti che possano rendersi conto di quanto è importante il loro ruolo nella vita di quelle piccole persone che segneranno per sempre,nel bene e nel male.

Persone che cresceranno diventando medici,astronauti,prestigiatori,scrittori o altri insegnanti e che non dimenticheranno facilmente una persona straordinaria nel loro cammino.

Alice Corsi

SWEENY TODD

Posso farti la barba?

In un mondo del cinema monopolizzato dai film d'animazione, classiche commedie ed horror assurdi girati con la discutibile tecnica della videocamera, il film di Tim Burton presenta elementi originali, oltre che sicuramente di rottura e di anti conformismo rispetto alla massa selvaggia di pellicole che affolla le nostre sale. Sulla scia di alcuni suoi precedenti capolavori quali “Nightmare Before Christmas” e “La Sposa Cadavere”, egli riprende i toni macabri di una Londra del fine settecento, dipinta come una città in cui il degrado regna sovrano e in cui aleggia un'ombra di corruzione, violenza e povertà. La trama, in fin dei conti, non è nulla di speciale : un barbiere, in ritorno dall'esilio, torna in città per vendicarsi del giudice cattivo di turno che ha osato , in tempi passati, arrestarlo e insidiare con avances la moglie in compagnia della figlioletta appena nata: l'abilità innata nel maneggiare i rasoi gli servirà come arma per uccidere e vendicarsi di ogni ignaro cittadino che andrà a rasarsi nella sua bottega. Come si può intuire il sangue scorre a fiumi : non è però una violenza gratuita di quelle da film splatter di serie B, ma una violenza ironica, a tratti divertente, che trova il suo apice nel tragico finale in cui tutto viene rovesciato, come a simboleggiare che in fin dei conti, con la vendetta, non si può che trovare la propria stessa fine.

Sweeny Todd, per il grande dispiacere delle persone che quella sera erano nella sala del cinema con me, è un musical : vi sono molte scene parlate, è vero, ma un buon 80% del film è cantato in lingua originale , con dei mai fastidiosi sottotitoli in italiano che rendono comprensibile il tutto. Questa è stata davvero una scelta molto azzeccata, dato che il non averlo tradotto ha contribuito a mantenere l'atmosfera originale delle canzoni, parte fondamentale del film. Un cast d'eccezione, con ciliegina sulla torta rappresentata da Johnny Depp, aggiunge interesse ad una pellicola che assume anche il valore di banco di prova per attori già affermati, ma impegnati in un lavoro non consueto e lontano dai classici personaggi interpretati in precedenza.

In conclusione Sweeny Todd è uno dei film più interessanti ed accattivanti usciti da poco sul panorama mondiale, che, grazie ad una trama incalzante, alla leggerezza delle canzoni e alla mai banalità delle scene, piacerà sicuramente ad un pubblico molto vasto, fatta eccezione ovviamente per chi proprio non riesce a sopportare la vista di un musical.

Simone Trimarchi

JOSE LUIS RODRIGUEZ ZAPATERO



JOSE LUIS RODRIGUEZ ZAPATERO

Il 9 Marzo 2008 si sono tenute le elezioni politiche in Spagna, in cui si è rinnovato il parlamento e il mandato presidenziale.
I due candidati principali erano il premier uscente Jose Luis Zapatero (Partito Socialista) e Mariano Rajoy (Partito Popolare).
La campagna elettorale è stata segnata da due cose: l’ingerenza dei vescovi spagnoli, che hanno invitato a non votare Zapatero e, infine, la morte di Isaias Carrasco, (membro del Partito Socialista), ucciso dall’Eta, un’organizzazione terroristica che vuole l’indipendenza della comunità basca.
Alla fine, ad ottenere la maggioranza dei voti è stato il primo ministro uscente Zapatero, con una buona percentuale di voti (il 43,7%).
In questi quattro anni le leggi varate dal governo spagnolo hanno suscitato diverse polemiche, soprattutto quella sui matrimoni gay, che ha diviso la Spagna e, in parte, anche l’Europa tra laici (parzialmente favorevoli al provvedimento) e cattolici (del tutto contrari e quasi scandalizzati).
Zapatero ha indubbiamente rappresentato un modello per il centrosinistra italiano, che è rimasto da subito affascinato dal “coraggio” di questo politico.
In italia, non solo la classe dirigente è rimasta “abbagliata” dal premier spagnolo, ma anche alcuni attori e comici, che l’hanno subito eletto come loro idolo, basti pensare a Sabina Guzzanti, che ha intitolato un suo documentario “Viva Zapatero!” (anche se il leader socialista c’entra solo in parte con questo film) e a Crozza, che, durante una puntata di “Rockpolitik”, ha intitolato una sua canzone “Zapatero, Zapatera”, in cui, oltre a prender per i fondelli i maggiori esponenti della ormai ex “Unione”, elogiava Zapatero per il suo carisma e sperava di trovare anche in Italia un leader come lui.
Questi elogi sono da un lato comprensibili, se si pensa, ad esempio, che nel secondo paese più cattolico d’Europa, il premier socialista è riuscito a non esser “schiavo” di una Chiesa sempre più invadente e bigotta, riuscendo a varare alcune norme sui diritti civili, infischiandosene di quello che diceva il Vescovo di turno, cosa che in Italia non è finora accaduta.
Altre sono le cose buone fatte dal governo spagnolo, tra cui il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq e la riforma sul sistema televisivo, che secondo molti esperti è davvero ottima.
Pur riconoscendo tutto ciò, non si può certamente fare di Zapatero un mito o un modello intoccabile, in quanto ha varato alcune leggi francamente inaccettabili, basti pensare alle politiche repressive che ha attuato nei confronti dell’emigrazione, sparando alle frontiere sugli extracomunitari, oppure, ad una politica estera molto dubbia, in cui da un lato ritira l’esercito dall’Iraq, e dell’altro l’aumenta in Afghanistan, o, ancora, al provvedimento un po’ buffo e forse inutile sulla tutela dei diritti civili delle scimmie (se Zapatero è davvero così sensibile ai maltrattamenti sugli animali, allora perché non abolisce, o, almeno, prende qualche serio provvedimento su uno “sport” crudele e sadico come la Corrida? Qualche interesse economico forse?).
L’altra domanda che sorge spontanea è se in Italia esiste o no un personaggio politico equivalente a Zapatero. La mia personale risposta è indubbiamente negativa, almeno tra i leader delle due maggiori forze “progressiste”. Infatti, non si può certamente considerare Veltroni come il premier spagnolo, in quanto l’ex sindaco di Roma è troppo legato all’ex democrazia cristiana che è parte fondante del Partito Democratico, di cui è il segretario. Nemmeno Bertinotti può essere paragonato a Zapatero, in quanto le opinioni dei due leader sulla politica economica ed estera risultano abbastanza distanti.
La domanda che però è meglio porsi è la seguente: è un bene che in Italia ci sia uno Zapatero? Tutto sommato sì, ma non tanto per le grandi cose che ha fatto (come ho scritto prima, alcune risultano positive, ma altre invece lasciano alquanto perplessi e contrariati), ma piuttosto perché rappresenta uno dei pochi politici che mantengono le loro promesse, fregandosene dei veti di istituzioni che non centrano nulla con lo Stato, come ad esempio la Chiesa. Certo, a fianco del centrosinistra di Zapatero, deve essere rappresentata una sinistra più “radicale”, che oltre a sostenere riforme sui temi etici, proponga delle leggi sociali e d’aiuto ai ceti più deboli, che purtroppo vengono sempre dimenticati da qualsiasi governo, progressista o conservatore che sia.

Yuri Saitta

La gioia di vivere

La vita pulsa più forte negli istanti in cui il nostro corpo è irradiato dall’emozione. Qualsiasi sia la natura delle emozioni esse ci permettono di sentire la vita. Possiamo provare a catturare tramite
parole, foto od ogni altra forma d’arte questa natura implosiva dell’esistere, questo suo implacabile fascino, ma tutto sarà vano. L’emozione, battito sfolgorante di vita, trae la sua bellezza nello scorrere dell’infinito e nella sua intangibile essenza. Non cercherò quindi di parlarvene, proverò invece a convincervi a non temere la sua incredibile potenza. Le emozioni spaventano... Non possiamo spiegarle, ci colgono impreparati, ci fanno provare cose indefinibilmente immense. Troppo spesso, noi che ci sentiamo cosi piccoli a confronto di quel tutto, scambiamo questo dono come una minaccia perdendo inevitabilmente occasioni di vivere la vita in tutta a sua magia. Non posso dirvi il perchè: le emozioni non si spiegano, si sentono. Fidatevi! Provate a immergervi senza paura d’essere feriti nel turbine sfavillante delle emozioni, lasciatevi sedurre dai loro incanti, vivetele con la gioia d’esistere...
Perchè....

Il giorno in cui ti fermerai, in cui occorrerà assolutamente rendersi conto di ciò che si sta facendo, di ciò che si è. Nel momento in cui le emozioni saranno impalpabili e nello stesso modo perfettamente percettibili. Nell’attimo in cui osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Ti guarderai non osservando l’involucro della tua anima e il tuo occhio si poserà più a fondo. L’impercettibile movimento delle molecole del tuo viso ti rimanderà al tuo essere. Come il più attento ricercatore dovrai valutare il soggetto più importante: quello che hai creato, quello che respiri in questi secondi, quello che sarà le fondamenta per la crescita...tu. Quel giorno potrai dire d’essere vissuto veramente, d’aver dato, d’aver amato... Potrai dire a te stesso: c’ero, con anima e cuore, in ogni istante ed ora ogni momento esiste in tutta la sua immensità in questo piccolo incredibile corpo!
Vi voglio donare qualche piccolo ritaglio
delle immense emozioni dell’essere
umano...spero possano emozionarvi.

Laura Liù Mariuz

Poesie: Vorrei...ma sono...

Vorrei ...ma sono....
Vorrei piangere lacrime di ghiaccio
quelle di sangue sciupano il mio volto!
Vorrei una pietra al posto del cuore
per somigliare alla persona che amo!
Vorrei giudicare illusioni tutti i miei sogni
e avere il coraggio d’abbandonarli a morte!
Vorrei strizzare il tuo cuore tra le mie mani
per scoprire se davvero è pregno d’amore!
Vorrei...ma sono...
Ma sono ferita in pieno cuore
e il sangue non può non scorrere!
Ma sono diversa, ho occhi profondi,
non cristalli come l’azzurro di marmo!
Ma sono testarda, determinata verso tutto
incapace d’abbandonare ciò che posso far
vivere!
Ma sono troppo dolce per ferire,
impossibile mi è conoscere la tua verità!
Ti amo...ma tu?

Laura Liù Mariuz

E’ mia!

Rivoglio sondare l’immenso colore:
credere ancora nelle magie semplici.
Piango! per espellere il veleno che
il mondo a morte m’ha somministrato.
Grido! per cacciare l’orgoglio insulso
creato dalla maschera stupida che mi cela.
Danzo! sotto il furore impetuoso,
voglio il suo fuoco per bruciarmi.
Impugno la vita con ambo le mani:
è mia! Voglio infonderla nel mio sangue.

Eco-che?

Genocidio degli sudenti?

Dopo una lunga ed estenuante mattina di lezioni, o ancora peggio di esami, la pausa pranzo arriva come una liberazione, una manna dal cielo che si inserisce nella giornata universitaria tipo : è un momento per molti sacro, di divertimento, chiacchiere e socializzazione. Ognuno poi la vive come preferisce : o con un panino al sole o andando nel centro della città a pranzare in modo più “signorile” o infine usufruendo della mensa del campus. Chi sceglie quest'ultima alternativa ha il vantaggio della comodità : poter mangiare in modo tranquillo e in un luogo vicino ai posti in cui si svolgono le lezioni, non è mica una cosa da poco!

Tralasciando però l'ormai classico dibattito sulla qualità del cibo ( che è a mio parere molto soggettivo e in cui comunque va tenuto conto del fatto che i cibi, per necessità di nutrire un elevato numero di persone contemporaneamente , devono essere precotti) volevo soffermarmi sulla novità in fatto di bibite che è stata introdotta in mensa di recente. La nostra adorata bottiglietta d'acqua a cui eravamo tanto affezionati dopo mesi e mesi di pranzi, è stata di fatto sostituita da una macchina infernale, un distributore formato gigante di bevande alla spina simile a quelli presenti in molti bar.

Sicuramente, grazie a questa innovazione, i costi sono diminuiti, e vi è stato inoltre un grosso risparmio nel riciclo delle numerose bottiglie d'acqua di vetro consumate in precedenza; è anche vero che le bibite sono gratuite e che la varietà di gusti disponibile è notevole ( ACE, limonata, coca cola etc...), ma vogliamo parlare del gusto, dell'aspetto e degli effetti devastanti che queste “cose” avranno sul nostro fegato? Cari studenti, fate prima a portarvi da casa la bottiglia di rhum avanzata dal fine settimana se volete pasteggiare in mensa in modo sano! La cosa assurda è che fino a questi tristi giorni la nostra mensa poteva avere il vanto di cucinare cose commestibili, e quindi di trovare appoggio e sostegno tra molti studenti. Con questa geniale svolta invece, si sono rovinati da soli la reputazione al campus, propinandoci un liquido dal sapore sgradevole che sedimenta sul fondo del bicchiere la polverina tipica di ogni prodotto in bustina! Proprio come le più comuni medicine effervescenti! Quindi credo che se il numero di studenti stava diventando troppo elevato per la capienza del campus, non potevano semplicemente ridurre il numero di posti disponibili al test d'ingresso, anziché cercare di ucciderci con queste nuove bibite ecologiche?

Ai medici l'ardua sentenza.



Beatrice Cozzi-Parodi. Prima grande ospite al campus bligny

Primo grande incontro al campus Bligny (nell' ambito del corso sull’ “Organizzazione del lavoro”, condotto dal professor Marinoni e tenutosi nel mese di febbraio) con la dottoressa Beatrice Cozzi-Parodi, presidentessa della Camera di Commercio di Imperia e a capo del suo Gruppo Cozzi – Parodi. Gli incontri prefissati dal Dott. Marinoni sono stati inseriti nel corso soprattutto per dare a noi studenti un' idea reale di come sia lavorare in un’azienda o, in questo caso, in un ente pubblico. Durante l' incontro si sono toccati i punti salienti sull’organizzazione di una comunicazione aziendale come, per esempio, la nuova newsletter (voluta proprio dalla Dottoressa Parodi ) della Camera di Commercio “Monitor Riviera” in cui l’ente pubblico ha trovato un punto di contatto con i cittadini per informarli di tutto ciò che accade alla loro provincia in maniera più diretta e fresca. “La provincia deve crescere”, è questo il progetto; la Dottoressa Parodi è in corsa per perseguire questo obiettivo, cercando di portar fuori Imperia dal torpore in cui è caduta negli ultimi anni e cercando nuove iniziative che possano mettere in luce il ponente ligure,come ad esempio il seminario “IM, significa impresa e Imperia” in cui la dottoressa ha illustrato i progetti in atto per le imprese,il cuore vitale del nostro Ponente. Noi studenti abbiamo notato il grande spirito della Dottoressa con cui, sia per “valori affettivi” che per doveri, porta avanti questa sua ambizione:valorizzare l’imperiese,sua terra natale. Infatti è nata a Bordighera e da lì è cresciuta prima lavorando con il padre, l’imprenditore Pier Giorgio Parodi, poi a fianco del marito, l’onorevole Cozzi, scomparso prematuramente nel giugno del 2004, formandosi così da sola e scalando sempre di più la vetta del successo???. Oltre che rappresentare gli esercenti liguri, la Dottoressa è la grande imprenditrice del suo gruppo edile Cozzi –Parodi, che si è occupato della costruzione di strutture turistico-recettive nel piccolo comune di Castellaro,a Sanremo,a Marina degli Aregai e Marina di Santo Stefano e ha attualmente in corso progetti quali il Porto di Ventimiglia.

Una delle domande che sono state poste alla dottoressa è stata: “Ma allora come si può combattere contro il conflitto di interessi che la assalgono,essendo a capo di un ente pubblico e di uno privato?” La pronta risposta è stata: “ Io tenevo tre telefonini una volta: uno per l ‘azienda, uno dell’ente e uno privato” ribadendo così la separazione che fa fra le istituzioni. La Dottoressa poi diventa un esempio di come una donna possa farsi valere “quasi” da sola,nonostante esistano ancora distinzioni sessiste. Lei smentisce il “quasi” ammettendo di essere stata “privilegiata” grazie alla protezione prima del padre e poi del marito. Tuttavia io penso che senza grandi capacità non sarebbe potuta arrivare dov'è ora: a gestire un gruppo così grosso e prendersi le responsabilità di un'istituzione pubblica. Indubbiamente non è stato facile per una ragazza di 38 anni che ha attraversato momenti difficili nella vita privata,ma che si è sempre rialzata portando avanti le sue ambizioni.

Francesca Zoccali

lunedì 17 marzo 2008

Il giornalismo tra cambiamenti e valori

Il 19 Dicembre scorso il prof. Palidda, docente di Sociologia, ha organizzato una conferenza riguardante i mutamenti avvenuti nei quotidiani, tenuta dal caporedattore di uno dei più importanti giornali italiani. Divenuto giornalista a 20 anni, Livio Quagliata ha rivestito il ruolo di caporedattore in giornali di notorietà nazionale: dal Manifesto a Milano e poi a livello centrale a Roma sino al 2001, all’inserto femminile D-Donna, fino ad assumere nel 2005 l’incarico attuale per le pagine di cronaca sociale presso la sede centrale del quotidiano Repubblica. Di fronte a un gruppo non tanto numeroso ma molto interessato di studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione, il giornalista ha illustrato l’importanza che la pubblicità ha acquisito con il passare degli anni; “i giornali senza la pubblicità non esisterebbero” afferma il dr. Quagliata e
aggiunge che i grandi quotidiani utilizzano delle strategie per collocare gli spazi pubblicitari: per esempio per la sponsorizzazione di un’agenzia di viaggi verrà utilizzato un contesto positivo e una parvenza di ottimismo e non verrà certo inserita vicino a una notizia di cronaca nera. Un grande cambiamento è avvenuto con l’utilizzo del computer, più facile e veloce, che permette una rapida correzione e rielaborazione dello scritto, e l’avvento di internet, che evita la dettatura al telefono dell’articolo a una persona che lo registra e lo scrive sul giornale, come accadeva precedentemente. Si sono diffusi sempre più i quotidiani online dove si può trovare tutto quello che il lettore richiede: dalle notizie flash dell’ultima ora agli approfondimenti di tutti i settori agli articoli archiviati, dai sondaggi in cui vi è più calcolabilità per le varie categorie, ai giochi e ai quiz per l’università. I quotidiani puntano ad arricchire il proprio sito e ad aggiornarlo continuamente proprio per questa maggior vicinanza del lettore rispetto al formato cartaceo. Successivamente ha descritto le difficoltà che si incontrano quando ci si avvicina all’ambito giornalistico; anche in questo settore come in quasi tutti gli altri, c’è il problema delle assunzioni: ormai, tranne rarissime eccezioni, tutti vengono assunti a tempo determinato o a progetto (e vengono pagati solo per l’articolo che scrivono), e questo non fa altro che impedire ai giovani di trovare il proprio spazio, di farsi una carriera, anche se con le loro capacità sarebbero meritevoli di questo. Ormai “non si diventa più giornalisti a 20 anni” e questo è un peccato!! Il dr. Quagliata, spinto dalla curiosità, ci ha posto una domanda...

Chi è per voi un giornalista?

Ovviamente ci possono essere molte opinioni in merito e adesso voglio provare a dire la mia, pronta se necessario a essere smentita. Secondo me il Vero giornalista, con la v maiuscola, è colui
che ricerca la verità e informa il lettore su fatti autentici e verificati. Sembrano due cose scontate ma non lo sono affatto! Non tutti si pongono come obiettivo primario quello di conoscere la verità a costo di spendere più tempo del dovuto: sovente si preferisce fare un buon pezzo, magari scritto bene, ma pieno di supposizioni e di fatti neppure accertati. Il Vero giornalista è colui che non si ferma in superficie, non si lascia condizionare dalle apparenze e soprattutto non si basa solo su quello che ha detto una persona. Il Vero giornalista è colui che cerca di approfondire i fatti, di sentire vari punti di vista, di ricercare indizi e di scoprire come sono andate veramente
le cose; non dà una propria opinione ma descrive i fatti così come sono, senza ingigantirli ma anche senza minimizzarli, e senza tralasciare i dettagli importanti. Il Vero giornalista è colui che dà voce a quelle persone che non ce l’hanno, alle vittime, ai poveri, agli emarginati e alle persone abbandonate nel bisogno, che ha a cuore i problemi delle persone e vive in mezzo a loro, per non essere distaccato dalla realtà: uno che abita in ville lussuose e con tutte le comodità raramente sarà in grado di scrivere un articolo che descriva pienamente le difficoltà dei meno ambienti, magari conosce tutti i fatti ma dubito che sia a conoscenza di quello che realmente comporta
per quei cittadini. Il Vero giornalista è colui che fornisce al lettore tutte le notizie anche se ciò significa andare contro le istituzioni, i potenti, i politici; è colui che rende gli altri partecipi di quello che sta succedendo nel mondo, perché solo con l’informazione e con la conoscenza i cittadini sono più forti e possono far valere i loro diritti, senza essere sottomessi. E’ un mestiere che comporta grandi responsabilità e anche molti rischi, basti pensare a quanti sono stati censurati, rapiti, torturati, uccisi perché troppo curiosi e determinati, ma soprattutto perché a un passo dal conoscere la verità, una verità scottante: giornalisti diventati da un momento all’altro eroi, paladini della giustizia e dei diritti.

Convivenza: tra individualismo e interessi comuni

A volte ti guardi intorno e osservi cosa succede, studi storia e ti chiedi cos’è che ha scatenato questo fenomeno, segui le parole dei più influenti Mass Media e ti chiedi se è davvero come vogliono farci credere o, come nelle tue speranze, se c’è dell’altro. Forse è una barriera di falsità
per proteggersi e non essere feriti, forse è solo un’allucinazione prodotta dal sovraffollamento di notizie. Sta di fatto che l’individualismo è un concetto assai radicato nella nostra società, dalla
ricerca del profitto personale in campo economico e lavorativo alla semplice volontà di primeggiare nei rapporti affettivi, per soddisfare il bisogno “d’essere visti”. Il pensare a se stessi ci porta sempre maggiormente ad allontanarci dagli altri rendendo i legami tendono a essere meno profondi. Si conoscono un sacco di persone, ma quelle con cui esiste un legame “vero”, di quelli che oltrepassano come importanza i propri bisogni, le puoi contare sulle dita di una
mano. Vi è mai capitato di sentire “non c’è più rispetto” oppure “la gente è sempre più
maleducata”? Maleducazione e rispetto sono, a mio parere, fondamentali in questo discorso
poichè sono due dei parametri più adatti per misurare l’attenzione e, in un certo senso, anche la sensibilità che una persona ha nei confronti degli altri. Ed è proprio di questa mancata attenzione
di cui parlo: gli altri sono solo comparse più o meno utili nella nostra vita o forse dovrebbero essere dei compagni che ti aiutano a costruire un tuo percorso? Non so se vi è mai capitato di notare come spessissimo questo egocentrismo ed egoismo porta la gente a danneggiare
anche se stessi. Molto spesso tante discussioni, litigate furibonde o addirittura rotture di rapporti, si potrebbero risolvere con una facilità a dir poco impressionante, con l’unica fatica di cercare di capire cosa intende chi ci sta davanti. La nostra società si è talmente modernizzata
da aver quasi perso di vista quelle che sono le fondamenta su cui creare il progresso. Si tende a dimenticare i propri obiettivi cosi come l’importanza degli altri e a rimanere accecati dalla valanga d’informazioni che ogni giorno si catapultano davanti ai nostri occhi. Ci rifugiamo in noi stessi, nei nostri problemi, nella nostra storia, nel nostro punto di vista e diventiamo talmente
presi dalla nostra vita che dimentichiamo cosa c’è al di là del nostro paraocchi. Dimentichiamo che nello stesso istante in cui andiamo a fare shopping, c’è gente che sta vivendo una guerra; non ci rendiamo conto che la nostra stessa Nazione è in guerra; non vediamo la gente che soffre proprio accanto a noi solo perché non la conosciamo; se vogliamo avvicinarci nel profondo della questione, non sappiamo neanche vedere quando una persona a noi veramente vicina ha bisogno di aiuto. Potete rivedere quest’atteggiamento in larga scala, dai coinquilini ai rapporti internazionali e politici. Come animali sociali dobbiamo vivere insieme su questa terra. Abbiamo creato l‘economia, la politica, la sociologia e mille altre discipline che cercano di garantirci la migliore convivenza possibile, eppure nella perfetta modernità a cui siamo giunti, ci dimentichiamo la cosa più semplice: ascoltare gli altri. Interessi personali e interessi comuni
possono sembrare incompatibili in certe situazioni. La domanda che ci si pone è: perché dobbiamo ascoltare gli altri, capirli e andargli incontro quando è molto più semplice farsi i fatti propri e, come il capitalismo insegna, gestire i propri interessi? Il fatto è che, anche se nell’immediato, gestire i propri interessi può essere la cosa che ci avvantaggia maggiormente,
allargando la scala a un periodo maggiore, ci si rende conto che occuparsi degli interessi comuni può essere assai più producente. Questo perché non si va a creare solamente un benessere individuale, ma collettivo, in cui più persone hanno interesse a sostenere la situazione e a collaborare per mantenerla. A mio avviso questa seconda possibilità è molto più solida, dà più sicurezze e ci
permette di creare quel clima fiorente in cui far germogliare anche gli interessi
individuali. Riflettete e, se v’interessa, rispondete con arricchimenti o confutazioni sul blog del giornalino. Magari vi pubblichiamo.

Servizio fotografico al campus: da dentro... soggettivamente

Stavo studiando in biblioteca quando mi hanno proposto di fare parte dell’iniziativa. Ho accettato subito perchè mi è sembrata un’esperienza interessante dalla quale potevo anche far nascere
un bell’articolo! Venerdì, due giorni dopo, si sarebbe realizzato il servizio: noi modelli ci aspettavamo un lavoro
molto meno professionale, che ci avrebbe rubato solo qualche oretta.
L’organizzazione di Epidemya con la sua professionalità ci ha sorpresi, anche se improvvisata in poco tempo, ha dimostrato l’eccellente capacità di lavoro di cui sono dotati i membri della rivista.
Il tempo utilizzato è stato minimo: mercoledì hanno contattato e ricercato i modelli, giovedì è stata fissata la prova abiti, venerdì il parrucchiere e nel pomeriggio il servizio fotografico. Mi ha
impressionato, soprattutto dal punto di vista giornalistico, come siano riusciti a svolgere un’iniziativa cosi complessa e d’alta qualità in pochissimi giorni. Soprattutto tenendo conto che si parla di una rivista free press, savonese, e non al livello di un quotidiano come “La stampa”. Vi invito a leggere Epidemya perché i loro creatori, e soprattutto la bellezza della rivista, meritano la vostra attenzione. Gentilissima e disponibile, l’equipe del negozio “Marbella” ha aiutato
noi modelli a superare l’imbarazzo iniziale. Al momento degli scatti c’era un clima molto piacevole di complicità e divertimento tra i vari componenti del gruppo, guidati dalla professionalità del
fotografo Flavio Rosso. Questa capacità d’interazione e di creare coesione tra i vari ruoli lavorativi è stata l’altro fondamentale ingrediente, un ingrediente che ha saputo rendere il
lavoro ancora più professionale e piacevole. In conclusione posso dire che è stata, imbarazzo a parte, una bella esperienza che mi ha permesso di vedere più da vicino uno di quegli aspetti che possono entrare a far parte del futuro di un laureato in Scienze della Comunicazione, ovviamente
non come modello ma come redattore della rivista.

Servizio fotografico al campus: da fuori...oggettivamente

La vita al campus scorre abbastanza abitudinaria e piatta. Di eventi non ce ne sono molti, e quelli presenti sono legati esclusivamente a specifici corsi di laurea, lasciando di conseguenza fuori dalla loro portata coloro che non ne fanno parte o che non hanno un interesse personale nel seguirli. Ultimamente però sembra che le sfere amministrative del campus abbiano deciso di cambiare rotta, legando intensi rapporti di collaborazione e pubblicità con riviste e commercianti locali savonesi: il servizio fotografico realizzato venerdì 8 febbraio è uno dei risultati di questo cambio di tendenza. I responsabili della sua realizzazione sono stati la rivista Epidèmya, free press che lavora all’interno dei locali del campus, occupandosi delle piccole realtà provinciali, e il negozio di abbigliamento Marbella, che ha prestato i suoi abiti per la creazione del servizio. La rivista è composta da Maurizio Ghiso, amministratore unico, Felice Rossello, coordinamento della redazione, e Elisa Maiorino e Susanna Ciani Seren. Sono stati scelti quattro studenti senza
esperienza e anche visibilmente emozionati per posare come modelli: Liù, Sara, Jonela e Christian. Le foto sono state realizzate nelle varie aule in un clima di allegria e spensieratezza, da cui tutti hanno potuto trarre qualcosa di positivo: i neo modelli una piacevole esperienza e qualche euro per le spesuccie quotidiane, Epidèmya un interessante articolo per una rivista che ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo della carta stampata, e infine Marbella e il campus una cospicua pubblicità per i propri vestiti, da un lato, e per i propri locali, dall’altro. La giornata è stata piacevole e sicuramente ha potuto interessare un più vasto raggio di studenti, accorsi ad ammirare le splendide modelle e ad osservare uno spettacolo un po’ diverso dalla monotonia di tutti i giorni.
Bravo campus, continua così!

OpenDay: l'attenzione non è mai troppa...

Giovedì 28 e venerdì 29 Febbraio si è tenuto l’Open Day, che è servito agli studenti universitari del futuro a farsi un'idea più chiara di cosa li aspetterebbe se decidessero di iscriversi alle facoltà disponibili. Il fulcro della presentazione è avvenuto in biblioteca, dove erano presenti diversi stand, e in un tour guidato. Pur apprezzando la descrizione dettagliata dell’evento, curata sul sito
ufficiale del campus, e gli enormi sforzi organizzativi fatti da SACS, SPES e Università,
ci sono state mancanze nella gestione dell’evento. In primis vi è stata una carenza a livello comunicativo: gli studenti già iscritti all’università e frequentanti il Campus non sono stati adeguatamente informati dell’evento: non sono stati distribuiti volantini, non sono state fatte comunicazioni ufficiali, se non per due cartelloni affissi il giorno prima; unica eccezione è stata la
biblioteca che ha “avvisato” gli studenti dell’occupazione dei locali nei giorni successivi. Rimanendo in biblioteca, si è potuto notare come la distribuzione degli stand sia stata talmente efficace che due studenti risultano ancora ad oggi dispersi: di loro si sa solo che cercavano alcune semplici informazioni per iscriversi. Probabilmente sono stati distratti da uno stand, posto in bella vista all’entrata, che esponeva cosmetici: come se un ragazzo, in cerca di conferme sul suo futuro, potesse trovare risposte ai suoi dubbi in una crema antirughe. Davvero molto pertinente! Un’attività ha catalizzato l’attenzione, un’attrazione unica, travolgente, rivoluzionaria e trasgressiva: un computer. Avete presente le code alla Posta quando dovete pagare le bollette il primo del mese e la vecchietta di turno blocca la fila da ore, cercando una moneta da due centesimi in un immenso portafoglio? Ecco, questo è nulla rispetto alle file formatesi davanti all’oggetto del desiderio, in cui studenti, stanchi e stremati, attendevano ore ed ore per poter
svolgere un quiz che gli avrebbe indicato la facoltà più adatta ai loro interessi. Bisogna spiegare a tali persone che, per questionari simili, esiste anche internet. Come in ogni horror che si rispetti, anche a Savona aleggia la presenza di un fantasma, presenza misteriosa ed oscura, quella di un fantomatico video di cui non si hanno informazioni, né sulla sua collocazione né sui suoi contenuti.
Si dice che questo fantasma, tutte le sere a mezzanotte, tormenti con la sua inquietante visita i corridoi degli alloggi del Campus. Sono vittime di questa spettrale presenza/assenza anche gli utenti della rete, su cui appare tramite You Tube, senza però che nessuno venga avvisato dell’incombente pericolo. Tra tour, stand, presentazioni, cosmetici, video, questionari, cartelloni,
colloqui etc., sembra che, tra tutte le attività proposte, quella più gettonata sia stata la colazione al bar!

...Vince VVR...

Era una fredda e solitaria mattina di dicembre. Le lezioni stavano ormai volgendo al termine e il campus si presentava spoglio e solitario. Insieme ai miei inseparabili compagni di avventura e di
lavoro ci trovavamo in un’aula pressocchè deserta per assistere ad una lezione tenuta dal dottor Quagliata. Mentre i nostri volti spenti e le menti assenti volgevano già alle ambite vacanze natalizie, una frase colpì la nostra attenzione, e accese un barlume di speranza in noi” Il lavoro di un giornalista si può riassumere in un semplice motto: Vado, Vedo e Racconto. Questo è quello che deve saper fare un buon scrittore!” Quella frase ci colpì subito, tutti concordi pensammo entusiasti che quello sarebbe potuto diventare uno dei possibili titoli per il nostro giornale, titolo che rappresenta noi, certo, ma anche lo spirito che pervade il campus intero e di conseguenza tutti gli studenti. V.V.R. Ha vinto il sondaggio proposto sul blog, con una percentuale del 46%, seguito da Quelli che il Campus con il 43% ; si è fatto valere Punto Zero con il 7% mentre La finestra sul campus e Giornalisti per caso non hanno riscosso molto successo.

TRAGUARDO

E’ successo. Lo sto tenendo in mano proprio adesso,con le dita sfioro la pagina lucida. Lo sfoglio,lasciando scorrere lo sguardo su ogni parola,ma senza realmente vederle. La mia mente è altrove,a ricordare. Vedo ogni scena come dall’esterno,ma riconosco le emozioni di quei momenti. Momenti in cui le pagine che tengo in mano non esistevano,non materialmente almeno. La loro essenza però era già nelle nostre menti,dal momento in cui ci siamo accorti di avere un interesse comune,dal momento in cui abbiamo imparato a conoscerci,dal momento in cui siamo diventati un gruppo prima di una redazione. Mi sembra incredibile il potere che ha avuto su di noi l’idea di qualche foglio e dell’inchiostro,monopolizzando le nostre conversazioni,il nostro tempo e i nostri pensieri. La cosa più bella è che non è stato un compito o un lavoro,non una questione discussa distrattamente ad una riunione,ma qualcosa di cui abbiamo parlato e fantasticato ovunque:in aula come a mensa,in treno come su MSN e sì,anche alle riunioni.

Abbiamo progettato,esposto nuove idee,pianificato e il tutto divertendoci.

Abbiamo rispettato le riunioni nei giorni in cui eravamo preoccupati per gli esami; in quelli in cui ognuno di noi aveva altri impegni e sperava di arrivare presto a casa; il giorno in cui una pioggia torrenziale ha cercato di impedircelo e siamo rimasti tutto il giorno a gocciolare finchè non eravamo così bagnati da smettere di preoccuparci; i giorni in cui la riunione era l’unico motivo che ci portava a Savona,anche se alcuni di noi devono affrontare ore di treno. Insomma,nonostante tutto questo ne è valsa la pena e il risultato è qui fra le mie mani.

Mentre pensavo sono arrivata all’ultima pagina e finalmente la mente si concentra su cosa sto leggendo. Sono colpita,non perché sotto al titolo “Redazione” scorgo il mio nome,ma perché vedo i nostri nomi,tutti insieme,vicini.

Mi rendo conto che quella è la prova di quanto abbiamo passato insieme,di come ci siamo impegnati,di come ci siamo divertiti. Adesso lo potranno vedere anche gli altri. Mi scopro a sorridere e alzo lo sguardo,volgendolo intorno. I volti dei miei amici,e colleghi, sono chinati sugli stessi fogli che tengo in mano,ma ciò che mi colpisce di più sono i loro volti. Vi leggo l’entusiasmo,la soddisfazione e l’orgoglio,ma ciò che credo sia più forte in tutti è la consapevolezza di aver raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti e che per qualcuno era un sogno. Fra un momento probabilmente ci abbracceremo ed esulteremo per aver raggiunto il nostro traguardo,ma la cosa più bella è che è anche un meraviglioso inizio. L’inizio del V.V.R.

sabato 1 marzo 2008

SONDAGGIO SULLE ELEZIONI


Come sapete, il 13 e il 14 Aprile si terranno le elezioni politiche, a causa della caduta del governo Prodi e del mancato accordo per un temporaneo esecutivo guidato da Marini. Ho deciso così di fare un piccolo sondaggio all’interno del Campus, per capire quello pensate della politica e le vostre intenzioni di voto. I quesiti che ho posto sono tre: “Quanta fiducia hai nei politici?”, “Qual è il tema che vorresti vedere al centro della campagna elettorale?”, “Chi voterai alle prossime elezioni?”. Dalle risposte emerge che il Campus ha poca o nessuna fiducia nei politici, che il tema più sentito è quello del lavoro e della precarietà, dimostrando che quasi tutti noi studenti siamo preoccupati per un futuro che si presenta a dir poco incerto. Per quanto riguarda la terza domanda devo fare una premessa: avendo fatto compilare le schede solo ad una precisa fetta d'elettorato (giovani studenti) è abbastanza scontato che i risultati siano sballati e differenti da quelli ufficiali. Infatti, è impossibile che Casini non ottenga voti o che Veltroni doppi Berlusconi, come invece accade in questo sondaggio. Quello che però risulta interessante è che il centro non abbia alcuna presa tra i giovani, che se e quando scelgono i partiti minori, vanno sulle ali un po’ più “radicali”, chi di sinistra votando Bertinotti, chi di destra votando la Santanchè. L’alto numero d’indecisi dimostra che quasi tutti quelli che voteranno (molti sono in dubbio se recarsi alle urne o meno), esprimeranno la loro preferenza per quello che considerano “il meno peggio”, o comunque voteranno “contro qualcuno” e non “per qualcuno”. Inoltre, ritengo necessario comunicare ai lettori che il sondaggio si è svolto tra il 26 e il 28 Febbraio, quando l’UDC e La Rosa Bianca non si erano ancora unite, avendo due candidati premier diversi. In conclusione ringrazio tutti coloro che hanno votato, dando il loro contributo a questo articolo.

Quanta fiducia hai nei politici?

Molta 2,9%
Abbastanza 2,9%
Poca 64,7%
Nessuna 29,5%

Quale tema ti piacerebbe che fosse il più affrontato in campagna elettorale?

Scuola e università 15,6%
Lavoro e precarietà 50%
Politica estera 0%
Ambiente 3,2%
Temi etici (aborto, eutanasia, dico, ecc.) 15,6%
Altro 15,6

Chi voterai alle prossime elezioni?

Popolo della libertà/Lega Nord - Silvio Berlusconi presidente 15,6%
Partito Democratico/Italia dei Valori – Walter Veltroni presidente 31,3%
Sinistra Arcobaleno – Fausto Bertinotti presidente 9,4%
UDC – Pier Ferdinando Casini presidente 0%
La Destra – Daniela Santanchè presidente 6,2%
La Rosa Bianca – Bruno Tabacci presidente 0%
Altro 6,2%
Indeciso 21,9%
Non andrò a votare 9,4%

Risultati dei partiti senza contare indecisi e astenuti:

Popolo della libertà/Lega Nord - Silvio Berlusconi presidente 22,7%
Partito Democratico/Italia dei Valori – Walter Veltroni presidente 45,5%
Sinistra Arcobaleno – Fausto Bertinotti presidente 13,6%
UDC – Pier Ferdinando Casini presidente 0%
La Destra – Daniela Santanchè presidente 9,1%
La Rosa Bianca – Bruno Tabacci presidente 0%
Altro 9,1%

martedì 26 febbraio 2008

I PREMI OSCAR: PERCHE' TANTO INTERESSE?

L’ottantesima edizione dei premi Oscar sarà ricordata principalmente per due cose: l’accordo raggiunto con gli sceneggiatori in sciopero, che “minacciavano” fino all’ultimo momento di far saltare la cerimonia, e la contesa tra due pellicole violente aventi contenuti difficili come “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen e “Il petroliere” di Paul Thomas Anderson.
Come prevedibile, l’opera dei Coen ha vinto quattro statuette importanti (miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura non originale), mentre il lavoro di Anderson ne ha conquistate solo due (miglior attore protagonista e miglior fotografia).
Anche se personalmente preferisco il film di Anderson, è comunque indubbio che il lavoro di Joel ed Ethan Coen è molto apprezzabile e fuori dagli schemi per questo tipo di premi.
A dire il vero, negli ultimi anni l’Academy Awards si è distinta per aver premiato nella categoria principale opere scomode, violente e socialmente impegnate, quali “Million Dollar Baby”, “Crash” e “The departed”, quasi escludendo lavori zuccherati e buonisti, quelli che nelle precedenti edizioni di solito andavano per la maggiore.
Questo premio, infatti, non sempre è andato al film o al regista migliore, basti pensare che artisti come Chaplin, Welles, Kubrick ecc. non hanno mai vinto un Oscar nè per le loro opere, nè per le loro regie.
Se tutto ciò è vero, come mai il premio Oscar è considerato così importante e ha un grande potere d’attrazione anche nei critici più ostili e severi?
Le risposte a questa domanda si possono riassumere in tre punti: in primo luogo, ad affascinare il pubblico di tutto il mondo è il glamour della serata di premiazione, in cui si vedono divi e dive con abiti eleganti e firmati, che rappresentano un mondo e un sogno talmente irraggiungibile per chiunque, da farci dimenticare per una serata la nostra realtà quotidiana, dandoci l’illusione di raggiungere un pochino l’universo migliore di quelle star; il secondo punto sta nel fatto che l'Oscar, fondato nel 1927, ha attraversato quasi tutta la storia del cinema e, in parte, anche quella del novecento, rappresentandone gli umori, le idee, i sogni e le problematiche; terza ed ultima risposta si basa sulla constatazione che gli Academy Awards rappresentano e racchiudono il cinema nelle sue tre principali componenti possibili (attività industriale che mira a fare soldi; mass media capace di trasmettere emozioni e messaggi sociali/politici ai cittadini; forma artistica moderna “popolare”). Purtroppo gli Oscar hanno sempre contato leggermente di più il cinema come business e marketing, piuttosto che come arte o mezzo di comunicazione di massa. In questi anni, però, la rotta sembra cambiare e speriamo che continui così.