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La versione online del giornale del Campus Universitario di Savona



A volte ritornano...

Dopo alcuni mesi di inattività dovuta a qualche problema tecnico e qualcun'altro più spinoso di genere burocratico, eccoci tornati ad animare la vita al Campus con i nostri frizzanti articoli!

Attualità, eventi, cronaca, politica e poesia torneranno sotto ai vostri banchi per aiutarvi a passare indenni interminabili ore noiosissime di lezione!

VVR è il giornale di chi, come voi, vive con passione l'esperienza universitaria al Campus.

Seguiteci... Non ne rimarrete delusi!

Simone Trimarchi

Visualizzazione post con etichetta Alice Corsi. Mostra tutti i post
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venerdì 23 maggio 2008

Censura: un gesto per dire no!

Lo scorso 25 aprile si è tenuto il secondo V-Day, per un’informazione più libera, o come è stata definita dal tg5:
“La giornata dei seguaci di Beppe Grillo” . E’ stata l’occasione per manifestare contro i condannati (e quindi criminali) in parlamento, il conflitto di interessi, la finta informazione. Durante la giornata sono stati allestiti banchetti per la raccolta di firme a favore dell’abolizione dell’ordine dei giornalisti, dei fondi statali all’editoria e della legge Gasparri. Naturalmente i telegiornali hanno trasmesso pochissimi secondi di questo evento, dando invece molto spazio ad altre notizie. E’ stata incredibile la durata dei servizi che si sono occupati del turismo verso l’Acquario di Genova e delle code in autostrada, temi che sicuramente hanno un altissimo interesse a livello nazionale e, senza i quali, tormentosi dubbi avrebbero perseguitato noi poveri spettatori. Adesso siamo più tranquilli: davanti all’Acquario c’erano code per le biglietterie. Fortunatamente ci sono state iniziative che,pur non pubblicizzate, hanno permesso di seguire la giornata. Una di queste è stata la grandissima iniziativa da parte della redazione di “c6tv” che grazie a Internet e Skype ha trasmesso la diretta del V2-Day con interventi video da tutta Italia e da tutto il mondo, direttamente dai punti di raccolta firme e dalle case delle persone che avevano qualcosa da dire. Solo 5 persone hanno collegato l’Italia con quei mezzi che vengono spesso sottovalutati e che,forse per questo, sono ancora liberi. Il Presidente Napolitano ha dichiarato che la stampa deve difendersi dalla Rete, ma, ad oggi, la rete è l’unica ad essere libera. Almeno finché non arriveremo ai livelli dei cinesi che hanno cancellato da televisione e internet ogni notizia o slogan che parlasse di un “Tibet libero”. In questo senso siamo fortunati,anche se i telegiornali non parlano di coloro che vorrebbero una libera informazione, almeno abbiamo ancora una rete libera. Alla redazione di “c6tv” sono arrivate anche chiamate da Tokio,Barcellona,Liverpool, Madrid,etc.; chiamate di ragazzi italiani che volevano far sapere quanto è diversa la situazione negli altri paesi. Sono stati interventi di gente qualunque che è stata contenta,una volta tanto, di poter dire ciò che aveva da dire. Un certo Gianluca ha chiamato da Barcellona e ha fatto notare come lì fossero già stati pubblicati vari articoli sul V-Day,mentre in Italia ancora non ne erano usciti. Il loro corrispondente estero ha parlato della libertà italiana come di una libertà finta in una democrazia finta e di un paese dove la libertà di stampa è controllata dal presidente del consiglio. Ragazzi da tutto il mondo hanno seguito anche l’intervento di Grillo. “Grazie ai partigiani di 63 anni fa, oggi siamo noi i nuovi partigiani della libera informazione. Siamo la continuazione dei nostri nonni”. Ha così sottolineato un collegamento con chi stava nelle altre piazze anche se qualcuno (La Stampa) ne ha fatto una separazione intitolando una discussione: “I due 25 Aprile” e ha parlato di una “Torino spaccata in due: partigiani e festa tradizionale da una parte e il comico Grillo e i suoi grillini dall’altra per il Vaffa-day 2”. Grillo dal palco ha attaccato tutti: centro,destra e sinistra,senza distinzione di partiti o posizioni e, riferendosi al nuovo presidente del consiglio, ha urlato: “Pensate se Obama da presidente fosse anche il proprietario della Fox, della Abc e di altre televisioni”. Poi ribadisce:“Questa non è una manifestazione contro i giornalisti, è contro gli editori,contro un certo tipo di stampa. Abbiamo ancora un certo tipo di giornalisti, sono quelli che vivono sotto scorta!”. Il V2-Day si è concluso con i 26 minuti di Travaglio. Ha parlato di un sistema di informazione che è in mano alla politica e dei fondi statali all’editoria: “Nei paesi più evoluti, c’è un tetto di pubblicità invalicabile in televisione. Non si può trasmettere spot intervallati ogni tanto da un telegiornale che, fra l’altro, è falso. Nessuno ha il coraggio di fare una legge per avere dei limiti alla pubblicità perché sappiamo bene di chi è la tv e quel signore non ha intenzione di rinunciare nemmeno ad un euro.” Travaglio prosegue spiegando di essere d’accordo con l’abolizione dell’ordine dei giornalisti,pur credendo alla necessità di un ordine serio che controlli determinati requisiti senza che vi convivano giornalisti che danno notizie e giornalisti che non ne danno. “Noi avevamo addirittura un giornalista che faceva la spia per il S.I.S.M.I. Adesso è in parlamento anche lui, naturalmente.” Parlando del referendum, quello sull’ abolizione della legge Gasparri, Travaglio afferma: “E’ fondamentale perché il problema della tv non è che è piena di servi,ma che il sistema crea i servi e li manda avanti penalizzando quelli bravi. Pensate se la Rai non fosse più occupata dai partiti,pensate se al posto dei politici che stanno al consiglio di amministrazione mettessero delle persone che ne capiscono di cultura, cioè quelli che dovrebbero gestire un’azienda culturale e televisiva”. Parla di una dequalificazione professionale, del fatto che i partiti non si servono della Rai solo in campagna elettorale,ma ogni giorno ad ogni ora; parla di quei pochi giornalisti che danno le vere notizie e di quelli che scelgono temi per favorire un candidato elettorale. Conclude il suo discorso dicendo: “Continuare a voler bene all’informazione, sentitela vostra.”

Per chi volesse vedere l’intero intervento di Marco Travaglio il sito è: http://video.google.it/videoplay?docid=4474752540235522278

martedì 6 maggio 2008

Recensione: DIARIO DI SCUOLA

Insegnante di nozioni o di vita?

Pennac scrive un libro sulla scuola si,ma diverso dagli altri. Parla al punto di vista di coloro che vanno male,di coloro che nonostante il passare degli anni sono ancora gli “asini” di turno. Scrive di un dolore di cui non si parla mai: il dolore di quando non si riescono a capire le cose.

L’autore non ne parla per sentito dire, ma come diretto interessato,come “ex-somaro” che ha vissuto gli anni scolastici come un incubo fino all’arrivo di quattro professori che,forse inconsapevolmente, gli hanno cambiato la vita.

Ora è lui a cambiare la vita a tanti bambini e ragazzi,in cui riconosce se stesso anni fa,con domande sottili,ironie,giochi e umanità. La prima cosa che fa è cercare di guarire i suoi alunni dalla paura e poi con nuovi metodi cerca di incuriosirli fino a portarli ad amare anche grammatica e matematica.

Non fa miracoli portando tutti al 10, ma riesce a creare serenità in un ambiente in cui per lui non conta il livello della classe,ma il livello individuale,la persona.

Forse è proprio la sua esperienza personale a permettergli di essere ciò che è oggi,a capire come pensano i bambini,quali sono le loro paure e i loro sogni,guidandoli verso ciò che diventeranno,per poi rimanere sorpreso incontrandoli anni e anni dopo per strada e “accorgendosi ad ogni incontro che una vita è sbocciata,imprevedibile come la forma di una nuvola”.

Fin troppo abituato a sentirsi dire che non avrebbe combinato niente nella vita,fa l’esatto contrario trasmettendo passione e sapere, ed evitando tutte quelle frasi tipiche dei professori come: “Con dei voti del genere cosa puoi sperare?”, “Quante probabilità di essere promosso pensi di avere?” o “Il diploma non lo avrai mai se continui così!”.

Come avvenne il passaggio da somaro a professore e da quasi analfabeta a romanziere non si può capire,ma attraverso episodi della sua vita ognuno può immaginare ciò che preferisce:un caso,uno scherzo del destino o un miracolo. A ciascuno la sua scelta.

Vite che si intrecciano con la sua e che cambiano grazie a poche parole,sguardi o ad una frase. Nessuno lo sa meglio di Pennac che un giorno,seduto nella sua cameretta, osservava dalla finestra due rupi scoscese già famose per abbreviare le sofferenze. Mentre le osservava con un po’ troppo trasporto il padre bussò e infilò dentro la testa: “Ah! Daniel mi sono dimenticato di dirti che il suicidio è un’imprudenza”. Una sola frase. E’ bastata.

Altri episodi della vita di Pennac si susseguono fra le pagine del libro, anche senza una sequenza temporale: gli anni più brutti della sua carriera scolastica seguiti dall’incontro con un professore di francese che,forse colpito dalla fantasia delle sue giustificazioni, scoprì il narratore che era in lui esonerandolo dal compito generale per commissionargli un romanzo e scatenando in lui anche l’amore per la lettura.

L’incontro,ormai da professore, con Nathalie,la bimba delle elementari che trovò singhiozzante fuori dalla scuola e che,fra una lacrima e l’altra, gli confidò il motivo di tanto dolore: “Non riesco a capire la proposizione-subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione”. Pennac riuscì a trattenere le risate e tornati in classe,in meno di cinque minuti il problema era stato risolto e oggi che Nathalie ha 37 anni probabilmente non pensa più alle subordinate a meno che non abbia una figlia di 12 anni che le somiglia molto.

Il ragazzo svogliato che di fronte ad un compito in bianco gli restituì l’orologio,che chissà come gli aveva appena preso, confidandogli di voler diventare un prestigiatore. Oggi è piuttosto famoso.

Pennac ha smesso di insegnare da 12 anni,ma va ancora nella scuole come ospite e dimostra di conoscere i ragazzi nonostante il passare del tempo. Questo libro ne è una chiara dimostrazione.

La lettura è consigliata a tutti,bambini e genitori, ma soprattutto a tanti insegnanti che possano rendersi conto di quanto è importante il loro ruolo nella vita di quelle piccole persone che segneranno per sempre,nel bene e nel male.

Persone che cresceranno diventando medici,astronauti,prestigiatori,scrittori o altri insegnanti e che non dimenticheranno facilmente una persona straordinaria nel loro cammino.

Alice Corsi

lunedì 17 marzo 2008

TRAGUARDO

E’ successo. Lo sto tenendo in mano proprio adesso,con le dita sfioro la pagina lucida. Lo sfoglio,lasciando scorrere lo sguardo su ogni parola,ma senza realmente vederle. La mia mente è altrove,a ricordare. Vedo ogni scena come dall’esterno,ma riconosco le emozioni di quei momenti. Momenti in cui le pagine che tengo in mano non esistevano,non materialmente almeno. La loro essenza però era già nelle nostre menti,dal momento in cui ci siamo accorti di avere un interesse comune,dal momento in cui abbiamo imparato a conoscerci,dal momento in cui siamo diventati un gruppo prima di una redazione. Mi sembra incredibile il potere che ha avuto su di noi l’idea di qualche foglio e dell’inchiostro,monopolizzando le nostre conversazioni,il nostro tempo e i nostri pensieri. La cosa più bella è che non è stato un compito o un lavoro,non una questione discussa distrattamente ad una riunione,ma qualcosa di cui abbiamo parlato e fantasticato ovunque:in aula come a mensa,in treno come su MSN e sì,anche alle riunioni.

Abbiamo progettato,esposto nuove idee,pianificato e il tutto divertendoci.

Abbiamo rispettato le riunioni nei giorni in cui eravamo preoccupati per gli esami; in quelli in cui ognuno di noi aveva altri impegni e sperava di arrivare presto a casa; il giorno in cui una pioggia torrenziale ha cercato di impedircelo e siamo rimasti tutto il giorno a gocciolare finchè non eravamo così bagnati da smettere di preoccuparci; i giorni in cui la riunione era l’unico motivo che ci portava a Savona,anche se alcuni di noi devono affrontare ore di treno. Insomma,nonostante tutto questo ne è valsa la pena e il risultato è qui fra le mie mani.

Mentre pensavo sono arrivata all’ultima pagina e finalmente la mente si concentra su cosa sto leggendo. Sono colpita,non perché sotto al titolo “Redazione” scorgo il mio nome,ma perché vedo i nostri nomi,tutti insieme,vicini.

Mi rendo conto che quella è la prova di quanto abbiamo passato insieme,di come ci siamo impegnati,di come ci siamo divertiti. Adesso lo potranno vedere anche gli altri. Mi scopro a sorridere e alzo lo sguardo,volgendolo intorno. I volti dei miei amici,e colleghi, sono chinati sugli stessi fogli che tengo in mano,ma ciò che mi colpisce di più sono i loro volti. Vi leggo l’entusiasmo,la soddisfazione e l’orgoglio,ma ciò che credo sia più forte in tutti è la consapevolezza di aver raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti e che per qualcuno era un sogno. Fra un momento probabilmente ci abbracceremo ed esulteremo per aver raggiunto il nostro traguardo,ma la cosa più bella è che è anche un meraviglioso inizio. L’inizio del V.V.R.

giovedì 3 gennaio 2008

Arhat Teatro





Giovedì 13 Dicembre il Prof. Pellerey ha invitato il gruppo dell'Arhat Teatro per una dimostrazione pratica del training che sta dietro ad ogni loro spettacolo.
Pierluigi Castelli e Samuele Farina, fondatori del gruppo stesso nel 2005, rispettivamente come insegnante e allievo, hanno intrattenuto i presenti con dimostrazioni pratiche che gli studenti avevano studiato solo sui libri, chiarendo loro le idee.
In mattinata Pierluigi Castelli ha raccontato alcuni episodi della sua vita legati a quello che poi sarebbe diventato il suo mondo; ha parlato dell'istruzione nelle scuole, del ruolo del formatore, del gruppo teatrale Daidalos da lui diretto, della collaborazione con il Teatro Tascabile di Bergamo e di spettacoli teatrali ai quali ha assistito, uno in particolare: “L'incontro con l'Odin mi ha cambiato la vita, è stata l'esperienza più straordinaria e lo penso ancora dopo trent'anni. Durante quello spettacolo quelle otto persone, quegli otto corpi mi hanno rovesciato addosso una valanga di emozioni e parole di cui non capivo nulla: solo dopo ho scoperto che parlavano una lingua indios antica”. Nel pomeriggio Castelli ha chiesto a Samuele di dare dimostrazioni pratiche di ciò che spiegava a voce, mostrando tutte le varie fasi del training e permettendo così a coloro che assistevano di farsi un'idea più precisa del Terzo Teatro. Dopo aver chiarito vari concetti, ha illustrato l'importanza della concentrazione e la sintonia che deve esserci fra corpo e mente, in particolare durante gli esercizi di acrobatica (menzionando il libro “Tracce” di Roberta Carreri nel quale l'attrice affermava che durante quegli esercizi il pavimento era il suo maestro) , il “normale” in rapporto alla recitazione e il rapporto dell'attore con lo spazio e la scena.
In conclusione hanno mostrato una scena dello spettacolo “Ararat”interpretato da Samuele e diretto da Pierluigi che hanno presentato in prima nazionale al Teatro Tascabile di Bergamo. Lo spettacolo tratta della storia del diluvio universale intrecciato ad un mito babilonese e al racconto di uno sciamano. La scena riproduce un' arca all'interno della quale gli attori recitano e il pubblico assiste, ma in questo caso si è svolto nello spazio messo a disposizione dalla biblioteca dell'università.
L'intera giornata è stata interessante e appassionante e questo è dimostrato da coloro che si sono intrattenuti ad ascoltare le spiegazioni di Castelli e a osservare lo spettacolo di Farina anche oltre l'ora programmata.
Sonia Bosio e Alice Corsi

martedì 18 dicembre 2007

Welcome Day



Il Welcome Day è il risultato di un'esperienza che ha permesso a cinque laureande di mettere in pratica le nozioni acquisite durante le lezioni di “Organizzazione del lavoro e Comunicazione aziendale” tenute dal Professor Marinoni, grande esperto del settore. L'idea di questo evento è nata dal docente stesso per poi essere messa in pratica da Francesca Cosentino, Laura Gualandri, Enza Emira Pandolfini, Sofia Melella, Francesca Marzullo, prossime laureate, coadiuvate,oltre che dal Prof.Marinoni,anche dalla Dott.ssa Milano e dalla Dott.ssa Dagnino (quali rappresentanti della SPES), nonché dalla Prof.ssa Molinari. L'esperienza non è servita solo alle laureande,ma anche a tutti gli studenti del primo anno di Scienze della Comunicazione che hanno avuto un'occasione per saperne di più sulle materie del corso da loro scelto, l'utilizzo di questo nel futuro e gli sbocchi professionali possibili.
Il Welcome Day si è svolto il 5 novembre,ma già nei giorni precedenti erano stati affissi volantini e distribuiti inviti che hanno attirato l'attenzione determinando una notevole partecipazione degli studenti che si sono dimostrati interessati e attenti.
Le diverse critiche,che sono state mosse nei confronti del lavoro compiuto, non hanno minimamente compromesso il successo dell'evento, il primo in assoluto per le ragazze.
“E' stato innanzitutto un successo personale, abbiamo creduto tanto in questo progetto e ci siamo impegnate altrettanto per una buona riuscita e soprattutto per imparare qualcosa e così è stato e siamo andate avanti” hanno dichiarato le ragazze che vedono il loro futuro nell'ambito della comunicazione aziendale e quindi nelle pubbliche relazioni. Hanno potuto vivere le difficoltà che comporta l'organizzazione di un tale evento: dal riuscire a gestire i rapporti con tutte le persone coinvolte, a stabilire l'obiettivo, il messaggio, il target, il budget, l'agenda, i relatori, gli strumenti di comunicazione, fino alla definizione degli aspetti logistici e alla cura della parte grafica. Nonostante le difficoltà che possono esserci state la riuscita è totalmente positiva e c'è da augurarsi che le nuove matricole possano ispirarsi a coloro che hanno organizzato questo evento per fare un'esperienza simile che sicuramente rende l'idea di cosa significhi veramente occuparsi di comunicazione e pubbliche relazioni.
Sonia Bosio e Alice Corsi

domenica 18 novembre 2007

La famiglia dell'antiquario

Il Teatro della Corte,dal 13 al 25 novembre, ospita "La famiglia dell'antiquario" di Carlo Goldoni.
Lo spettacolo è nato dalla collaborazione dei Teatri Stabili di Genova e del Veneto e porta in scena attori di grande talento come Eros Pagni,Virgilio Zernitz,Anita Bertolucci e Gaia Aprea. La regia è di Lluis Pasqual,direttore del Theatre de l'Odéon a Parigi per sei anni,direttore della Biennale di Teatro di Venezia,insignito della Legion d'honneur. E' grazie a lui che la commedia ha risvolti contemporanei,nonostante siano passati 300 anni dalla nascita dell'autore. Ogni scena è ambientata in un'epoca differente, partendo dal 1700 fino ad arrivare ai giorni nostri.
L'adattamento cronologico è riuscito molto bene grazie a pochi ma determinanti particolari: le sedie che si evolvono dal legno rivestito di damasco al plexigas,la musica,gli abiti,la luce elettrica e lo squillo dei primi telefoni fino ad arrivare al cellulare. L'intera vicenda si svolge nella casa del Conte Anselmo Terrazzani dove,oltre a lui,si alternano altri personaggi: la Contessa Isabella (sua moglie), il Conte (suo figlio),Doralice (sua nuora), Pantalone (padre di Doralice e ricco mercante), Colombina (cameriera della contessa), Il Cavaliere del Bosco e il Dottor Anselmi (i confidenti della contessa e Doralice), e Brighella (servitore del Conte).
I temi ancora attuali vengono trattati con una sottile ironia e sono:
-la discordia fra le due donne di casa: agli occhi della contessa Isabella,Doralice non è all'altezza del figlio,ma quando mai la suocera è soddisfatta della nuora?
-i due "consiglieri" fanno qualunque cosa pur di accontentare la propria confidente,anche dichiarare l'opposto di ciò che realmente pensano.
-il fatto che le donne falsifichino la propria età. Evidentemente è una caratteristica genetica femminile che si è conservata nei secoli. Lo stesso Conte Giacinto dice alla madre: "Avete 23 anni e scommetto che fra dieci anni ne avrete ancora 24."
Le singole caratteristiche di ogni personaggio permettono di provare simpatie o antipatie fin da subito per poi accorgersi,alla fine dello spettacolo, che il proprio giudizio era sbagliato.
Straordinaria performance degli attori, primo fra tutti Eros Pagni (nel ruolo di Pantalone), la cui interpretazione ha scatenato applausi già dalla prima scena,per poi finire con un'ovazione finale,dovuto tributo al talento dell'intera compagnia.

venerdì 9 novembre 2007

Ratatouille


RATATOUILLE

Regia: Brad Bird
Produzione: U.S.A.
Genere: Animazione

La Pixar è ormai considerata all'unanimità l'unica erede della Walt Disney, infatti, riesce sfornare praticamente ogni anno dei piccoli grandi capolavori del cinema d’animazione, tanto innovativi nei contenuti e nella tecnologia quanto tradizionali nello spirito dei vecchi film Disney. La loro ultima pellicola, “Ratatouille”, ne è l’ennesima dimostrazione.
Il protagonista dell’opera in questione è il topino Remy che,raffinato buongustaio,si rifiuta di cibarsi della spazzatura come fa la sua colonia. Per un incidente si ritrova a Parigi di fronte al ristorante del suo idolo: il cuoco Gusteau, da poco scomparso. Sarà il piccolo Remy, insieme all’umano Linguini, a riportare il ristorante alle stelle.
Il soggetto, originale e fondato su un paradosso, riesce ad affrontare temi importanti, come l’ambizione, il diverso, il rapporto padre/figlio, la discriminazione della donna nel mondo del lavoro, il compito del critico, la scoperta del nuovo, il mutamento nei rapporti di natura e l’importanza dell’immagine nella comunicazione.
L’argomento centrale è l’inseguimento dei propri desideri: Remy è un topo speciale, di cui si riesce a vedere l’umanità e la sua determinazione può insegnare davvero molto, quindi il messaggio che lascia è totalmente positivo: “insegui il tuo sogno”. Chi da bambino non ha mai desiderato di prendere una strada un po’ impervia e che ora ci pare totalmente assurda?Allora però non era così, si parlava di diventare scrittori, musicisti, astronauti o perché no, chef?
Remy ci dimostra che tutto questo è possibile, che con la volontà può succedere di tutto, anche che una colonia di topi (puliti e disinfettati a dovere) prenda possesso della cucina fino a preparare il piatto perfetto per il miglior critico culinario della Francia.
Un altro tema importante è quello del rapporto immagine/comunicazione, che il film affronta in maniera implicita, ma costante, basti pensare a due personaggi: il primo è l’antagonista, che sfrutta senza ritegno l’immagine di Gusteau per pubblicizzare e vendere con profitti maggiori prodotti surgelati di bassa qualità; il secondo è Remy, che, pur realizzando il suo sogno, sarà riconosciuto come un grande chef solo da una stretta gamma di persone, ma il grande pubblico ignorerà persino la sua esistenza, credendo che lo chef del nuovo ristorante sia un essere umano. Ciò accade perché nessuno, a parte qualcuno, potrà mai approvare un topo, o il diverso in generale, come il più grande cuoco di tutta Parigi.
Tutti questi temi sono accennati e non approfonditi, ma in fondo è giusto così, perché un cartone animato non deve fare analisi sociologiche, ma intrattenere con intelligenza gli spettatori, come fa appunto “Ratatouille”.
I difetti di quest’opera stanno in alcuni nomi un po’ banali (Gusteau) e in certi personaggi, come il cattivo che è come al solito arrogante, presuntuoso e antipatico.
Da notare il temuto critico culinario che passa da un colorito pallido e delle occhiaie
scure,nella prima parte del film, ad un colore rosato e un sorriso luminoso in concomitanza con il suo “diventare” buono.
Nonostante ciò la pellicola risulta divertente, effervescente e profonda. Il successo di critica e pubblico si capisce da tutto questo.
Alice Corsi e Yuri Saitta