Benvenuto

Benvenuti sul Blog del VVR!

La versione online del giornale del Campus Universitario di Savona



A volte ritornano...

Dopo alcuni mesi di inattività dovuta a qualche problema tecnico e qualcun'altro più spinoso di genere burocratico, eccoci tornati ad animare la vita al Campus con i nostri frizzanti articoli!

Attualità, eventi, cronaca, politica e poesia torneranno sotto ai vostri banchi per aiutarvi a passare indenni interminabili ore noiosissime di lezione!

VVR è il giornale di chi, come voi, vive con passione l'esperienza universitaria al Campus.

Seguiteci... Non ne rimarrete delusi!

Simone Trimarchi

Visualizzazione post con etichetta Simone Trimarchi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Simone Trimarchi. Mostra tutti i post

venerdì 23 maggio 2008

Senza Wireless: università del terzo mondo?



- Ciao Francesco! Come stai? Come procede l'Erasmus laggiù in Lituania?

- Bene grazie! Questo campus è modernissimo! Possiede ogni sorta di comfort per noi studenti... e pensa, abbiamo persino la rete wireless!

- Ah davvero!? Cavolo servirebbe anche a noi qua a Savona! Sai che comodità? Pensa che volevo addirittura scrivere un pezzo sul giornalino a riguardo.

- Allora buona fortuna! Quando ci ho provato io a fare qualcosa di simile me l'hanno impedito con tutte le forze... la censura purtroppo è stata troppo forte!

Ebbene si, cari studenti, sentitevi pure liberi di indignarvi, di protestare, di organizzare rivolte armate o di far sentire il vostro dissenso di fronte a questo fatto sconcertante : in Lituania, e ripeto, LITUANIA, paese di certo non famoso nel mondo per la sua ricchezza o per la sua modernità, è presente una rete wireless all'Univrsità completamente accessibile agli studenti. Ovviamente il nostro Campus modernissimo, aggiornato, tecnologico e attrezzato con ogni strumento possibile per garantirci i servizi base utili al nostro apprendimento, non possiede una simil rete, impedendoci di fatto il pieno utilizzo dei nostri computer portatili all'interno delle mura universitarie. E perché da noi succede questo? Forse perché la nostra amata regione, incastonata tra mare e monti, con i suoi stupendi paesaggi e le spiagge meta di turisti da ogni parte d'Italia e non solo, è rimasta indietro tecnologicamente rispetto ad altre zone della penisola? Certamente no, dato che a Genova molte facoltà dispongono di questo servizio, e basta posizionarsi nei pressi delle loro strutture per poter accedere liberamente a internet tramite il solo utilizzo del numero di matricola. Tutto ciò è scandaloso, soprattutto se si parla di una struttura savonese riedificata su antiche macerie da pochi anni : ciò farebbe pensare ai più di studiare in una struttura all'avanguardia, ma le aspettative vengono immediatamente frustrate dopo pochi mesi di frequentazione. Economicamente problemi non se ne dovrebbero porre : il progetto di un laboratorio audio-visivo è stato avviato con successo di recente e ciò sta ad identificare o un relativo benessere finanziario o un'errata gestione delle finanze a disposizione; che senso ha mettere a disposizione degli studenti tali attrezzature quando non si dispone di una connessione ad internet pubblica? Certo in aula informatica sono disponibili un gran numero di pc, ma la maggior parte venivano usati dall'intelligence alleata durante lo sbarco in Normandia! Anche in biblioteca vi sono delle macchine decisamente più moderne, ma il loro numero è decisamente troppo esiguo per soddisfare e smaltire la gran affluenza di visitatori quotidiana. E poi, senza prese in giro, è chiaro che usare il proprio portatile per lavorare su progetti o simili, magari nelle ore di pausa tra le varie lezioni, è molto più pratico e comodo che usare computer comuni, in cui vengono accumulati progressivamente tutti i lavori dei vari utenti.

Per non parlare poi dei bistrattati residenti degli alloggi del Campus che, oltre a trovarsi spesso senza riscaldamento o in condizioni sgradevoli simili, devono approfittare degli orari di apertura di biblioteca o aula informatica per poter usare internet, orari che spesso coincidono con delle lezioni e che quindi comportano una scelta fondamentale : continuare a far parte di questa società usando il web come mezzo di comunicazione, o seguire le lezioni per cui si pagano fior fior di quattrini ogni anno. Gran bel dilemma! Contando il fatto che per questi sfortunati ragazzi l'accesso ad internet è impossibile in orari serali o nei week end, potete capire come diventa difficile per loro riuscire a sfruttare questo mezzo di comunicazione diffusissimo e facilmente reperibile ovunque. ( Tranne che al Campus, ovviamente!)

I motivi di questa clamorosa mancanza da parte delle sfere alte dell'Università sono ovviamente inarrivabili e probabilmente non si sapranno mai, ma tutto ciò dimostra un'insensibilità crescente da parte di chi comanda nei confronti di chi tutti i giorni vive all'interno delle quattro mura dell'edificio savonese : se non si interessano alle nostre idee, ai problemi e alle difficoltà, non so sinceramente quanta strada potrà fare questa nuova struttura didattica.


martedì 6 maggio 2008

Mario Dentone - L'arte dello scrittore



Questo mese abbiamo intervistato Mario Dentone, scrittore di romanzi, testi teatrali e assistente della professoressa G. Corsinovi, titolare della cattedra del corso di scrittura creativa. Incuriositi dalla sua storia e dalla travagliata passione per la letteratura, gli abbiamo chiesto di dare a tutti voi alcuni consigli per chi volesse entrare nel mondo della scrittura o per chi fosse interessato a comprendere come avviene la ricerca e la stesura di un testo.

Sappiamo che ha lavorato per gran parte della sua vita come contabile. Com'è nata in lei la passione per la letteratura e perché non ha proseguito gli studi universitari?

Sì, ho fatto per una vita il ragioniere in una grande azienda, per portare a casa uno stipendio per tenere in piedi la famiglia e crearmi una pensione dignitosa. E' stata dura, avendo ben altre ambizioni di vita. Ma quando fui mandato (allora erano i genitori a decidere) a ragioneria per avere un domani il famoso "pezzo di carta", ero davvero il controsenso dello studio, e in particolare delle materie letterarie. Tant'è vero che, pur se a ragioneria l'Italiano era materia di secondo piano, ogni anno ero rimandato a settembre. Fino all'ultimo anno, quando, grazie all'intuito di un anziano docente, scoprii la mia vera passione: la letteratura, la lingua italiana, la scrittura. Non proseguii gli studi universitari perché allora un ragioniere non poteva iscriversi a materie letterarie, e quando avrei potuto farlo ero ormai sposato e dovevo mantenere una famiglia.


Ad un certo punto della sua vita ha iniziato a dedicarsi esclusivamente alla letteratura e alla scrittura. Com'è stato inserirsi in questo mondo? Si aspettava di ottenere successo o scriveva solo per amor di cultura?


Si scrive per amor di cultura, ma si sogna sempre di avere una copertina in una vetrina di libreria o una corte di lettori, di vedere il proprio nome sui giornali o il proprio volto in televisione, sentire squillare il telefono per richieste di interviste, eccetera. E' ipocrita dire no, io non ci penso, scrivo per me stesso...

Il mondo della letteratura è, come ogni mondo in ogni ambito, fatto di piccole conventicole di potere e di grosse caste, di amici di amici di amici che si sostengono gli uni con gli altri, facendo diga a nuovi ingressi e intromissioni. Io non so fino a che punto ne faccio parte, so soltanto, e lo posso dichiarare, di non aver mai chiesto aiuto se non ai miei scritti, ai miei sacrifici, e chi mi è stato vicino lo può testimoniare.

Quanto ha inciso sulle sue opere l'aver conosciuto la professoressa Corsinovi e l'aver iniziato a seguire le sue lezioni come collaboratore?


Con Graziella Corsinovi esiste un rapporto di aiuto letterario reciproco da circa trent'anni, da quando ci conoscemmo in occasione della premiazione del mio primo romanzo, Equilibrio, nel 1979. Da allora ci siamo sempre consultati, sostenuti, lei ha sempre creduto in me e io ho cercato di fare la mia parte come amico e come sostegno a lei. A lei devo riconoscere di aver visto nella mia prima opera teatrale dedicata a Nicolò Paganini, i presupposti di una naturale tensione alla scrittura drammaturgica, essendo lei esperta in letteratura teatrale, incoraggiandomi a proseguire su questa strada, accanto alla mia prima attività di narratore. Ma avevo già tre romanzi editi alle spalle.

Ci può raccontare brevemente come avviene la preparazione di una sua opera? (la scelta dell'argomento, la documentazione, le prime bozze etc...)

Un romanzo, così come un lavoro teatrale, nasce da sé, come sempre, e quasi sempre casualmente, poi se la cosa è quella giusta attecchisce istintivamente, ogni giorno si fa sempre più presente e pressante, fino a che coinvolge e calamita ogni interesse, e allora mi documento, prendo appunti, per anni, fascicoli interi di appunti, ricerche, e poi, finalmente, la penna scrive, e io la assecondo, poi il computer, revisioni, ripensamenti, e quindi l'editore...la tensione di aver fatto una cosa buona... E diciamo che finora mi è andata bene, sia nei romanzi sia nel teatro.


Ha un'autore di riferimento a cui si ispira nella stesura dei suoi scritti? Intendo sia riguardo alla poetica che riguardo allo stile.

Tutti gli autori sono grandi, tutti gli autori sono punti di riferimento, per uno scrittore, così come per uno scrittore esistono sempre quegli autori e quei libri sui quali non può fare a meno, sistematicamente e periodicamente, mai stanco, mai annoiato, di tornare, e nel mio caso posso nominare Cesare Pavese, Marcel Proust, Luigi Pirandello, e uno dei maggiori scrittori e intellettuali d'oggi, e anche grande vero amico, Claudio Magris... Ma, ripeto, potrei elencare altre decine e decine di autori fondamentali...


Che consigli si sente di dare a dei giovani studenti che hanno voglia di scrivere e di cimentarsi con il mondo della narrativa o del teatro e che, magari, vorrebbero un pò farsi conoscere in giro?

Consigli? Uno in particolare: se veramente ci credono, lo sentono, di non mollare, perché cadute, delusioni, come si dice, nasate, ne capiteranno a centinaia, quotidianamente. Scuotere le spalle, la faccia, e rimettersi a tavolino, e... leggere, leggere, leggere, prima ancora che scrivere... Io ho avuto centinaia, dico centinaia, di rifiuti editoriali per i miei romanzi... Non ho mai mollato, sempre con serenità e cocciutaggine sono ripartito, e anche a quest'età ogni giorno riparto.

Simone Trimarchi

SWEENY TODD

Posso farti la barba?

In un mondo del cinema monopolizzato dai film d'animazione, classiche commedie ed horror assurdi girati con la discutibile tecnica della videocamera, il film di Tim Burton presenta elementi originali, oltre che sicuramente di rottura e di anti conformismo rispetto alla massa selvaggia di pellicole che affolla le nostre sale. Sulla scia di alcuni suoi precedenti capolavori quali “Nightmare Before Christmas” e “La Sposa Cadavere”, egli riprende i toni macabri di una Londra del fine settecento, dipinta come una città in cui il degrado regna sovrano e in cui aleggia un'ombra di corruzione, violenza e povertà. La trama, in fin dei conti, non è nulla di speciale : un barbiere, in ritorno dall'esilio, torna in città per vendicarsi del giudice cattivo di turno che ha osato , in tempi passati, arrestarlo e insidiare con avances la moglie in compagnia della figlioletta appena nata: l'abilità innata nel maneggiare i rasoi gli servirà come arma per uccidere e vendicarsi di ogni ignaro cittadino che andrà a rasarsi nella sua bottega. Come si può intuire il sangue scorre a fiumi : non è però una violenza gratuita di quelle da film splatter di serie B, ma una violenza ironica, a tratti divertente, che trova il suo apice nel tragico finale in cui tutto viene rovesciato, come a simboleggiare che in fin dei conti, con la vendetta, non si può che trovare la propria stessa fine.

Sweeny Todd, per il grande dispiacere delle persone che quella sera erano nella sala del cinema con me, è un musical : vi sono molte scene parlate, è vero, ma un buon 80% del film è cantato in lingua originale , con dei mai fastidiosi sottotitoli in italiano che rendono comprensibile il tutto. Questa è stata davvero una scelta molto azzeccata, dato che il non averlo tradotto ha contribuito a mantenere l'atmosfera originale delle canzoni, parte fondamentale del film. Un cast d'eccezione, con ciliegina sulla torta rappresentata da Johnny Depp, aggiunge interesse ad una pellicola che assume anche il valore di banco di prova per attori già affermati, ma impegnati in un lavoro non consueto e lontano dai classici personaggi interpretati in precedenza.

In conclusione Sweeny Todd è uno dei film più interessanti ed accattivanti usciti da poco sul panorama mondiale, che, grazie ad una trama incalzante, alla leggerezza delle canzoni e alla mai banalità delle scene, piacerà sicuramente ad un pubblico molto vasto, fatta eccezione ovviamente per chi proprio non riesce a sopportare la vista di un musical.

Simone Trimarchi

Eco-che?

Genocidio degli sudenti?

Dopo una lunga ed estenuante mattina di lezioni, o ancora peggio di esami, la pausa pranzo arriva come una liberazione, una manna dal cielo che si inserisce nella giornata universitaria tipo : è un momento per molti sacro, di divertimento, chiacchiere e socializzazione. Ognuno poi la vive come preferisce : o con un panino al sole o andando nel centro della città a pranzare in modo più “signorile” o infine usufruendo della mensa del campus. Chi sceglie quest'ultima alternativa ha il vantaggio della comodità : poter mangiare in modo tranquillo e in un luogo vicino ai posti in cui si svolgono le lezioni, non è mica una cosa da poco!

Tralasciando però l'ormai classico dibattito sulla qualità del cibo ( che è a mio parere molto soggettivo e in cui comunque va tenuto conto del fatto che i cibi, per necessità di nutrire un elevato numero di persone contemporaneamente , devono essere precotti) volevo soffermarmi sulla novità in fatto di bibite che è stata introdotta in mensa di recente. La nostra adorata bottiglietta d'acqua a cui eravamo tanto affezionati dopo mesi e mesi di pranzi, è stata di fatto sostituita da una macchina infernale, un distributore formato gigante di bevande alla spina simile a quelli presenti in molti bar.

Sicuramente, grazie a questa innovazione, i costi sono diminuiti, e vi è stato inoltre un grosso risparmio nel riciclo delle numerose bottiglie d'acqua di vetro consumate in precedenza; è anche vero che le bibite sono gratuite e che la varietà di gusti disponibile è notevole ( ACE, limonata, coca cola etc...), ma vogliamo parlare del gusto, dell'aspetto e degli effetti devastanti che queste “cose” avranno sul nostro fegato? Cari studenti, fate prima a portarvi da casa la bottiglia di rhum avanzata dal fine settimana se volete pasteggiare in mensa in modo sano! La cosa assurda è che fino a questi tristi giorni la nostra mensa poteva avere il vanto di cucinare cose commestibili, e quindi di trovare appoggio e sostegno tra molti studenti. Con questa geniale svolta invece, si sono rovinati da soli la reputazione al campus, propinandoci un liquido dal sapore sgradevole che sedimenta sul fondo del bicchiere la polverina tipica di ogni prodotto in bustina! Proprio come le più comuni medicine effervescenti! Quindi credo che se il numero di studenti stava diventando troppo elevato per la capienza del campus, non potevano semplicemente ridurre il numero di posti disponibili al test d'ingresso, anziché cercare di ucciderci con queste nuove bibite ecologiche?

Ai medici l'ardua sentenza.



lunedì 17 marzo 2008

Servizio fotografico al campus: da fuori...oggettivamente

La vita al campus scorre abbastanza abitudinaria e piatta. Di eventi non ce ne sono molti, e quelli presenti sono legati esclusivamente a specifici corsi di laurea, lasciando di conseguenza fuori dalla loro portata coloro che non ne fanno parte o che non hanno un interesse personale nel seguirli. Ultimamente però sembra che le sfere amministrative del campus abbiano deciso di cambiare rotta, legando intensi rapporti di collaborazione e pubblicità con riviste e commercianti locali savonesi: il servizio fotografico realizzato venerdì 8 febbraio è uno dei risultati di questo cambio di tendenza. I responsabili della sua realizzazione sono stati la rivista Epidèmya, free press che lavora all’interno dei locali del campus, occupandosi delle piccole realtà provinciali, e il negozio di abbigliamento Marbella, che ha prestato i suoi abiti per la creazione del servizio. La rivista è composta da Maurizio Ghiso, amministratore unico, Felice Rossello, coordinamento della redazione, e Elisa Maiorino e Susanna Ciani Seren. Sono stati scelti quattro studenti senza
esperienza e anche visibilmente emozionati per posare come modelli: Liù, Sara, Jonela e Christian. Le foto sono state realizzate nelle varie aule in un clima di allegria e spensieratezza, da cui tutti hanno potuto trarre qualcosa di positivo: i neo modelli una piacevole esperienza e qualche euro per le spesuccie quotidiane, Epidèmya un interessante articolo per una rivista che ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo della carta stampata, e infine Marbella e il campus una cospicua pubblicità per i propri vestiti, da un lato, e per i propri locali, dall’altro. La giornata è stata piacevole e sicuramente ha potuto interessare un più vasto raggio di studenti, accorsi ad ammirare le splendide modelle e ad osservare uno spettacolo un po’ diverso dalla monotonia di tutti i giorni.
Bravo campus, continua così!

...Vince VVR...

Era una fredda e solitaria mattina di dicembre. Le lezioni stavano ormai volgendo al termine e il campus si presentava spoglio e solitario. Insieme ai miei inseparabili compagni di avventura e di
lavoro ci trovavamo in un’aula pressocchè deserta per assistere ad una lezione tenuta dal dottor Quagliata. Mentre i nostri volti spenti e le menti assenti volgevano già alle ambite vacanze natalizie, una frase colpì la nostra attenzione, e accese un barlume di speranza in noi” Il lavoro di un giornalista si può riassumere in un semplice motto: Vado, Vedo e Racconto. Questo è quello che deve saper fare un buon scrittore!” Quella frase ci colpì subito, tutti concordi pensammo entusiasti che quello sarebbe potuto diventare uno dei possibili titoli per il nostro giornale, titolo che rappresenta noi, certo, ma anche lo spirito che pervade il campus intero e di conseguenza tutti gli studenti. V.V.R. Ha vinto il sondaggio proposto sul blog, con una percentuale del 46%, seguito da Quelli che il Campus con il 43% ; si è fatto valere Punto Zero con il 7% mentre La finestra sul campus e Giornalisti per caso non hanno riscosso molto successo.

giovedì 8 novembre 2007

La mia prima volta...

Tante sono le aspettative, le emozioni, i desideri e le paure che ognuno di noi prova quando inizia una nuova esperienza. Spesso veniamo delusi, altre volte invece ne siamo incantati, ma credo che fondamentalmente l'importante sia provarci, sperimentare sulla propria pelle queste esperienze, perchè, comunque andranno, ne potremmo solo uscire più forti, e, si spera, migliorati.
La prima volta al campus ne può essere un esempio : una miriade di emozioni in un unico attimo, sensazioni che si affollano l'una sull'altra... pensieri, tanti pensieri diversificati, di ogni genere, su qualunque cosa. Confusione. Tutto però deve ritornare all'ordine, si sta per affrontare un test importante, la mente deve essere lucida. Non si può sbagliare : il nostro futuro dipende da questo giorno.
Quasi un'intera mattinata è predisposta a questo evento, tantissimo tempo a pensarci, ma nel ricordo vi sono solo attimi, immagini e colori non sufficenti a creare un quadro completo di quella fatidica mattinata. Il tempo passa, e tutto svanisce. Il nostro futuro è stato deciso in quelle lunghissime ore sembrate così brevi. Non ci resta che aspettare ora di vedere il nostro nome stampato su un foglio, semplici caratteri appiccicati su un pezzo di carta, apparentemente senza senso, ma che, per quelle persone che erano lì, quella mattina interminabile, possono valere un futuro.

Sensazioni....

La vita ha il fantastico dono di riuscire a stravolgere le nostre abitudini, di cambiare completamente le carte in tavola, di precludere e aprire allo stesso tempo vie e possibilità che prima ci risultavano inimmaginabili. Trascorriamo la nostra vita in serenità, spensierati, affrontando i piccoli problemi di ogni giorno. Ad un tratto, improvvisamente, un'idea strana inizia a rimbombare nella nostra testa , una vocina che forse ci parlava fin dal liceo, ma che probabilmente avevamo soffocato a favore del proseguo tranquillo ed equilibrato della nostra esistenza : iscriversi all'università.
Perchè stravolgere tutto? Cambiare abitudini, come fare il pendolare quando alla fine il treno lo si prendeva solo la domenica da "pivelli" per andare al mare? Perchè buttarsi di nuovo a capofitto su tomi alti 10 cm? Perchè rinunciare al vecchio stipendio che ci permetteva di toglierci tante soddisfazioni? Certo, al liceo si era bravi studenti, poche difficoltà nello studio e un impegno costante... Perchè però ritornare nella mischia quando ormai ce ne consideravamo tagliati fuori? Tante sono le risposte possibili, le spiegazioni che cerchiamo di auto-imporci : nessuna probabilmente risulterà logicamente o razionalmente valida alla maggior parte delle persone che ci guardano dall'esterno.
Ma cosa importa? Anche se opponiamo resistenza, ormai dentro di noi conosciamo la nostra strada. Quella che alla fine abbiamo intrapreso, e che stiamo vivendo : facendo i pendolari, rinunciando allo stipendio e tornando a picchiarci, ebben sì, con i fantastici tomi da 10 cm.