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La versione online del giornale del Campus Universitario di Savona



A volte ritornano...

Dopo alcuni mesi di inattività dovuta a qualche problema tecnico e qualcun'altro più spinoso di genere burocratico, eccoci tornati ad animare la vita al Campus con i nostri frizzanti articoli!

Attualità, eventi, cronaca, politica e poesia torneranno sotto ai vostri banchi per aiutarvi a passare indenni interminabili ore noiosissime di lezione!

VVR è il giornale di chi, come voi, vive con passione l'esperienza universitaria al Campus.

Seguiteci... Non ne rimarrete delusi!

Simone Trimarchi

Visualizzazione post con etichetta Laura Liù Mariuz. Mostra tutti i post
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venerdì 23 maggio 2008

Tempesta

Il tumulto del cuore
Ci sono istanti di vita in cui percepisci talmente tanto dentro di te che non puoi
esserne padrone. Il conflitto interiore si agita come l’uragano che nel baricentro della tempesta scombina ogni certezza. Un numero esagerato d’anime, tutte parte di te, ti gridano, ti consigliano; l’unico guaio è che ognuna di esse esprime il suo disaccordo con le altre soluzioni. Il caos si propaga attraverso le tue vene, infuria, sembra voler implodere. Non vuoi, non puoi permetterglielo. Ti sentiresti perso se t’abbandonassi al delirio incontrollato di quelle onde. Scoppia al tuo interno ogni delirio possibile con una forza, forse, solo pari al Big-bang...un esplosione che o crea tutto o stermina tutto. Al di fuori di te una calma glaciale, l’emozione è oppressa, rinchiusa...ogni grido soffocato. Hai paura, ma nello stesso istante sai che la tempesta è il passaggio obbligato per raggiungere la bellezza totale dell’arcobaeno. Metafore, metafore e ancora metafore... ma tu sai cosa dico...tu sai cosa racconto. Tu conosci i momenti di sofferenza incui il nostro piccolo cuore corre all’impazzata alla ricerca di una soluzione. Quei momenti in cui chiedi, ambisci il lieto fine, anche solo per qualche secondo. Raccontami anche tu la solitudine del cuore quando le tue lacrime sole, senza nessuno che può capire davvero, piangono in cerca dell’arcobaleno. Ognuno di noi, sono certa, ha provato almeno una volta la sensazione di sentirsi crollare la terra sotto i piedi. Tutti noi abbiamo lottato per fare in modo che, almeno una volta, si potesse stringere tra le mani quel lieto fine. Se è vero vi chiedo, in nome di ciò che conoscete, guardatevi intorno: forse proprio in questo istante la tempesta sta divorando qualcuno che amate e forse il vostro sorriso amico potrebbe portare un pò di luce nell’oblio.

Rialzarsi

Lancinante è il dolore della sconfitta
quando è il tuo stesso cuore, svuotato,
il premio della vincita, ormai partita.

Il colosso dei cieli si apre straboccante
pronto a inghiottire con avidità il tutto,
quel tutto che avevi costruito, che eri tu.

Ma il dolore non deve uccidere la volontà.

Ancora fiera, devi ammettere la perdita.
Ancora viva, devi ricostruire il tuo tutto.
Ancora tu, devi svegliarti all’orizzonte.

Evasione

Richiamo al cuore una goccia d’azzurro,
ridipingo l’immensità del mare sul mio corpo.

Sento il fruscio del fiume scorrere su me:
lava ogni molecola del piccolo corpo
lasciando evaporare lontano le angoscie.


Calma, quieta, sull’isola disegnata a sogno,
evasa dall’umano corpo, sono spirito
nell’anima dell’assoluto la pace sono io!


Il vento suona violini verdi,
messaggeri di silenziosità,
il tutto caotico diviene
immagine immobile: stasi.

martedì 6 maggio 2008

La gioia di vivere

La vita pulsa più forte negli istanti in cui il nostro corpo è irradiato dall’emozione. Qualsiasi sia la natura delle emozioni esse ci permettono di sentire la vita. Possiamo provare a catturare tramite
parole, foto od ogni altra forma d’arte questa natura implosiva dell’esistere, questo suo implacabile fascino, ma tutto sarà vano. L’emozione, battito sfolgorante di vita, trae la sua bellezza nello scorrere dell’infinito e nella sua intangibile essenza. Non cercherò quindi di parlarvene, proverò invece a convincervi a non temere la sua incredibile potenza. Le emozioni spaventano... Non possiamo spiegarle, ci colgono impreparati, ci fanno provare cose indefinibilmente immense. Troppo spesso, noi che ci sentiamo cosi piccoli a confronto di quel tutto, scambiamo questo dono come una minaccia perdendo inevitabilmente occasioni di vivere la vita in tutta a sua magia. Non posso dirvi il perchè: le emozioni non si spiegano, si sentono. Fidatevi! Provate a immergervi senza paura d’essere feriti nel turbine sfavillante delle emozioni, lasciatevi sedurre dai loro incanti, vivetele con la gioia d’esistere...
Perchè....

Il giorno in cui ti fermerai, in cui occorrerà assolutamente rendersi conto di ciò che si sta facendo, di ciò che si è. Nel momento in cui le emozioni saranno impalpabili e nello stesso modo perfettamente percettibili. Nell’attimo in cui osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Ti guarderai non osservando l’involucro della tua anima e il tuo occhio si poserà più a fondo. L’impercettibile movimento delle molecole del tuo viso ti rimanderà al tuo essere. Come il più attento ricercatore dovrai valutare il soggetto più importante: quello che hai creato, quello che respiri in questi secondi, quello che sarà le fondamenta per la crescita...tu. Quel giorno potrai dire d’essere vissuto veramente, d’aver dato, d’aver amato... Potrai dire a te stesso: c’ero, con anima e cuore, in ogni istante ed ora ogni momento esiste in tutta la sua immensità in questo piccolo incredibile corpo!
Vi voglio donare qualche piccolo ritaglio
delle immense emozioni dell’essere
umano...spero possano emozionarvi.

Laura Liù Mariuz

Poesie: Vorrei...ma sono...

Vorrei ...ma sono....
Vorrei piangere lacrime di ghiaccio
quelle di sangue sciupano il mio volto!
Vorrei una pietra al posto del cuore
per somigliare alla persona che amo!
Vorrei giudicare illusioni tutti i miei sogni
e avere il coraggio d’abbandonarli a morte!
Vorrei strizzare il tuo cuore tra le mie mani
per scoprire se davvero è pregno d’amore!
Vorrei...ma sono...
Ma sono ferita in pieno cuore
e il sangue non può non scorrere!
Ma sono diversa, ho occhi profondi,
non cristalli come l’azzurro di marmo!
Ma sono testarda, determinata verso tutto
incapace d’abbandonare ciò che posso far
vivere!
Ma sono troppo dolce per ferire,
impossibile mi è conoscere la tua verità!
Ti amo...ma tu?

Laura Liù Mariuz

E’ mia!

Rivoglio sondare l’immenso colore:
credere ancora nelle magie semplici.
Piango! per espellere il veleno che
il mondo a morte m’ha somministrato.
Grido! per cacciare l’orgoglio insulso
creato dalla maschera stupida che mi cela.
Danzo! sotto il furore impetuoso,
voglio il suo fuoco per bruciarmi.
Impugno la vita con ambo le mani:
è mia! Voglio infonderla nel mio sangue.

lunedì 17 marzo 2008

Convivenza: tra individualismo e interessi comuni

A volte ti guardi intorno e osservi cosa succede, studi storia e ti chiedi cos’è che ha scatenato questo fenomeno, segui le parole dei più influenti Mass Media e ti chiedi se è davvero come vogliono farci credere o, come nelle tue speranze, se c’è dell’altro. Forse è una barriera di falsità
per proteggersi e non essere feriti, forse è solo un’allucinazione prodotta dal sovraffollamento di notizie. Sta di fatto che l’individualismo è un concetto assai radicato nella nostra società, dalla
ricerca del profitto personale in campo economico e lavorativo alla semplice volontà di primeggiare nei rapporti affettivi, per soddisfare il bisogno “d’essere visti”. Il pensare a se stessi ci porta sempre maggiormente ad allontanarci dagli altri rendendo i legami tendono a essere meno profondi. Si conoscono un sacco di persone, ma quelle con cui esiste un legame “vero”, di quelli che oltrepassano come importanza i propri bisogni, le puoi contare sulle dita di una
mano. Vi è mai capitato di sentire “non c’è più rispetto” oppure “la gente è sempre più
maleducata”? Maleducazione e rispetto sono, a mio parere, fondamentali in questo discorso
poichè sono due dei parametri più adatti per misurare l’attenzione e, in un certo senso, anche la sensibilità che una persona ha nei confronti degli altri. Ed è proprio di questa mancata attenzione
di cui parlo: gli altri sono solo comparse più o meno utili nella nostra vita o forse dovrebbero essere dei compagni che ti aiutano a costruire un tuo percorso? Non so se vi è mai capitato di notare come spessissimo questo egocentrismo ed egoismo porta la gente a danneggiare
anche se stessi. Molto spesso tante discussioni, litigate furibonde o addirittura rotture di rapporti, si potrebbero risolvere con una facilità a dir poco impressionante, con l’unica fatica di cercare di capire cosa intende chi ci sta davanti. La nostra società si è talmente modernizzata
da aver quasi perso di vista quelle che sono le fondamenta su cui creare il progresso. Si tende a dimenticare i propri obiettivi cosi come l’importanza degli altri e a rimanere accecati dalla valanga d’informazioni che ogni giorno si catapultano davanti ai nostri occhi. Ci rifugiamo in noi stessi, nei nostri problemi, nella nostra storia, nel nostro punto di vista e diventiamo talmente
presi dalla nostra vita che dimentichiamo cosa c’è al di là del nostro paraocchi. Dimentichiamo che nello stesso istante in cui andiamo a fare shopping, c’è gente che sta vivendo una guerra; non ci rendiamo conto che la nostra stessa Nazione è in guerra; non vediamo la gente che soffre proprio accanto a noi solo perché non la conosciamo; se vogliamo avvicinarci nel profondo della questione, non sappiamo neanche vedere quando una persona a noi veramente vicina ha bisogno di aiuto. Potete rivedere quest’atteggiamento in larga scala, dai coinquilini ai rapporti internazionali e politici. Come animali sociali dobbiamo vivere insieme su questa terra. Abbiamo creato l‘economia, la politica, la sociologia e mille altre discipline che cercano di garantirci la migliore convivenza possibile, eppure nella perfetta modernità a cui siamo giunti, ci dimentichiamo la cosa più semplice: ascoltare gli altri. Interessi personali e interessi comuni
possono sembrare incompatibili in certe situazioni. La domanda che ci si pone è: perché dobbiamo ascoltare gli altri, capirli e andargli incontro quando è molto più semplice farsi i fatti propri e, come il capitalismo insegna, gestire i propri interessi? Il fatto è che, anche se nell’immediato, gestire i propri interessi può essere la cosa che ci avvantaggia maggiormente,
allargando la scala a un periodo maggiore, ci si rende conto che occuparsi degli interessi comuni può essere assai più producente. Questo perché non si va a creare solamente un benessere individuale, ma collettivo, in cui più persone hanno interesse a sostenere la situazione e a collaborare per mantenerla. A mio avviso questa seconda possibilità è molto più solida, dà più sicurezze e ci
permette di creare quel clima fiorente in cui far germogliare anche gli interessi
individuali. Riflettete e, se v’interessa, rispondete con arricchimenti o confutazioni sul blog del giornalino. Magari vi pubblichiamo.

Servizio fotografico al campus: da dentro... soggettivamente

Stavo studiando in biblioteca quando mi hanno proposto di fare parte dell’iniziativa. Ho accettato subito perchè mi è sembrata un’esperienza interessante dalla quale potevo anche far nascere
un bell’articolo! Venerdì, due giorni dopo, si sarebbe realizzato il servizio: noi modelli ci aspettavamo un lavoro
molto meno professionale, che ci avrebbe rubato solo qualche oretta.
L’organizzazione di Epidemya con la sua professionalità ci ha sorpresi, anche se improvvisata in poco tempo, ha dimostrato l’eccellente capacità di lavoro di cui sono dotati i membri della rivista.
Il tempo utilizzato è stato minimo: mercoledì hanno contattato e ricercato i modelli, giovedì è stata fissata la prova abiti, venerdì il parrucchiere e nel pomeriggio il servizio fotografico. Mi ha
impressionato, soprattutto dal punto di vista giornalistico, come siano riusciti a svolgere un’iniziativa cosi complessa e d’alta qualità in pochissimi giorni. Soprattutto tenendo conto che si parla di una rivista free press, savonese, e non al livello di un quotidiano come “La stampa”. Vi invito a leggere Epidemya perché i loro creatori, e soprattutto la bellezza della rivista, meritano la vostra attenzione. Gentilissima e disponibile, l’equipe del negozio “Marbella” ha aiutato
noi modelli a superare l’imbarazzo iniziale. Al momento degli scatti c’era un clima molto piacevole di complicità e divertimento tra i vari componenti del gruppo, guidati dalla professionalità del
fotografo Flavio Rosso. Questa capacità d’interazione e di creare coesione tra i vari ruoli lavorativi è stata l’altro fondamentale ingrediente, un ingrediente che ha saputo rendere il
lavoro ancora più professionale e piacevole. In conclusione posso dire che è stata, imbarazzo a parte, una bella esperienza che mi ha permesso di vedere più da vicino uno di quegli aspetti che possono entrare a far parte del futuro di un laureato in Scienze della Comunicazione, ovviamente
non come modello ma come redattore della rivista.