Benvenuto

Benvenuti sul Blog del VVR!

La versione online del giornale del Campus Universitario di Savona



A volte ritornano...

Dopo alcuni mesi di inattività dovuta a qualche problema tecnico e qualcun'altro più spinoso di genere burocratico, eccoci tornati ad animare la vita al Campus con i nostri frizzanti articoli!

Attualità, eventi, cronaca, politica e poesia torneranno sotto ai vostri banchi per aiutarvi a passare indenni interminabili ore noiosissime di lezione!

VVR è il giornale di chi, come voi, vive con passione l'esperienza universitaria al Campus.

Seguiteci... Non ne rimarrete delusi!

Simone Trimarchi

Visualizzazione post con etichetta Collaboratori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Collaboratori. Mostra tutti i post

martedì 6 maggio 2008

Beatrice Cozzi-Parodi. Prima grande ospite al campus bligny

Primo grande incontro al campus Bligny (nell' ambito del corso sull’ “Organizzazione del lavoro”, condotto dal professor Marinoni e tenutosi nel mese di febbraio) con la dottoressa Beatrice Cozzi-Parodi, presidentessa della Camera di Commercio di Imperia e a capo del suo Gruppo Cozzi – Parodi. Gli incontri prefissati dal Dott. Marinoni sono stati inseriti nel corso soprattutto per dare a noi studenti un' idea reale di come sia lavorare in un’azienda o, in questo caso, in un ente pubblico. Durante l' incontro si sono toccati i punti salienti sull’organizzazione di una comunicazione aziendale come, per esempio, la nuova newsletter (voluta proprio dalla Dottoressa Parodi ) della Camera di Commercio “Monitor Riviera” in cui l’ente pubblico ha trovato un punto di contatto con i cittadini per informarli di tutto ciò che accade alla loro provincia in maniera più diretta e fresca. “La provincia deve crescere”, è questo il progetto; la Dottoressa Parodi è in corsa per perseguire questo obiettivo, cercando di portar fuori Imperia dal torpore in cui è caduta negli ultimi anni e cercando nuove iniziative che possano mettere in luce il ponente ligure,come ad esempio il seminario “IM, significa impresa e Imperia” in cui la dottoressa ha illustrato i progetti in atto per le imprese,il cuore vitale del nostro Ponente. Noi studenti abbiamo notato il grande spirito della Dottoressa con cui, sia per “valori affettivi” che per doveri, porta avanti questa sua ambizione:valorizzare l’imperiese,sua terra natale. Infatti è nata a Bordighera e da lì è cresciuta prima lavorando con il padre, l’imprenditore Pier Giorgio Parodi, poi a fianco del marito, l’onorevole Cozzi, scomparso prematuramente nel giugno del 2004, formandosi così da sola e scalando sempre di più la vetta del successo???. Oltre che rappresentare gli esercenti liguri, la Dottoressa è la grande imprenditrice del suo gruppo edile Cozzi –Parodi, che si è occupato della costruzione di strutture turistico-recettive nel piccolo comune di Castellaro,a Sanremo,a Marina degli Aregai e Marina di Santo Stefano e ha attualmente in corso progetti quali il Porto di Ventimiglia.

Una delle domande che sono state poste alla dottoressa è stata: “Ma allora come si può combattere contro il conflitto di interessi che la assalgono,essendo a capo di un ente pubblico e di uno privato?” La pronta risposta è stata: “ Io tenevo tre telefonini una volta: uno per l ‘azienda, uno dell’ente e uno privato” ribadendo così la separazione che fa fra le istituzioni. La Dottoressa poi diventa un esempio di come una donna possa farsi valere “quasi” da sola,nonostante esistano ancora distinzioni sessiste. Lei smentisce il “quasi” ammettendo di essere stata “privilegiata” grazie alla protezione prima del padre e poi del marito. Tuttavia io penso che senza grandi capacità non sarebbe potuta arrivare dov'è ora: a gestire un gruppo così grosso e prendersi le responsabilità di un'istituzione pubblica. Indubbiamente non è stato facile per una ragazza di 38 anni che ha attraversato momenti difficili nella vita privata,ma che si è sempre rialzata portando avanti le sue ambizioni.

Francesca Zoccali

giovedì 28 giugno 2007

Scienze della Persona


E’ tempo di scelte e bilanci per gli studenti. Scelte non sempre facili, bilanci dettati dall’emotività del momento o, qualche volta, affrettati e, vorrei aggiungere, scontati.
Comunque sia, è tempo di scelte e bilanci….
Per i fortunati che possono continuare gli studi o per quelli che si accingono a finirli, la facoltà alla quale si è iscritti sembra essere un punto fermo per il proprio futuro.
Un luogo dove i sogni e i desideri si mischiano con la realtà, creandone una nuova, più vera e possibilmente non solo virtuale…
Ma nell’entusiasmo degli inizi o delle fine di tale esperienza, non bisogna perdere di vista l’obiettivo finale: laurearsi nella difficile professione di essere persone, prima ancora che in una qualsiasi altra disciplina. Pensate: “dottori in Scienze della Persona”, magari con un bel 110 e lode…
Essere persone consapevoli è il nostro vero obiettivo, non ottenere un pezzo di carta!
Conquistare il nostro spazio interiore dovrebbe essere la nostra vera ambizione, senza sperare che la laurea o i docenti possano sostituirsi alle nostre responsabilità.
Troppo spesso, infatti, le aspettative superano i risultati. Così, si ricade nel facile luogo comune dell’inefficienza dell’università italiana, dell’inevitabile suo declino, della ormai cronica inadeguatezza dei programmi, dell’assoluto menefreghismo dei docenti, ecc…
Tutte facili scappatoie per un pensiero di comodo, che poco si addice alla coscienza critica che uno studente universitario dovrebbe possedere.
Certo, è vero che altrove i campus sono più belli, più attrezzati, più moderni. Ma non sottovalutiamo quello che ci è messo a disposizione da questo Campus, da questa Facoltà. Scienze della Comunicazione di Savona è una facoltà nuova sotto un duplice aspetto. Nuova perché in continua evoluzione: basti pensare che ogni anno cambiano i programmi, i laboratori, le iniziative. E nuova soprattutto per la mentalità delle persone che ne fanno parte: in primo luogo i docenti, molti dei quali ampiamente disponibili, oltre che competenti, il personale amministrativo e tutti coloro che in essa lavorano. Persone, che lavorano per noi, che continuano a studiare insieme a noi e che progettano il futuro di questa facoltà assieme a noi. Non è poco!
Non sarà il fascino dell’avanguardia, ma di certo è quello della complicità e della serietà.
Chissà se poi, noi studenti, in un fantascientifico esperimento, sapremmo fare molto di più? E se sì, perché, invece di passare il tempo in inutili e quanto mai improduttive polemiche, non proviamo a implementare il nostro sistema mentale per proporre idee, lanciare iniziative, aprire nuovi spazi? So che di idee e menti brillanti, in questo Campus, ce ne sono in quantità: sia da parte degli studenti che da parte dei docenti.
Basta un accenno che subito una chiacchierata in pausa mensa diventa un nuovo spunto per la lezione o magari persino un progetto…Ma ci vuole pure la volontà, la voglia di fare.
Perché, senza quella, di strada se ne fa davvero poca. Troppo comodo dare la colpa ai programmi, quando si cerca di evitare di studiare pure quelli minimi. Facile dire che il docente non ha saputo spiegare, quando si passano le già limitate ore di lezione a non ascoltare. Forse sarebbe utile capire se si vuole veramente imparare. Prima di avere fatto questa scelta, non si può pretendere di essere ascoltati, capiti, aiutati…
Credo che, più di ogni possibilità, quella della comunicazione, sia una scienza che ci fa crescere come individui, capaci di utilizzare delle competenze come trampolino di lancio verso nuove sinergie. L’università diviene, allora, un luogo dove veramente imparare, transitando per i prati del campus e colmando il nostro “sacco vuoto” di nuovi contenuti.
Un luogo dove si ricevono energie più che nozioni, dove soprattutto si diventa ricchi di quell’umana comprensione che ci rende ancora prima che laureati, Persone!

Anna Scavuzzo

giovedì 21 giugno 2007

News by RSS

Volete sapere sempre cosa succede al Campus senza dover andare sui vari siti (anche se sono molto belli ;-) ) che ne parlano? Volete con un solo click ricevere tutte le news del campus? Non vi resta che accedere una sola volta a http://www.campus-savona.it/, sottoscrivere i feed RSS che più vi interessano tra gli otto disponibili (accoglienza, arte e cultura, aziende, formazione, ricerca, sport, svago e università) e da quel momento, utilizzando un programma di lettura dei feed (IE7 e mozilla lo fanno, ma ci sono anche programmi dedicati freeware come feedreader), riceverete ogni nuova informazione pubblicata. I canali li trovate nella pagina dedicata alle news ed eventi.
Anche il blog della redazione di “Quelli che il Campus...” pubblica dei feed e quindi ogni nuovo articolo pubblicato potrete leggerlo immediatamente.
Per una descrizione accurata di cosa sono i feed RSS, come si comportano e cosa fanno, vi rimando a wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Really_simple_syndication), perché rischierei di essere più noioso di quello che normalmente sono! Vi dico solo che sono uno strumento utilissimo, ed è importante, per tenersi sempre aggiornati, utilizzarli.


Marco Ruggero

Al Campus il convegno provinciale sulle energie rinnovabili



L’ 11 giugno 2007 il Campus Universitario Savonese ha ospitato l’importante convegno “La Provincia di Savona rinnova le energie”, evento che si inserisce nel programma energetico ambientale provinciale per la diffusione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico.
Il programma del convegno, esteso sull’intera giornata, ha previsto la partecipazione di importanti ed autorevoli testimonianze che dimostrano come territorio, sostenibilità energetica e mondo accademico possano interagire positivamente, ponendo la nostra Provincia in netta evidenza sul piano dell’utilizzo delle energie rinnovabili in ambito nazionale.
La scaletta dei lavori ha previsto preliminarmente un indirizzo di saluto ed un piano introduttivo da parte delle autorità provinciali. Tra gli interventi: Marco Bertolotto, Presidente della Provincia di Savona, ha sottolineato l’importanza di promuovere strategie ed investimenti territoriali in energia sostenibile; Enrico Paliotto, Assessore alla Tutela Ambientale, ha illustrato l’origine antropica dei cambiamenti climatici ed ha presentato gli obiettivi del piano energetico provinciale.
Carla Siri, Assessore all’Educazione Ambientale, ha sensibilizzato la platea sulla tutela e sul rispetto dell’ambiente, sottolineando la necessità di concertare un razionale piano di gestione dei rifiuti solidi urbani; Maurizio Bagnasco, Presidente della Scuola Edile, ha illustrato i principi della bio-architettura, partendo dalla progettazione edilizia energeticamente intelligente; Marco Macciò, Presidente dell’Unione Industriali, ha presentato il trend energivoro, sempre crescente, nei settori industriali e nei servizi, prospettando scenari energetici nel medio-lungo periodo.
Successivamente il programma del Convegno ha previsto un inquadramento tecnico-normativo con l’intervento su “La nuova legge regionale e la certificazione energetica” di Carlo Marzani, finalizzato alla compatibilizzazione tra legislazione a tema energetico, linee guida nazionali e regionali, presentando il ruolo dell’Ufficio Energia Regione Liguria.
A seguire la relazione di Maria Fabianelli, dell’Agenzia Regionale per l’Energia Liguria, che ha mostrato il bilancio energetico attuale della nostra Provincia e come questo viene strutturalmente generato.
Giovanni Arnaldi, rappresentante IPS (Insediamenti Produttivi Savonesi), è entrato nel dettaglio descrittivo del PEAP (Piano Energetico Ambientale Provinciale), approfondendo da un lato i concetti di efficienza e certificazione energetica e dall’altro definendo un programma di azioni territorialmente sostenibili, che si possono riassumere nelle seguenti tre tematiche fondamentali: 1) Impiego delle fonti rinnovabili; 2) Promozione dell’efficienza energetica; 3) Diffusione di una corretta cultura energetica.
Vincenzo Garesi, dirigente della Provincia, ha illustrato le finalità dello Sportello provinciale dell’Energia e Giampiero Suetta del Solar Technology Group ha presentato il progetto europeo PURE.
Ferruccio Pittaluga, Professore Ordinario della Facoltà di Ingegneria e coordinatore con la prof. Angela Trucco dell’indirizzo “Gestione dell’Energia”, nell’ambito della Laurea Specialistica di Ingegneria Gestionale, ha esposto il concetto di energia territorialmente distribuita in uno scenario eco-sostenibile. In particolare ha illustrato l’attività dei laboratori e dei progetti pilota attivi nel nostro Campus, con specifico riferimento all’impianto di gassificazione di biomasse.
La simbiosi tra energia da biomasse forestali, eolico e solare rappresenta la più probabile linea di sostenibilità energetica provinciale, come è emerso dalla sessione pomeridiana che ha previsto gli interventi di Enrico Richeri (Impianti eolici di media potenza), Paolo Gnocchi (Energia da biomasse), Mattia Rossi (Filiera del legno) e Massimo Ippolito (Impianti eolici di alta quota).
La seguente tavola rotonda e relativo dibattito sono stati incentrati sull’interessante concetto di “Risparmio Energetico” a cui ha fatto seguito l’intervento conclusivo di Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati.
Il Campus, con questo evento, ha acquisito una corretta visibilità in ambito provinciale ed ha assunto il ruolo di aggregatore di competenze multi-disciplinari finalizzate allo sviluppo sostenibile del nostro territorio.
Nella fotografia, il professor Ferruccio Pittaluga durante uno dei suoi interventi.
Pier Giuseppe Giribone e gli studenti del corso di “Gestione delle Macchine e dei Sistemi Energetici 2”

Vacanze-studio: istruzioni per l’uso.

L’esperienza di una vacanza studio potrebbe rivelarsi alquanto traumatica se la si affronta nel modo sbagliato. Ci sono accorgimenti e malizie che si acquisiscono dopo anni di esperienza e che ho deciso di rivelare in queste righe che seguiranno. Per chi non dovesse riuscire a leggere tra le righe sarà una semplice raccolta di episodi surreali avvenuti al sottoscritto durante le vacanze in Inghilterra, che spero serviranno a farvi dimenticare per qualche minuto le preoccupazioni quotidiane. Regola numero uno, mai sottostare alla volontà dei genitori che ci vorrebbero in partenza da soli, per far sì che durante la permanenza all’estero si parli solo straniero e non italiano “sennò ti mandiamo a passare l’estate a Cornigliano”; sebbene sia uno dei compromessi per farci pagare la vacanza, niente potrebbe essere più sbagliato. Anzi, di peggio c’è solo partire in due (si rischia di diventare gli zimbelli della combriccola) specie se si tratta di due esemplari di sesso maschile, che saranno per sempre additati come gli “ambigui” che stanno sempre insieme. Chi è stato in vacanza studio sa di cosa sto parlando e se non ho risvegliato ricordi traumatici sapranno certamente del passaggio numero due, per il quale, non lo nascondo, è necessaria una massiccia dose di “culo”. Si tratta del delicatissimo momento in cui ti appioppano la famiglia presso la quale vivrai nelle settimane a venire, tramite una straziante selezione modello militare. Qui devo ammettere la mia propensione per la sorte avversa, che mi ha sempre riservato famiglie a dir poco disastrate. Il trasferimento in macchina verso l’abitazione è sempre indicativo: nel mio caso si passava attraverso i quartieri residenziali, si attraversava la periferia, poi il ghetto, infine si arrivavo a destinazione. Facile spiegarsi il grande successo dei college, dove il pericolo più grave resta una sparatoria improvvisa o il cibo radioattivo, tutte cose dalle quali impari ben presto a difenderti dopo pochi giorni di “host-family”. Ricordo di un tizio, a Cambridge, un energumeno di due metri per oltre cento chili di peso presso cui risiedevo, ultras della squadra di calcio del Liverpool, talmente fissato che aveva la foto del matrimonio appesa tra una sciarpa ed una bandiera, ebbene, si era sposato allo stadio! Senza contare che durante le partite in tivù, in famiglia c’era lo stato d’allerta e, mostratomi interessato, mi voleva al suo fianco finché il Liverpool perse e fui costretto ad abbandonare la casa (mi sembra di parlare del Grande Fratello, solo che invece di Giorni c’era sto bestione che sbraitava). Ma l’aspetto sociale più importante durante una vacanza studio sono i viaggi in pullman verso le mète turistiche, in particolare i gruppetti che si formano e che vi accompagneranno per tutto il tempo. La musica nelle orecchie è da evitare, almeno i primi giorni, perché sarete isolati e nessuno vi cagherà. Da evitare sarebbero anche i discorsi filosofici o saccenti, perché sarete tacciati da “cocco di mamma” o “signor perfettino”. Io non sono mai riuscito ad azzeccare la mossa pullman, sbagliavo i tempi, insomma…prima che me ne rendessi conto le ragazze avevano già un braccio attorno al collo (a volte anche peggio…o meglio, a seconda dei punti di vista) ed io mi ritrovavo al fianco di un conoscitore esperto dell’arte della Cornovaglia ed un altro con gli auricolari che mi stava sbavando sulla camicia.
Se tornando a casa trovare una pantegana nella vasca da bagno o un uccello che vi spiuma sulla testa (…mi è successo anche questo), non disperate, vi potrebbe succedere anche di peggio. C’è infatti un’altra ardua prova che la vacanza studio vi mette innanzi: il noleggio delle biciclette per gli spostamenti cittadini. Alla “modica” cifra da strozzini che i biciclettari vi faranno pagare, potrete noleggiare una pratica bici con la promessa che alla riconsegna vi verrà restituito parte dell’importo. Non se ve la rubano. Credetemi, ho provato in tutti i modi a spiegare che ero in bolletta dopo quattro giorni di villeggiatura, ma non c’è stato verso; legatevi le biciclette alla caviglia se non vorrete correre la maratona ogni mattina e pranzare a pane e acqua, visto che il sacchetto coi viveri che passa la famiglia ospitante sembra la spazzatura quando ti dimentichi di gettarla per due settimane.
Solo i più bravi di voi riusciranno ad evitare di perdersi o l’arresto, che in questo caso vi aiuterà coi souvenir perché tornerete con un bel tatuaggio o, nel peggiore dei casi, con nuove esperienze da raccontare per l’invidia di Platinette.
Nonostante tutto questo c’è ancora qualcuno che durante il rientro in patria versa qualche lacrima. Diffidate da questi personaggi melliflui e soprattutto non cadete nel tranello di rivedere i vostri compagni d’avventura: se la biondina con il viso carino non ve l’ha data a Puttemburgo non penserete davvero che si concederà sotto casa sua, col padre dalla finestra pronto a sparare! Per fortuna che avevo imparato a fuggire nel Bronx, ma non so se tutti sarebbero così fortunati!
Insomma, se proprio volete delle vacanze avventurose, andate nella Savana africana, andate a fare surf cavalcando lo tzunami, passatevi un mesetto a casa della suocera…ma per favore, non fate gli sprovveduti in vacanza studio.


Alessio Lercari

martedì 22 maggio 2007

Italia da scoprire: Perugia

-pubblicato maggio-

Italia da scoprire: Perugia
Si dice come l’Umbria sia il “cuore verde dell’Italia” e in effetti per raggiungere in treno la città di Perugia si attraversano colline e si intravede il lago Trasimeno, immerso nella natura. Si arriva poi alla stazione che rimane in basso, ai piedi della collina, occorre poi prendere un bus che tra mille curve porta fino alla parte antica della città, sulla sommità della collina. Da lassù il panorama è splendido, un tappeto ondulato verde che si perde in lontananza, punteggiato qua e là da paesi e chiese arroccate. È piacevole camminare per le strade del centro storico, è tutta una zona pedonale, le macchine e l’architettura moderna non sono arrivate tra queste costruzioni antiche in pietra, i bei palazzi storici, come il Palazzo dei Priori, la Fontana Maggiore ed la Cattedrale di San Lorenzo non sono stati intaccati dal secolo presente, e sembra di essere tornati indietro al tempo del rinascimento. Si può proporre un giro nella Galleria Nazionale dell'Umbria che si trova all’interno di uno dei più bei palazzi sulla via principale, in essa trova spazio un’importante collezione, la più completa della regione Umbria, che espone in sequenza cronologica e articolata per scuole la produzione di artisti operanti sul territorio dal XIII al XIX secolo. Il percorso inizia con la scultura duecentesca, testimoniata tra l'altro dalle cinque sculture di Arnolfo di Cambio, eseguite tra il 1278 e il 1281 per una scomparsa fontana pubblica. La pittura umbra prima dell'avvento di Giotto ha come protagonista il Maestro di S. Francesco (Croce, 1272); di grande rilievo anche il "dossale" di Vigoroso da Siena (1291).Tra le opere del '300, "Madonna col Bambino" di Duccio di Buoninsegna e il "polittico di Montelabate, firmato da Meo da Siena verso il 1317. Tra le grandi espressioni del rinascimento fiorentino, "il polittico di S. Domenico" del Beato Angelico e "il polittico di S. Antonio" di Piero della Francesca. Tra gli altri autori, assumono particolare rilievo nel percorso espositivo le opere del Perugino, tra le quali la "tavoletta" (1473) facente parte della cosiddetta nicchia di S. Bernardino e il "polittico di S. Agostino", capolavoro della maturità. Allievo del Perugino, il Pinturicchio è presente tra l'altro con l'imponente "pala di S. Maria dei Fossi" (1495-96).La pittura del '500 è documentata da autori locali come Domenico e Orazio Alfani, da Raffaellino del Colle e dal fiorentino Giovanbattista Naldini. Il Seicento vede come protagonisti Ventura Salimbeni (La Vergine col Bambino e S. Giovannino), Orazio Gentileschi (S. Cecilia che suona la spineta) e altri; per il Settecento sono esposte opere di Sebastiano Conca e Pierre Subleyras.
Dopo questo affascinante percorso nell’arte dei secoli scorsi passeggiando per le strade si possono incontrare moltissimi giovani, infatti Perugia ha una particolare vocazione universitaria, che fin dal XII secolo ha accolto studenti forestieri provenienti da tutta Europa. È presente una Università per Stranieri che mira a diffondere la lingua e la cultura italiana, sono poi presenti moltissime facoltà, (solo la facoltà di Ingegneria è un po’ decentrata, in mezzo alle colline) senza dimenticare il Conservatorio di Musica e l’Accademia di Belle Arti, che è una delle più antiche italiane. Da vedere è anche la città sotterranea, cui si può accedere liberamente tramite un sistema di scale mobili. Ci si lascia facilmente tentare dolcemente dal cioccolato esposto nelle vetrine delle pasticcerie del centro, che ha il suo massimo nella manifestazione “Eurochocolate”, cioè una rassegna internazionale dedicata al cioccolato, che trasforma la città in un’animata cioccolateria all’aperto, nel mese di ottobre. Si ricorda ancora l’appuntamento con “UmbriaJazz Festival” , una della principali manifestazioni d’Europa che per 10 giorni a Luglio propone un fitto calendario di concerti, oltre a sagre, feste e corse podistiche che riempiono tutti i mesi dell’anno. Una città che offre tante cose da fare e vedere!
Federica T.

In Punta di penna

-pubblicato maggio-

E’ stupefacente scoprire come, nel mondo di oggi,
inflazionato e sommerso dalla comunicazione tecnologica
e mediatica, emerga con prepotenza il bisogno della
scrittura.
Forse l’uomo moderno, in contatto sempre più veloce con
tutti, omologato con le realtà e le culture mondiali, soffre
di un eccesso di dilatazione dei confini, di un’universalità
che moltiplica le conoscenze e le informazioni, ma
polverizza l’io, conducendolo ad una solitudine abissale.
Scrivere è allora il mezzo per rivendicare il diritto ad
esistere come individuo, oltre il flusso vertiginoso e
caotico delle informazioni, per ridefinire gli spazi interiori,
per recuperare i tempi fermi e lunghi della coscienza, per
ascoltare, in un silenzio riconquistato, i battiti del proprio
cuore, per sperimentare nuovi percorsi intellettuali e
fantastici, in cui riconoscersi come protagonisti di una
scena che appartiene solo a noi stessi, divenendo creatori
di qualcosa che opponga resistenza alla consunzione e
all’oblio.
Raccontarsi e raccontare, attraverso la parola scritta è,
allora, volontà di testimoniare e di comunicare in
profondità, attingendo al nostro vissuto, al bagaglio di
memorie, di esperienze, di cultura, ricreandoli sulla pagina
come proiezione durativa del nostro mondo segreto.
E’ rivendicare, in una società spersonalizzata e
spersonalizzante, un nuovo diritto di cittadinanza alla
persona.
Il gesto di scrivere è già di per se stesso rivelativo di
un’esigenza di dirsi, di fermarsi nel tempo, mezzo per
esprimere la consapevolezza di sé e del mondo.
Intraprendere il lavoro della scrittura equivale ad
intraprendere un viaggio dentro di sé, rielaborare, dandogli
una direzione di senso, i nostri cammini cognitivi, emotivi,
fantastici, su cui possiamo tornare indefinitamente, in un
continuo processo di analisi e di autoanalisi che
arricchisce la crescita e l’evoluzione personale.
Questo spiega il successo dei tanti corsi di scrittura
creativa (che fioriscono dovunque), in cui, ovviamente, se
non si insegna (né la si potrebbe insegnare!) la creatività,
le sollecitazioni allo scrivere, con interventi mirati e
strumenti adeguati, hanno la funzione di incanalare e di
stimolare quella necessità di aprirsi agli altri e di riflettere
su stessi che solo la scrittura riesce a soddisfare.
I risultati che si ottengono sono spesso superiori alle
attese, a volte addirittura sorprendenti.
E’ il caso di questa breve ma significativa antologia “In
punta di penna”in cui, i giovani e i meno giovani che si
sono cimentati con la scrittura, hanno dimostrato che il
piacere di scrivere per raccontarsi, può trasformarsi
davvero anche in creazione, narrativa, lirica e fantastica,
andando ben oltre il semplice sfogo autobiografico e
terapeutico.
Basta leggere i testi qui presenti per rendersi conto dello
scatto immaginativo operato sulla realtà dal processo della
scrittura che, coagulando nella parola il vissuto di
ciascuno degli autori, ha consentito di trasferirlo in quello
che Popper chiama il mondo 3, il mondo della creatività
letteraria.
Privi della presunzione di essere e di proporsi come
grandi scrittori, i nostri autori dimostrano tuttavia di
possedere una ben definita fisionomia scriptile, facendo
emergere, nella pronuncia scritta, il proprio io, come
risultante delle varie esperienze della vita, intessute di
ricordi, di dolori, di gioie, di segrete e talora inconfessate
pulsioni e, anche, di variegate ascendenze culturali,
originalmente ricreate nel loro universo espressivo.
Senza voler entrare nel merito di ciascuno scritto,
lasciamo al lettore il piacere di scoprire come tutti, se lo
vogliono, possono diventare scrittori, lungo un tragitto
virtualmente infinito che corrisponde alla crescita del sé
nel tempo e nello spazio.
Questo volume, che nasce come bilancio del Corso di
Scrittura creativa tenuto dal prof. Rossi, con il patrocinio
dell’Assessorato alla cultura di Sestri Levante, è
documento e memoria dell’esistere stesso, testimoniando
la perenne vitalità di quel “ superfluo della vita”, fatto di
immaginazione, sentimento, sogno, creatività, che
costituisce l’essenza vera dell’uomo: forse la sola ancora
di salvezza, nella franante deriva dei valori dell’età
contemporanea.
Graziella Corsinovi
Docente di Scrittura creativa -Scienze della
Comunicazione -Facoltà di Genova