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Simone Trimarchi

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martedì 22 maggio 2007

“Che Master Che Fa”

-pubblicato maggio-

“Fabio Fazio al Campus di Savona per inaugurare il Master in Programmazione e Produzione radiofonica e televisiva, e per tenere una delle prime lezioni”. Era proprio questa la notizia che girava da un po’ tra gli studenti e che, poco prima del 26 marzo, è stata confermata dagli organizzatori del Master.
Ebbene sì, tutto vero, il celebre conduttore di Rai 3 ha inaugurato Lunedì 26 marzo il Master di 1° livello organizzato dall’Università con la collaborazione della Spes e il finanziamento della Provincia, tenendo una lezione dal titolo “Fazio e la televisione”, nella palazzina Branca del nostro Campus.
Non molti gli studenti ad attenderlo, anche per la poca pubblicità che è stata fatta del suo arrivo, e quei pochi, appostati all’entrata della palazzina, speranzosi di riuscire ad ottenere il permesso per poter assistere alla sua lezione, si sono dovuti accontentare solamente di un saluto.
A pochi giorni dalla consegna del premio “E’ giornalismo”, per lo stile e l’educazione tipiche delle sue interviste, e alla vigilia della vittoria dell’Oscar della Tv, per il suo “Che tempo che fa”, come trasmissione dell’anno; il popolare conduttore di Rai3 è venuto a vedere “che tempo faceva a Savona”, e per la prima volta, nella sua città, è stato lui a salire in cattedra.
Tante sarebbero state le domande che molti di noi avrebbero voluto fargli, soprattutto in questo periodo in cui il suo programma è diventato uno dei più importanti nel panorama televisivo italiano.
Elogiato per la sua grande capacità di portare in tv persone di grandissimo livello che non si vedono mai sui teleschermi, riuscendo a farne emergere soprattutto la loro umanità; ma anche criticato da chi lo considera troppo buonista e servizievole nei confronti dei suoi ospiti ai quali, dicono, non ponga mai domande “scomode”; Fabio Fazio resta oggi, soprattutto in questo periodo televisivo, in questa televisione sempre più volgare, uno dei migliori conduttori, e a chi gli pone delle critiche risponde rivendicando fermamente il “piacere della conversazione” e la volontà di non cercare lo scontro con chi ha di fronte, ma bensì il dialogo. Anche per questo il suo programma, sempre più spesso, viene definito una sorta di “isola educata”, una “boccata d’aria fresca” all’interno della televisione italiana, sempre più ricca di scontri, litigi e dibattiti non sempre civili. Un programma nato non troppo facilmente, che in origine ha dovuto lottare con gli indici di ascolto, ma che oggi, a distanza di circa quattro anni dal suo debutto, ha saputo assicurarsi un posto d’eccellenza. Chiaro ed ottimo esempio di infotainment, ovvero di quella “fusione”, a volte anche positiva, che può avvenire tra informazione ed intrattenimento. Già, proprio l’intrattenimento, e in questo caso, non si può non prendere in considerazione l’ormai celeberrimo intervento domenicale di Luciana Littizzetto, in grado addirittura di raddoppiare i dati d’ascolto, e di tenere incollati al teleschermo circa otto milioni di telespettatori. Il “duetto” tra Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, molti amano definirlo così, un quarto d’ora di puro divertimento in cui la vera protagonista non è solo la celebre comica, ma anche il conduttore, perfetta spalla al monologo della Littizzetto. Sembra davvero che non conosca nulla di quello che lei andrà a dire, (e forse è proprio così!), la sua faccia che si scandalizza davvero alle esclamazioni, a volte un po’ colorite, della comica torinese, è davvero imperdibile. Il classico bravo ragazzo imbarazzato per le affermazioni di una comica impertinente, momento eccezionale, quasi perfetto.
Eh già…il classico bravo ragazzo, perché in realtà a lui non dispiace fare il bravo ragazzo, e diciamo che gli viene anche bene; anche se molti non la pensano così e non sopportano proprio questa sua aria da “primo della classe”. Indipendentemente dalle critiche, però, basta schiacciare gli altri tasti del telecomando e vedere sconosciuti appena usciti da una casa di Cinecittà che litigano in uno studio la domenica pomeriggio, o cosiddetti “opinionisti” che discutono animatamente in un “Arena”, sotto la guida di un Giletti qualsiasi, per capire che, forse, c’è di peggio.

“ComunicAzione al Campus”

-Intervista a Duccio Forzano-
-pubblicato maggio-

“La regia è il vestito del programma. Perché, vedi…la televisione è luce. Quando sono arrivato da Fabio gli ho detto: io la scenografia la voglio grigia, e mi hanno risposto: ma è triste?...lo so che è triste, ma poi la faccio diventare allegra io…perché, ogni ospite avrà la sua connotazione; infatti, i cambi di luce sono un momento di spettacolo che durano un secondo, ma sono una magia che puoi fare solo se progetti quella cosa, non puoi improvvisare. Se venite in studio nel momento in cui ci sono le luci di servizio, la scenografia è tristissima, non c’è niente, in realtà è vestita dalla luce”.
Così, Duccio Forzano, regista di “Che tempo che fa” e uno dei migliori registi televisivi italiani, descrive il suo lavoro, sottolineando soprattutto l’importanza della luce all’interno di un programma, ma anche dell’impatto visivo che questo deve avere sul telespettatore; caratteristica che cerca sempre di non far mancare ai suoi spettacoli.
Il famoso regista, già a Savona da una settimana, in occasione del Master in Programmazione e Produzione Radiofonica e Televisiva ha, infatti, tenuto giovedì 19 aprile, un incontro pubblico nella Palazzina Branca della Spes, inaugurando così, “ComunicAzione al Campus”: una serie di incontri con importanti personaggi del mondo della comunicazione che, nei prossimi giorni, avranno luogo qui a Savona. Noi del giornalino abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e non abbiamo perso l’occasione per farci svelare qualche curiosità e qualche trucco in più riguardo ai suoi programmi e, soprattutto al suo lavoro di regista.
La curiosità era davvero tanta, saremmo rimasti a parlare di televisione e regia per delle ore, ma evidentemente questo non era possibile, così ci siamo accontentate di qualche domanda.
Francesca rompe subito il ghiaccio chiedendo qual’ è il ruolo della regia in un programma fondamentalmente statico, come il talk show di Fabio Fazio e Forzano non se lo fa ripetere due volte, cominciando a farci notare quanto in questo caso sia fondamentale il “tocco del regista” e quanto in certe situazioni, possa essere più importante un piano d’ascolto, piuttosto che una parola. “Nel caso di Fabio Fazio, la difficoltà vera è ascoltare, anticipare, cercare di aiutarlo ad entrare, magari anche ad interrompere a gamba tesa rispetto al suo ospite…sono dettagli che, però, fanno sì che quando vedi l’intervista godi molto di più, è più fluida, funziona di più”. Questo vuol dire che il regista non è solo un esecutore di ciò che scrivono gli autori, non si deve limitare a riprendere quello che accade in studio, ma deve metterci del suo, deve raccontare, soprattutto per le persone che stanno a casa, perché, in realtà, in quel momento è lui che decide cosa deve vedere il pubblico.
Incuriosite dai racconti di Forzano, gli domandiamo se un regista può incontrare delle difficoltà nel momento in cui accetta di occuparsi di un programma; ovvero quanto si sente, e soprattutto, quanto ha la possibilità di cambiarlo, di lasciare la propria firma. Molti sono i problemi che si possono incontrare, e che Forzano ha incontrato, dopo averci raccontato qualche aneddoto, ci dice:“Ho trovato la strada migliore per portare a casa un progetto: sono sceso a compromessi…non è vero che non bisogna scendere a compromessi…certo, ad un certo tipo di compromessi…però bisogna cercare di capire anche chi sta dall’altra parte”. Questo è stato il suo consiglio: nel momento in cui si porta avanti un progetto, è bene non perderne mai di vista l’importanza, non smettere mai di credere in quello che si fa ed aspettare il momento giusto per proporlo e per portarlo avanti.
Tra una chiacchierata e l’altra, è già passato un quarto d’ora, ed è arrivato il momento dei saluti; io e Francesca usciamo dall’aula insieme a Forzano, e ci salutiamo con la promessa di non perdere i contatti e di continuare a sentirci, dopodichè entrambe ci guardiamo e pensiamo che ci sarà sicuramente una cosa che non dimenticheremo mai di questo incontro e che, certamente, non dimenticheranno neanche i tanti studenti presenti alla sua lezione: la passione per il suo lavoro, il suo volto pieno di gioia mentre ci racconta qualche aneddoto particolare o mentre ci spiega qualche dettaglio tecnico, insomma, la sua capacità di coinvolgimento, la sua voglia di raccontare la propria esperienza, il piacere di poterlo fare e di poter trasmettere e insegnare qualcosa. Ci voleva proprio un incontro del genere per non farci perdere le speranze e continuare a credere che un giorno forse, anche noi “potremmo farcela”.