Speranza
Sonia Bosio
A volte ritornano...
Dopo alcuni mesi di inattività dovuta a qualche problema tecnico e qualcun'altro più spinoso di genere burocratico, eccoci tornati ad animare la vita al Campus con i nostri frizzanti articoli!
Attualità, eventi, cronaca, politica e poesia torneranno sotto ai vostri banchi per aiutarvi a passare indenni interminabili ore noiosissime di lezione!
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Simone Trimarchi
Sonia Bosio
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Questo mese abbiamo intervistato Mario Dentone, scrittore di romanzi, testi teatrali e assistente della professoressa G. Corsinovi, titolare della cattedra del corso di scrittura creativa. Incuriositi dalla sua storia e dalla travagliata passione per la letteratura, gli abbiamo chiesto di dare a tutti voi alcuni consigli per chi volesse entrare nel mondo della scrittura o per chi fosse interessato a comprendere come avviene la ricerca e la stesura di un testo.
Sappiamo che ha lavorato per gran parte della sua vita come contabile. Com'è nata in lei la passione per la letteratura e perché non ha proseguito gli studi universitari?
Sì, ho fatto per una vita il ragioniere in una grande azienda, per portare a casa uno stipendio per tenere in piedi la famiglia e crearmi una pensione dignitosa. E' stata dura, avendo ben altre ambizioni di vita. Ma quando fui mandato (allora erano i genitori a decidere) a ragioneria per avere un domani il famoso "pezzo di carta", ero davvero il controsenso dello studio, e in particolare delle materie letterarie. Tant'è vero che, pur se a ragioneria l'Italiano era materia di secondo piano, ogni anno ero rimandato a settembre. Fino all'ultimo anno, quando, grazie all'intuito di un anziano docente, scoprii la mia vera passione: la letteratura, la lingua italiana, la scrittura. Non proseguii gli studi universitari perché allora un ragioniere non poteva iscriversi a materie letterarie, e quando avrei potuto farlo ero ormai sposato e dovevo mantenere una famiglia.
Ad un certo punto della sua vita ha iniziato a dedicarsi esclusivamente alla letteratura e alla scrittura. Com'è stato inserirsi in questo mondo? Si aspettava di ottenere successo o scriveva solo per amor di cultura?
Si scrive per amor di cultura, ma si sogna sempre di avere una copertina in una vetrina di libreria o una corte di lettori, di vedere il proprio nome sui giornali o il proprio volto in televisione, sentire squillare il telefono per richieste di interviste, eccetera. E' ipocrita dire no, io non ci penso, scrivo per me stesso...
Il mondo della letteratura è, come ogni mondo in ogni ambito, fatto di piccole conventicole di potere e di grosse caste, di amici di amici di amici che si sostengono gli uni con gli altri, facendo diga a nuovi ingressi e intromissioni. Io non so fino a che punto ne faccio parte, so soltanto, e lo posso dichiarare, di non aver mai chiesto aiuto se non ai miei scritti, ai miei sacrifici, e chi mi è stato vicino lo può testimoniare.
Quanto ha inciso sulle sue opere l'aver conosciuto la professoressa Corsinovi e l'aver iniziato a seguire le sue lezioni come collaboratore?
Con Graziella Corsinovi esiste un rapporto di aiuto letterario reciproco da circa trent'anni, da quando ci conoscemmo in occasione della premiazione del mio primo romanzo, Equilibrio, nel 1979. Da allora ci siamo sempre consultati, sostenuti, lei ha sempre creduto in me e io ho cercato di fare la mia parte come amico e come sostegno a lei. A lei devo riconoscere di aver visto nella mia prima opera teatrale dedicata a Nicolò Paganini, i presupposti di una naturale tensione alla scrittura drammaturgica, essendo lei esperta in letteratura teatrale, incoraggiandomi a proseguire su questa strada, accanto alla mia prima attività di narratore. Ma avevo già tre romanzi editi alle spalle.
Ci può raccontare brevemente come avviene la preparazione di una sua opera? (la scelta dell'argomento, la documentazione, le prime bozze etc...)
Un romanzo, così come un lavoro teatrale, nasce da sé, come sempre, e quasi sempre casualmente, poi se la cosa è quella giusta attecchisce istintivamente, ogni giorno si fa sempre più presente e pressante, fino a che coinvolge e calamita ogni interesse, e allora mi documento, prendo appunti, per anni, fascicoli interi di appunti, ricerche, e poi, finalmente, la penna scrive, e io la assecondo, poi il computer, revisioni, ripensamenti, e quindi l'editore...la tensione di aver fatto una cosa buona... E diciamo che finora mi è andata bene, sia nei romanzi sia nel teatro.
Ha un'autore di riferimento a cui si ispira nella stesura dei suoi scritti? Intendo sia riguardo alla poetica che riguardo allo stile.
Tutti gli autori sono grandi, tutti gli autori sono punti di riferimento, per uno scrittore, così come per uno scrittore esistono sempre quegli autori e quei libri sui quali non può fare a meno, sistematicamente e periodicamente, mai stanco, mai annoiato, di tornare, e nel mio caso posso nominare Cesare Pavese, Marcel Proust, Luigi Pirandello, e uno dei maggiori scrittori e intellettuali d'oggi, e anche grande vero amico, Claudio Magris... Ma, ripeto, potrei elencare altre decine e decine di autori fondamentali...
Che consigli si sente di dare a dei giovani studenti che hanno voglia di scrivere e di cimentarsi con il mondo della narrativa o del teatro e che, magari, vorrebbero un pò farsi conoscere in giro?
Consigli? Uno in particolare: se veramente ci credono, lo sentono, di non mollare, perché cadute, delusioni, come si dice, nasate, ne capiteranno a centinaia, quotidianamente. Scuotere le spalle, la faccia, e rimettersi a tavolino, e... leggere, leggere, leggere, prima ancora che scrivere... Io ho avuto centinaia, dico centinaia, di rifiuti editoriali per i miei romanzi... Non ho mai mollato, sempre con serenità e cocciutaggine sono ripartito, e anche a quest'età ogni giorno riparto.
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Insegnante di nozioni o di vita?
Pennac scrive un libro sulla scuola si,ma diverso dagli altri. Parla al punto di vista di coloro che vanno male,di coloro che nonostante il passare degli anni sono ancora gli “asini” di turno. Scrive di un dolore di cui non si parla mai: il dolore di quando non si riescono a capire le cose.
L’autore non ne parla per sentito dire, ma come diretto interessato,come “ex-somaro” che ha vissuto gli anni scolastici come un incubo fino all’arrivo di quattro professori che,forse inconsapevolmente, gli hanno cambiato la vita.
Ora è lui a cambiare la vita a tanti bambini e ragazzi,in cui riconosce se stesso anni fa,con domande sottili,ironie,giochi e umanità. La prima cosa che fa è cercare di guarire i suoi alunni dalla paura e poi con nuovi metodi cerca di incuriosirli fino a portarli ad amare anche grammatica e matematica.
Non fa miracoli portando tutti al 10, ma riesce a creare serenità in un ambiente in cui per lui non conta il livello della classe,ma il livello individuale,la persona.
Forse è proprio la sua esperienza personale a permettergli di essere ciò che è oggi,a capire come pensano i bambini,quali sono le loro paure e i loro sogni,guidandoli verso ciò che diventeranno,per poi rimanere sorpreso incontrandoli anni e anni dopo per strada e “accorgendosi ad ogni incontro che una vita è sbocciata,imprevedibile come la forma di una nuvola”.
Fin troppo abituato a sentirsi dire che non avrebbe combinato niente nella vita,fa l’esatto contrario trasmettendo passione e sapere, ed evitando tutte quelle frasi tipiche dei professori come: “Con dei voti del genere cosa puoi sperare?”, “Quante probabilità di essere promosso pensi di avere?” o “Il diploma non lo avrai mai se continui così!”.
Come avvenne il passaggio da somaro a professore e da quasi analfabeta a romanziere non si può capire,ma attraverso episodi della sua vita ognuno può immaginare ciò che preferisce:un caso,uno scherzo del destino o un miracolo. A ciascuno la sua scelta.
Vite che si intrecciano con la sua e che cambiano grazie a poche parole,sguardi o ad una frase. Nessuno lo sa meglio di Pennac che un giorno,seduto nella sua cameretta, osservava dalla finestra due rupi scoscese già famose per abbreviare le sofferenze. Mentre le osservava con un po’ troppo trasporto il padre bussò e infilò dentro la testa: “Ah! Daniel mi sono dimenticato di dirti che il suicidio è un’imprudenza”. Una sola frase. E’ bastata.
Altri episodi della vita di Pennac si susseguono fra le pagine del libro, anche senza una sequenza temporale: gli anni più brutti della sua carriera scolastica seguiti dall’incontro con un professore di francese che,forse colpito dalla fantasia delle sue giustificazioni, scoprì il narratore che era in lui esonerandolo dal compito generale per commissionargli un romanzo e scatenando in lui anche l’amore per la lettura.
L’incontro,ormai da professore, con Nathalie,la bimba delle elementari che trovò singhiozzante fuori dalla scuola e che,fra una lacrima e l’altra, gli confidò il motivo di tanto dolore: “Non riesco a capire la proposizione-subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione”. Pennac riuscì a trattenere le risate e tornati in classe,in meno di cinque minuti il problema era stato risolto e oggi che Nathalie ha 37 anni probabilmente non pensa più alle subordinate a meno che non abbia una figlia di 12 anni che le somiglia molto.
Il ragazzo svogliato che di fronte ad un compito in bianco gli restituì l’orologio,che chissà come gli aveva appena preso, confidandogli di voler diventare un prestigiatore. Oggi è piuttosto famoso.
Pennac ha smesso di insegnare da 12 anni,ma va ancora nella scuole come ospite e dimostra di conoscere i ragazzi nonostante il passare del tempo. Questo libro ne è una chiara dimostrazione.
La lettura è consigliata a tutti,bambini e genitori, ma soprattutto a tanti insegnanti che possano rendersi conto di quanto è importante il loro ruolo nella vita di quelle piccole persone che segneranno per sempre,nel bene e nel male.
Persone che cresceranno diventando medici,astronauti,prestigiatori,scrittori o altri insegnanti e che non dimenticheranno facilmente una persona straordinaria nel loro cammino.
Alice Corsi
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Posso farti la barba?
In un mondo del cinema monopolizzato dai film d'animazione, classiche commedie ed horror assurdi girati con la discutibile tecnica della videocamera, il film di Tim Burton presenta elementi originali, oltre che sicuramente di rottura e di anti conformismo rispetto alla massa selvaggia di pellicole che affolla le nostre sale. Sulla scia di alcuni suoi precedenti capolavori quali “Nightmare Before Christmas” e “La Sposa Cadavere”, egli riprende i toni macabri di una Londra del fine settecento, dipinta come una città in cui il degrado regna sovrano e in cui aleggia un'ombra di corruzione, violenza e povertà. La trama, in fin dei conti, non è nulla di speciale : un barbiere, in ritorno dall'esilio, torna in città per vendicarsi del giudice cattivo di turno che ha osato , in tempi passati, arrestarlo e insidiare con avances la moglie in compagnia della figlioletta appena nata: l'abilità innata nel maneggiare i rasoi gli servirà come arma per uccidere e vendicarsi di ogni ignaro cittadino che andrà a rasarsi nella sua bottega. Come si può intuire il sangue scorre a fiumi : non è però una violenza gratuita di quelle da film splatter di serie B, ma una violenza ironica, a tratti divertente, che trova il suo apice nel tragico finale in cui tutto viene rovesciato, come a simboleggiare che in fin dei conti, con la vendetta, non si può che trovare la propria stessa fine.
Sweeny Todd, per il grande dispiacere delle persone che quella sera erano nella sala del cinema con me, è un musical : vi sono molte scene parlate, è vero, ma un buon 80% del film è cantato in lingua originale , con dei mai fastidiosi sottotitoli in italiano che rendono comprensibile il tutto. Questa è stata davvero una scelta molto azzeccata, dato che il non averlo tradotto ha contribuito a mantenere l'atmosfera originale delle canzoni, parte fondamentale del film. Un cast d'eccezione, con ciliegina sulla torta rappresentata da Johnny Depp, aggiunge interesse ad una pellicola che assume anche il valore di banco di prova per attori già affermati, ma impegnati in un lavoro non consueto e lontano dai classici personaggi interpretati in precedenza.
In conclusione Sweeny Todd è uno dei film più interessanti ed accattivanti usciti da poco sul panorama mondiale, che, grazie ad una trama incalzante, alla leggerezza delle canzoni e alla mai banalità delle scene, piacerà sicuramente ad un pubblico molto vasto, fatta eccezione ovviamente per chi proprio non riesce a sopportare la vista di un musical.
Simone Trimarchi
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JOSE LUIS RODRIGUEZ ZAPATERO
Il 9 Marzo 2008 si sono tenute le elezioni politiche in Spagna, in cui si è rinnovato il parlamento e il mandato presidenziale.
I due candidati principali erano il premier uscente Jose Luis Zapatero (Partito Socialista) e Mariano Rajoy (Partito Popolare).
La campagna elettorale è stata segnata da due cose: l’ingerenza dei vescovi spagnoli, che hanno invitato a non votare Zapatero e, infine, la morte di Isaias Carrasco, (membro del Partito Socialista), ucciso dall’Eta, un’organizzazione terroristica che vuole l’indipendenza della comunità basca.
Alla fine, ad ottenere la maggioranza dei voti è stato il primo ministro uscente Zapatero, con una buona percentuale di voti (il 43,7%).
In questi quattro anni le leggi varate dal governo spagnolo hanno suscitato diverse polemiche, soprattutto quella sui matrimoni gay, che ha diviso la Spagna e, in parte, anche l’Europa tra laici (parzialmente favorevoli al provvedimento) e cattolici (del tutto contrari e quasi scandalizzati).
Zapatero ha indubbiamente rappresentato un modello per il centrosinistra italiano, che è rimasto da subito affascinato dal “coraggio” di questo politico.
In italia, non solo la classe dirigente è rimasta “abbagliata” dal premier spagnolo, ma anche alcuni attori e comici, che l’hanno subito eletto come loro idolo, basti pensare a Sabina Guzzanti, che ha intitolato un suo documentario “Viva Zapatero!” (anche se il leader socialista c’entra solo in parte con questo film) e a Crozza, che, durante una puntata di “Rockpolitik”, ha intitolato una sua canzone “Zapatero, Zapatera”, in cui, oltre a prender per i fondelli i maggiori esponenti della ormai ex “Unione”, elogiava Zapatero per il suo carisma e sperava di trovare anche in Italia un leader come lui.
Questi elogi sono da un lato comprensibili, se si pensa, ad esempio, che nel secondo paese più cattolico d’Europa, il premier socialista è riuscito a non esser “schiavo” di una Chiesa sempre più invadente e bigotta, riuscendo a varare alcune norme sui diritti civili, infischiandosene di quello che diceva il Vescovo di turno, cosa che in Italia non è finora accaduta.
Altre sono le cose buone fatte dal governo spagnolo, tra cui il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq e la riforma sul sistema televisivo, che secondo molti esperti è davvero ottima.
Pur riconoscendo tutto ciò, non si può certamente fare di Zapatero un mito o un modello intoccabile, in quanto ha varato alcune leggi francamente inaccettabili, basti pensare alle politiche repressive che ha attuato nei confronti dell’emigrazione, sparando alle frontiere sugli extracomunitari, oppure, ad una politica estera molto dubbia, in cui da un lato ritira l’esercito dall’Iraq, e dell’altro l’aumenta in Afghanistan, o, ancora, al provvedimento un po’ buffo e forse inutile sulla tutela dei diritti civili delle scimmie (se Zapatero è davvero così sensibile ai maltrattamenti sugli animali, allora perché non abolisce, o, almeno, prende qualche serio provvedimento su uno “sport” crudele e sadico come la Corrida? Qualche interesse economico forse?).
L’altra domanda che sorge spontanea è se in Italia esiste o no un personaggio politico equivalente a Zapatero. La mia personale risposta è indubbiamente negativa, almeno tra i leader delle due maggiori forze “progressiste”. Infatti, non si può certamente considerare Veltroni come il premier spagnolo, in quanto l’ex sindaco di Roma è troppo legato all’ex democrazia cristiana che è parte fondante del Partito Democratico, di cui è il segretario. Nemmeno Bertinotti può essere paragonato a Zapatero, in quanto le opinioni dei due leader sulla politica economica ed estera risultano abbastanza distanti.
La domanda che però è meglio porsi è la seguente: è un bene che in Italia ci sia uno Zapatero? Tutto sommato sì, ma non tanto per le grandi cose che ha fatto (come ho scritto prima, alcune risultano positive, ma altre invece lasciano alquanto perplessi e contrariati), ma piuttosto perché rappresenta uno dei pochi politici che mantengono le loro promesse, fregandosene dei veti di istituzioni che non centrano nulla con lo Stato, come ad esempio la Chiesa. Certo, a fianco del centrosinistra di Zapatero, deve essere rappresentata una sinistra più “radicale”, che oltre a sostenere riforme sui temi etici, proponga delle leggi sociali e d’aiuto ai ceti più deboli, che purtroppo vengono sempre dimenticati da qualsiasi governo, progressista o conservatore che sia.
Yuri Saitta
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La vita pulsa più forte negli istanti in cui il nostro corpo è irradiato dall’emozione. Qualsiasi sia la natura delle emozioni esse ci permettono di sentire la vita. Possiamo provare a catturare tramite
parole, foto od ogni altra forma d’arte questa natura implosiva dell’esistere, questo suo implacabile fascino, ma tutto sarà vano. L’emozione, battito sfolgorante di vita, trae la sua bellezza nello scorrere dell’infinito e nella sua intangibile essenza. Non cercherò quindi di parlarvene, proverò invece a convincervi a non temere la sua incredibile potenza. Le emozioni spaventano... Non possiamo spiegarle, ci colgono impreparati, ci fanno provare cose indefinibilmente immense. Troppo spesso, noi che ci sentiamo cosi piccoli a confronto di quel tutto, scambiamo questo dono come una minaccia perdendo inevitabilmente occasioni di vivere la vita in tutta a sua magia. Non posso dirvi il perchè: le emozioni non si spiegano, si sentono. Fidatevi! Provate a immergervi senza paura d’essere feriti nel turbine sfavillante delle emozioni, lasciatevi sedurre dai loro incanti, vivetele con la gioia d’esistere...
Perchè....
Il giorno in cui ti fermerai, in cui occorrerà assolutamente rendersi conto di ciò che si sta facendo, di ciò che si è. Nel momento in cui le emozioni saranno impalpabili e nello stesso modo perfettamente percettibili. Nell’attimo in cui osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Ti guarderai non osservando l’involucro della tua anima e il tuo occhio si poserà più a fondo. L’impercettibile movimento delle molecole del tuo viso ti rimanderà al tuo essere. Come il più attento ricercatore dovrai valutare il soggetto più importante: quello che hai creato, quello che respiri in questi secondi, quello che sarà le fondamenta per la crescita...tu. Quel giorno potrai dire d’essere vissuto veramente, d’aver dato, d’aver amato... Potrai dire a te stesso: c’ero, con anima e cuore, in ogni istante ed ora ogni momento esiste in tutta la sua immensità in questo piccolo incredibile corpo!
Vi voglio donare qualche piccolo ritaglio
delle immense emozioni dell’essere
umano...spero possano emozionarvi.
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Anonimo
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Etichette: Laura Liù Mariuz
Vorrei ...ma sono....
Vorrei piangere lacrime di ghiaccio
quelle di sangue sciupano il mio volto!
Vorrei una pietra al posto del cuore
per somigliare alla persona che amo!
Vorrei giudicare illusioni tutti i miei sogni
e avere il coraggio d’abbandonarli a morte!
Vorrei strizzare il tuo cuore tra le mie mani
per scoprire se davvero è pregno d’amore!
Vorrei...ma sono...
Ma sono ferita in pieno cuore
e il sangue non può non scorrere!
Ma sono diversa, ho occhi profondi,
non cristalli come l’azzurro di marmo!
Ma sono testarda, determinata verso tutto
incapace d’abbandonare ciò che posso far
vivere!
Ma sono troppo dolce per ferire,
impossibile mi è conoscere la tua verità!
Ti amo...ma tu?
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Rivoglio sondare l’immenso colore:
credere ancora nelle magie semplici.
Piango! per espellere il veleno che
il mondo a morte m’ha somministrato.
Grido! per cacciare l’orgoglio insulso
creato dalla maschera stupida che mi cela.
Danzo! sotto il furore impetuoso,
voglio il suo fuoco per bruciarmi.
Impugno la vita con ambo le mani:
è mia! Voglio infonderla nel mio sangue.
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Anonimo
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Genocidio degli sudenti?
Dopo una lunga ed estenuante mattina di lezioni, o ancora peggio di esami, la pausa pranzo arriva come una liberazione, una manna dal cielo che si inserisce nella giornata universitaria tipo : è un momento per molti sacro, di divertimento, chiacchiere e socializzazione. Ognuno poi la vive come preferisce : o con un panino al sole o andando nel centro della città a pranzare in modo più “signorile” o infine usufruendo della mensa del campus. Chi sceglie quest'ultima alternativa ha il vantaggio della comodità : poter mangiare in modo tranquillo e in un luogo vicino ai posti in cui si svolgono le lezioni, non è mica una cosa da poco!
Tralasciando però l'ormai classico dibattito sulla qualità del cibo ( che è a mio parere molto soggettivo e in cui comunque va tenuto conto del fatto che i cibi, per necessità di nutrire un elevato numero di persone contemporaneamente , devono essere precotti) volevo soffermarmi sulla novità in fatto di bibite che è stata introdotta in mensa di recente. La nostra adorata bottiglietta d'acqua a cui eravamo tanto affezionati dopo mesi e mesi di pranzi, è stata di fatto sostituita da una macchina infernale, un distributore formato gigante di bevande alla spina simile a quelli presenti in molti bar.
Sicuramente, grazie a questa innovazione, i costi sono diminuiti, e vi è stato inoltre un grosso risparmio nel riciclo delle numerose bottiglie d'acqua di vetro consumate in precedenza; è anche vero che le bibite sono gratuite e che la varietà di gusti disponibile è notevole ( ACE, limonata, coca cola etc...), ma vogliamo parlare del gusto, dell'aspetto e degli effetti devastanti che queste “cose” avranno sul nostro fegato? Cari studenti, fate prima a portarvi da casa la bottiglia di rhum avanzata dal fine settimana se volete pasteggiare in mensa in modo sano! La cosa assurda è che fino a questi tristi giorni la nostra mensa poteva avere il vanto di cucinare cose commestibili, e quindi di trovare appoggio e sostegno tra molti studenti. Con questa geniale svolta invece, si sono rovinati da soli la reputazione al campus, propinandoci un liquido dal sapore sgradevole che sedimenta sul fondo del bicchiere la polverina tipica di ogni prodotto in bustina! Proprio come le più comuni medicine effervescenti! Quindi credo che se il numero di studenti stava diventando troppo elevato per la capienza del campus, non potevano semplicemente ridurre il numero di posti disponibili al test d'ingresso, anziché cercare di ucciderci con queste nuove bibite ecologiche?
Ai medici l'ardua sentenza.
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Primo grande incontro al campus Bligny (nell' ambito del corso sull’ “Organizzazione del lavoro”, condotto dal professor Marinoni e tenutosi nel mese di febbraio) con la dottoressa Beatrice Cozzi-Parodi, presidentessa della Camera di Commercio di Imperia e a capo del suo Gruppo Cozzi – Parodi. Gli incontri prefissati dal Dott. Marinoni sono stati inseriti nel corso soprattutto per dare a noi studenti un' idea reale di come sia lavorare in un’azienda o, in questo caso, in un ente pubblico. Durante l' incontro si sono toccati i punti salienti sull’organizzazione di una comunicazione aziendale come, per esempio, la nuova newsletter (voluta proprio dalla Dottoressa Parodi ) della Camera di Commercio “Monitor Riviera” in cui l’ente pubblico ha trovato un punto di contatto con i cittadini per informarli di tutto ciò che accade alla loro provincia in maniera più diretta e fresca. “La provincia deve crescere”, è questo il progetto; la Dottoressa Parodi è in corsa per perseguire questo obiettivo, cercando di portar fuori Imperia dal torpore in cui è caduta negli ultimi anni e cercando nuove iniziative che possano mettere in luce il ponente ligure,come ad esempio il seminario “IM, significa impresa e Imperia” in cui la dottoressa ha illustrato i progetti in atto per le imprese,il cuore vitale del nostro Ponente. Noi studenti abbiamo notato il grande spirito della Dottoressa con cui, sia per “valori affettivi” che per doveri, porta avanti questa sua ambizione:valorizzare l’imperiese,sua terra natale. Infatti è nata a Bordighera e da lì è cresciuta prima lavorando con il padre, l’imprenditore Pier Giorgio Parodi, poi a fianco del marito, l’onorevole Cozzi, scomparso prematuramente nel giugno del 2004, formandosi così da sola e scalando sempre di più la vetta del successo???. Oltre che rappresentare gli esercenti liguri, la Dottoressa è la grande imprenditrice del suo gruppo edile Cozzi –Parodi, che si è occupato della costruzione di strutture turistico-recettive nel piccolo comune di Castellaro,a Sanremo,a Marina degli Aregai e Marina di Santo Stefano e ha attualmente in corso progetti quali il Porto di Ventimiglia.
Una delle domande che sono state poste alla dottoressa è stata: “Ma allora come si può combattere contro il conflitto di interessi che la assalgono,essendo a capo di un ente pubblico e di uno privato?” La pronta risposta è stata: “ Io tenevo tre telefonini una volta: uno per l ‘azienda, uno dell’ente e uno privato” ribadendo così la separazione che fa fra le istituzioni. La Dottoressa poi diventa un esempio di come una donna possa farsi valere “quasi” da sola,nonostante esistano ancora distinzioni sessiste. Lei smentisce il “quasi” ammettendo di essere stata “privilegiata” grazie alla protezione prima del padre e poi del marito. Tuttavia io penso che senza grandi capacità non sarebbe potuta arrivare dov'è ora: a gestire un gruppo così grosso e prendersi le responsabilità di un'istituzione pubblica. Indubbiamente non è stato facile per una ragazza di 38 anni che ha attraversato momenti difficili nella vita privata,ma che si è sempre rialzata portando avanti le sue ambizioni.
Francesca Zoccali
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